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Il fisco in Italia: ennesimo tentativo di riforma o prospettive di reale cambiamento?

Tra le diverse iniziative condotte dal Governo Meloni c’è in cantiere la realizzazione di una riforma in materia fiscale che, in via generale, muti gli equilibri esistenti allo scopo di bilanciare un assetto ormai da molto tempo sperequato.

Si tratta di un obiettivo complesso, poiché, riuscire ad incidere su una materia così delicata che costituisce punto di convergenza per numerose altre materie centrali per la vita di un Paese, significa guardare ad esigenze di giustizia ed equità sociale, così da disporre delle risorse necessarie che consentano ai cittadini, soprattutto ai meno abbienti, la possibilità di continuare a fruire dei servizi pubblici essenziali, ma, contestualmente, combattere livelli di evasione ed elusione molti elevati che, talora, impongono ulteriori sacrifici nei riguardi di coloro che puntualmente adempiono il dovere di contribuzione pubblica verso lo Stato. Ciò avviene, in modo particolare, con l’aumento della pressione fiscale con cui, l’Italia, purtroppo, di distingue per percentuali assai larghe, o con il taglio dei servizi i cui effetti si riflettono sempre a nocumento dei cittadini più svantaggiati.

In questa prospettiva di riordino, emerge pure, il bisogno di osservare i vincoli di finanza pubblica imposti dall’Europa, così da limitare un ulteriore indebitamento e sovraccarico dei conti dello Stato che, invero, continuano a sopportare le conseguenze negative rappresentate dalla presenza di un debito pubblico tra i più alti nell’Eurozona, e non solo.

Sono queste le contingenze, dai caratteri indubbiamente delicati ed eterogenei, nei quali matura la riforma fiscale di cui si discute, della quale, non è possibile affermare a proposito degli effetti di essa, che saranno visibili soltanto quando la novella legislativa sarà definitivamente a regime, unitamente a diversi decreti delegati che, l’esecutivo, dovrà emanare secondo un orizzonte temporale di circa ventiquattro mesi dall’approvazione della legge delega avvenuta in Parlamento.

La caratteristica più rilevante che si scorge, prende forma, essenzialmente, nella ratio finalizzata a modificare strutturalmente l’intero sistema fiscale, attraverso una serie di misure orientate a riscrivere il funzionamento delle principali imposte facenti parte del nostro assetto tributario.

A tal proposito, si pensi ad esempio all’Irpef, per la quale, si passerà dalla presenza delle attuali quattro aliquote, fino ad una riduzione progressiva preordinata ad evidenziare soltanto una aliquota per quelle obbligazioni tributarie che sorgeranno in capo al contribuente in funzione dei redditi percepiti. E’ pur vero che tale modificazione dovrà comunque manifestarsi in aderenza ai principi costituzionali di progressività – art. 53, comma 2, Cost. – di cui proprio l’Irpef esprime in modello di riferimento in ordine all’operatività di detto principio, che, tuttavia, si snoda quale regola generale, e non assoluta, su cui è informato l’intero sistema tributario. Infatti, rileva soprattutto la capacità contributiva, parimenti sancita dall’art. 53 della Costituzione, come condicio sine qua non, per giustificare legittimamente l’insorgere della pretesa tributaria da parte dell’Erario. Che poi ciò avvenga per il tramite del ricorso alla progressività, piuttosto che di altri principi come ad esempio accade in materia di Ires, basata quest’ultima sulla proporzionalità mediante una singola aliquota al 24%, non costituisce elemento di criticità, purché non mutino le fondamenta strutturali su cui è imperniato complessivamente il sistema tributario del nostro Paese.

Va dunque recuperata la coerenza sostanziale con i principi costituzionali, come quello dell’eguaglianza che impone di superare l’attuale assetto di modelli di tassazione discriminatori in relazione alla tipologia dei redditi. Diviene scarsamente tollerabile giustificare che redditi della stessa natura, come quelli di lavoro, siano disciplinati diversamente. Alcuni, i redditi di lavoro autonomo, favoriti con flat tax generose per ampie platee di contribuenti, ed altri redditi soggetti a tassazioni eccessive, come i redditi di lavoro dipendente di livello medio. Non ci si può non interrogare, quindi, a riguardo della valenza che inerisce la tassazione sul reddito complessivo.

Altra imposta decisiva sulla quale si interviene è l’Iva, la cui influenza è agevolmente intuibile, tenuto conto che, colpendo i consumi realizzati, incide in via diretta sulla stragrande maggioranza delle operazioni imponibili avvenute sul territorio dello Stato, determinando la creazione di un gettito per le casse dello Stato sicuramente rilevante in termini di fiscalità generale.

Alla luce delle osservazioni suindicate, si richiede una revisione profonda delle attuali regole tributarie impattanti con le attività economiche con rilevanza comunitaria ed internazionale, al fine di garantire agli operatori economici parità di trattamento rispetto a quelli esteri con cui competono sui mercati internazionali. Pertanto l’occasione va colta per rivedere la normativa dell’Iva, adeguandola alla regolamentazione europea, suggellando il principio della prevalenza automatica delle direttive UE sulle norme nazionali, con il relativo obbligo di adeguamento ai principi richiamati dalla giurisprudenza della Corte di giustizia UE in ordine al concreto rispetto del principio di neutralità dell’imposta.

Ma si interverrà anche in materia di Irap, sui redditi fondiari, e su molti altri aspetti capaci di imprimere una fisionomia differente rispetto all’attuale sistema in vigore. Proprio questo, infatti, esprime la curiosità che spinge a sollecitare il livello di attenzione rispetto ad effetti giuridici ed economici ancora sconosciuti, dei quali però si presuppone che notevoli cambiamenti potrebbero esservi, sebbene sullo sfondo rimane ferma la solita spada di Damocle dell’instabilità politica che, anche nella storia più o meno recente della nostra Repubblica, ha condotto più volte a dover ricominciare da capo.

La riforma fiscale recentemente approvata in Parlamento, dunque, non rappresenta un’innovazione assoluta, tuttavia si contraddistingue per la sua volontà di procedere in modo strutturale ed organico. Se da una parte, risulta complicato poter fare affidamento ai risultati di un intervento legislativo non ancora perfettamente definito, che tuttavia non tarda a manifestare l’indirizzo politico che si intende seguire, dall’altra, è conclamata la direzione di marcia collegata a modalità complessivamente orientate a ridefinire gli assetti fiscali precedentemente esistenti, probabilmente, in misura più estensiva rispetto a tempi più risalenti.

Andando oltre le tradizionali partizioni del sistema tributario (imposte dirette sulle varie tipologie di redditi evitando le discriminazioni finora esistenti, le imposte indirette e sui consumi e quelle patrimoniali), emerge l’esigenza di recuperare sistematicità e coerenza nel coacervo dispersivo dei tributi. Realizzare un unico corpus normativo – codice tributario o raccolta di testi unici – s’impone per ricollegare unitarietà alle disposizioni fiscali, che viceversa si perderebbero in notevoli meandri spesso frammentati. Una materia che per sua natura è soggetta a continui cambiamenti richiede che si intervenga con misure da inserire in contesti normativi stabili, distinguendo le norme di sistema, le quali si presentato per essere durature nel tempo, e quelle suscettibili di adattamento alle mutate condizioni economiche. Ma pur sempre da inserire nel contesto legislativo organico, anche se di valenza transitoria.

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Sono animato dalla straordinaria passione per il diritto, quest'ultimo inteso come occasione inestimabile di ricerca di giustizia e verità. Sono un legale e mi occupo, altresì, in qualità di docente di insegnamento, consapevole dell'importanza fondamentale di formare ed informare le persone con le quali ho costantemente il privilegio di poter interloquire, investendo, su quei valori alti del convivere umano e civile che, talora, la mediocrità di questo tempo sembra non considerare. Amo la scrittura che si traduce nella capacità di comunicazione e, a tal proposito, vanto collaborazioni con alcune tra le più prestigiose riviste giuridiche scientifiche online, come Diritto.it, Altalex e Quotidiano Legale. Sul piano professionale, inoltre, sono un amministratore condominiale, iscritto presso il registro nazionale Confedilizia, nonché mediatore civile e commerciale ed arbitro presso la Camera Arbitrale Internazionale. Mi nutre pure la passione per il sociale, la quale è coincisa con l'impegno personale nel mondo dell'associazionismo e in compagini politiche, sempre e comunque, a sostegno del bene comune come propria stella polare. Credere sempre, fermarsi mai.
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