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Nuovo quotidiano d'opinione e cultura
Il tempo: la ricchezza per l’umanità
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Un cammino verso la lanterna della Collegiata di Catania   

Il viaggio  permette percorsi unici del pensiero .  Le città barocche hanno lasciato un segno tangibile di questo viaggio dell’uomo  e noi ne ammiriamo la bellezza  non solo  con gli occhi ma anche con le suggestioni che la  mente   dona. IL viaggio   qui intrapreso,  inizia da molto lontano  e ce ne dà una descrizione Erodoto nelle sue storie dove descrive una torre , con ammirazione e stupore. A Babilonia si erge una torre, al centro del tempio di Zelo Belo :“Misura  uno stadio sia di lunghezza che di larghezza e su questa torre è posta un’  altra torre e su questa un’altra, fino ad otto torri. La strada  che vi sale è costruita all’esterno a spirale, e circonda tutte le torri. Per chi sia circa a metà della salita c’è una stazione e dei sedili per riposarsi, dove si riposano( solo) quelli che salgono. Nell’ultima torre poi c’è un grande tempio, nel quale si trova un grande letto  fornito di belle coperte con accanto un tavolo d’oro. Non c’è  lì alcuna statua di divinità e di notte nessuno degli uomini vi dimora , ad eccezione di una sola donna del paese, quella che il dio abbia scelta fra tutte, a quanto dicono i Caldei che sono i sacerdoti di questo  dio.”  Successivamente si trova altro riferimento  alla torre,  nella Genesi 11, 4 :  “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo…”  I viaggiatori nel rinascimento ,     suggestionati dal racconto di   Erodoto,   poi riportato nella Genesi , rimasero colpiti dal minareto  della moschea di Samarra  con la sua gradinata a spirale e la  identificarono  erroneamente con quella del racconto biblico .

Una prima documentazione  dello  scavo di Babele  ,  si ha con Pietro della Valle agli inizi del XVII sec. ( 1617 – 1623 )  nel suo Diario di Viaggio in Persia  . Pietro della  Valle , si curò anche di fare redigere dei disegni che ne riportarono le evidenze archeologiche.  Un valore particolare assume in epoca barocca il  Turris Babel del gesuita Athanasius Kircher che riprende i disegni fatti realizzare dal Della Valle . Il Gesuita nella sua opera cercò  di armonizzare il racconto biblico con le ricerche  storiche  ,.  geografiche  , antropologiche e filologiche  allora note.   Nel frontespizio  di ” Turris linguis concordibus fabricata “  sermone del professore gesuita del Collegio Romano , padre Alessandro Gottifredi, il cui pseudonimo era Giovanni Francesco Aldobrandini , compare una torre,   incisione  di Michel Natalis , da cui appare la somiglianza con l’architettura del Borromini . In Simbolismo in Sant’Ivo alla Sapienza , Bigardi Valeria  ci lascia una lettura interessante del sermone del gesuita, ridondante di metafore  :” La Torre della Chiesa è anche la casa della sapienza , è un grande faro che guida gli uomini verso il paradiso  , è anche una corona  che si riferisce alla Magna Mater, l’ecclesia , la vera madre di tutte le divine  ”.    Borromini  crea  un linguaggio architettonico similmente  simbolistico  per la lanterna di Sant’Ivo alla Sapienza di Roma,  creando una faro per la cristianità. Altre letture  si discostano  dall’accostamento alla Torre di Babele  ma    questa non è senza fondamento dati  i molteplici riferimenti   come quelli sopra citati soprattutto quello del gesuita  Athanasius Kircher.  Il   simbolismo barocco  lo troviamo  pure    nella lanterna a gradoni circolari  della Chiesa della Collegiata  a Catania , un piccolo gioiello dell’architetto Stefano Ittar .   il Boscarino in “ Sicilia Barocca” , scrive : “ Tutta l’ansia tormentata e dinamica del Borromini si è dissolta in una soluzione freddamente equilibrata e statica, che indica già il tramutarsi del gusto verso nuovi ritmi più pacati e  più freddi “. Ma l’Ittar  rende la lanterna  di sobria eleganza  più vicina al dettato cristiano, restituendo al fedele un più intimo  legame  col Creatore. Solo molto tempo dopo  , nel     1917,   Robert  Koldewey ,archeologo tedesco,   portando  alla luce i  resti di una torre  ,  confermò  che il racconto biblico  si riferiva ad un edificio realmente esistito. La  ziggurat Etemenanki di Babilonia, Bab-ilu o Bab-ilim, “Porta del Dio o degli Dèi”, fu trovata  a circa 90 chilometri a sud di Baghdad, ed era stata edificata intorno al 590 a.C da Nabucodonosor II.  Si chiudeva così il cerchio che dal racconto biblico aveva portato ai capolavori barocchi, attraverso disegni rinascimentali , dimostrandone  il radicamento in una realtà storica la cui memoria era stata dimenticata , sfumando nella leggenda.

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Giornalista pubblicista , documentarista ,esperto d’araldica , storia e arte. Accademico d’onore dell’Accademia Universitaria Internazionale fondata da S.A.I.R Il principe don Hugo José Thomasi Tomassini Paternò Leopardi di Costantinopoli.
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