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Il tempo: la ricchezza per l’umanità
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La guerra è inevitabile?

Immagini di palazzi sventrati, di città sommerse da cumuli di macerie polverose, di corpi senza vita e di volti insanguinati, riempiono gli schermi televisivi e invadono la nostra quotidianità, tratteggiando in modo miserevole, la natura umana e la sua brama famelica di morte e distruzione.

L’animo umano sembra aver bisogno della guerra a ogni costo, l’istinto alla violenza è intrinsecamente insito nel profondo e inghiotte valori etici e principi morali come un enorme buco nero.

Il desiderio di prevaricazione ci tiene in pugno e determina qualunque nostra azione estrinsecando le nostre profondità buie che imprigionano qualunque accenno di coscienza, relegata in un angolo insignificante.

E’ sempre tempo di guerra, l’aggressività è una costante inestirpabile della nostra esistenza.

Ce lo dimostra impietosamente il corso della storia, segnata da conflitti continui, che abbiamo considerato l’unico e solo mezzo per risolvere i nostri problemi.

Il nostro stesso grande poema epico l’Iliade è incentrato sulla celebrazione di una battaglia, quella per la conquista di Troia.

Nei suoi versi la guerra ha un valore positivo e i sanguinosi duelli vengono descritti con dovizia di particolari e osannati come gesta eroiche.

La guerra ci ha sempre ossessionato, soprattutto la voglia spasmodica di vincerla tant’è che nel VI secolo a.C in Cina era già stato scritto quello che si pensa sia il più antico testo di arte militare “L’arte della guerra”.

Questo dimostra che gli uomini, nonostante il dolore arrecato o subito, non hanno mai trovato altro modo per risolvere le proprie controversie, hanno investito tempo e risorse per potenziare i propri armamenti e armare gli eserciti.

Ipocritamente hanno gridato a gran voce i propri ideali di libertà solamente per ammantare l’orrore della guerra di una veste di giustizia e per trovarle una vacua giustificazione in modo da renderla accettabile.

La guerra è necessaria se serve al mantenimento della pace, si afferma con convinzione, rinnovando le parole di Cicerone: “se vogliamo godere la pace bisogna fare la guerra”.

Un convincimento cristallizzato nel Principe di Machiavelli in cui si legge che la pace è fondata sulla guerra e che quindi “il principe non deve avere altro obietto né altro pensiero…fuora dalla guerra…”.

Machiavelli fissa per iscritto un istinto atavico e selvaggio che nessun uomo è mai stato in grado di reprimere e che ha invece alimentato la presunzione che la guerra sia l’unico modo per rapportarsi con i propri simili e per affermare il proprio potere.

Perché in fin dei conti non si tratta che di questo, di questa nostra innata e insaziabile brama di potere che, come una fiamma inestinguibile, ci brucia dentro e ci divora.

Di fronte a questa nostra perversa ossessione, non possiamo che dare ragione a Freud, il quale affermava che gli uomini agiscono spinti da due pulsioni opposte e contraddittorie.

A una prioritaria pulsione di vita se ne intreccia in modo indissolubile un’altra, la pulsione di morte. Thanatos, per dirla con il suo nome greco, è quella pulsione dell’uomo, che lo spinge a uccidere e a distruggere.

Ed è questa la risposta che diede ad Einstein che nel 1932 , anno in cui già si presagiva l’imminente catastrofe provocata dalla Germania di Hitler, gli chiese, in uno fitto scambio di lettere tra i due, se fosse possibile liberare gli uomini dalla fatalità della guerra e se ci fosse un modo di evitare che gli uomini continuassero ad ammazzarsi tra di loro.

Freud non lascia scampo.

Gli uomini troppo spesso si lasciano dominare da questa pulsione negativa, per cui non esiste alcuna speranza di poter sopprimere la loro aggressività. Anche se, al tempo stesso, lascia aperta una possibile soluzione: l’uomo, inserito in un contesto civile, riesce a rafforzare il proprio intelletto a discapito dell’istinto e quindi a relazionare in modo pacifico con i propri simili.

Speranze svanite nelle migliaia di morti innocenti brutalizzate dalle decine di guerre messe in atto da quel lontano 1932.

E oggi la nostra umanità è vergognosamente macchiata di sangue.

Solo una profonda coscienza intellettiva, potrebbe ribaltare la situazione in quanto permetterebbe di capire che le guerre o il sostegno indiscriminato ad esse, non conducono a nessun progresso, ma ci precipitano in un impietoso baratro di barbara ferinità dominato solo da impulsi animaleschi in cui viene annullata ogni forma di umanità.

Forse l’unico modo per tentare di ritrovare la nostra più vera coscienza collettiva sarebbe continuare a porci la stessa domanda che si posero, non troppi anni fa, due brillanti menti come Einstein e Freud:

“Perché la guerra?”

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Laureata in Lettere moderne, per alcuni anni ho insegnato, ma la passione per la scrittura ha prevalso e ho collaborato con diverse riviste locali e pubblicato tre romanzi giallo-storici. Il mistero mi affascina e ho collaborato come saggista per il Blog Sicilia Arcana. Sono anche speaker radiofonica su Radio CRT Catania con un programma di pillole di cultura e di storia. Ha pubblicato tre romanzi gialli: “L’Ombra della Verità”, “L’Impercettibile Sussurro del Silenzio”, “Il Respiro profondo del mare”.
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