La capacità di (non) indignarsi

La capacità di indignarsi è fondamentale nel mantenere salde le radici morali ed etiche di una Comunità. Essa consente la crescita in positivo di tutti gli “aspetti relazionali” sociali ed amministrativi di una societas. In ogni epoca della storia umana, una entità nazionale e/o Statuale quale che sia, amministrativamente e giuridicamente organizzata, ha visto germogliare crescere ed operare al suo interno individualità nocive. Deleteria la presenza di tali nocività quando esse si annidano nei gangli della Pubblica Amministrazione sotto forma di parassiti ed infedeli servitori delle Istituzioni. Avere la presunzione di poter annientare il “male” porterebbe ad assumere una postura donchisciottesca a meno che tale obiettivo non venga informato in un pensiero escatologico positivo.E però la volontà della Comunità di arginare, mitigare, gli effetti deleteri di tali “nocività” è fondamentale per assicurare la tenuta ed il buon funzionamento delle Istituzioni.Per quanto riguarda il nostro Paese sembra che la capacità di indignarsi di fronte alla corruzione, al nepotismo, al clientelismo sfrenati abbia raggiunto i più bassi livelli immaginabili. Nella scelta dei quadri dirigenti si privilegia sempre di più il criterio della prevalenza della (in)fedeltà sul merito. La fedeltà ad una matrice consortile privilegia l’affiliazione rispetto al merito.Ciò diventa molto spesso accettata normalità. Qualcuno adduce ciò ad una origine Sabauda. Un primo esempio lo troviamo nella nomina di un ammiraglio, un tale Carlo Pellion di Persano, nativo di Torino, che non sapeva nuotare a capo della squadra navale italiana che venne sconfitta a Lissa nel 1866 dagli Austriaci. Un altro esempio nella scelta del Maresciallo Pietro Badoglio, piemontese, vicino ai Savoia, quale Capo del Governo, a discapito del piu adatto Enrico Caviglia dopo la caduta del regime fascista nel 1943. Riuscire a raggiungere una posizione ambita anche con metodi francamente illeciti a dispetto del merito non desta la necessaria indignazione. Una numerosa classe dirigente incapace ed inadatta viene tollerata e non contrastata. Gli strumenti di selezione vengono manipolati in maniera “maldestra” con guasti evidenti al buon funzionamento delle istituzioni. Tutto ciò nella incapacità della politica di contemperare le “esigenze” clientelari con i doveri istituzionali. Fortunatamente la buona volontà e l’abnegazione di una parte significativa della collettività è sinora riuscita ad evitare danni esiziali. Recuperare la capacità di indignarsi e coltivare il senso delle Istituzioni nelle nuove generazioni dovrebbe essere obiettivo primario della ricostruzione morale del Paese.