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Dalla Luce alla Nebbia. La Massoneria tra Ideale e Potere

Un tempo laboratorio etico del mondo moderno, oggi spesso confusa con un sistema opaco di potere: la parabola della Massoneria, dall’Illuminismo ai nostri giorni, è emblematica della crisi della modernità e del tradimento dei suoi stessi ideali.

Studiosa della Massoneria tra Settecento e Ottocento, ho imparato a conoscerla nel suo momento più alto: quando le logge erano spazi di pensiero, di emancipazione e di progresso. Oggi invece, come documentano numerose inchieste – l’ultima pubblicata da L’Espresso l’11 luglio 2025 – il quadro che emerge è profondamente diverso. Il richiamo alla fratellanza ha lasciato spazio a logiche di affiliazione opaca, a reti di influenza e a un inquietante intreccio tra affari, potere e segretezza.

La Massoneria delle origini: un progetto di emancipazione

Nata ufficialmente nel 1717 a Londra, la Massoneria moderna si presenta fin dall’inizio come una comunità morale, razionale e universalista. In un’epoca dominata dal dogma e dall’autorità, i massoni rivendicano il diritto di pensare, di discutere, di credere nella ragione. Le logge diventano luoghi di libertà intellettuale e solidarietà umana, in cui si ritrovano nobili illuministi, borghesi riformatori, artigiani colti, ma anche rivoluzionari. Non è un caso che molti protagonisti delle rivoluzioni americana, francese e risorgimentale – da Franklin a Garibaldi – siano massoni convinti.

Nella loro visione, la società deve essere migliorata attraverso l’educazione, la giustizia, la tolleranza. Il potere non va accumulato, ma distribuito. La verità non è dogma, ma ricerca. È questo l’orizzonte che ha animato logge come quelle napoletane, palermitane, torinesi, dove la Massoneria si fondeva con l’Illuminismo giuridico, con il liberalismo nascente, con il riformismo sociale.

Ma nel Novecento, con l’irruzione della politica di massa, delle ideologie totalitarie e dei grandi conflitti, la Massoneria si trova in difficoltà. Messa al bando dal fascismo, perseguitata dal nazismo, guardata con sospetto da Chiese e governi, l’istituzione massonica si ripiega su se stessa, si chiude, perde trasparenza. E soprattutto, comincia a confondere il valore della discrezione con il culto del segreto.

Il secondo dopoguerra non segna una rinascita autentica. Al contrario, essa è contrassegnata da una crisi d’identità. È proprio nell’Italia repubblicana che il nome della Massoneria viene associato sempre più a logiche di potere parallelo. La loggia Propaganda 2 (P2), con il suo progetto eversivo di “democrazia autoritaria”, ne è l’emblema più noto. Ma non è l’unico. La commistione tra logge, politica, affari e perfino criminalità organizzata ha creato un ecosistema perverso, documentato da decine di indagini, rapporti parlamentari e sentenze.

Un presente di ombre tra soldi, segreti e potere: la questione del patrimonio

Oggi, a giudicare da quanto emerge dalle cronache, la Massoneria è in gran parte degenerata in un sistema autoreferenziale di cooptazione, dove si fa carriera non per merito ma per affiliazione. In alcune regioni del Sud, le procure indagano su logge coperte che si pongono fuori da ogni regola democratica. In certi ambienti, il “fratello” è una figura ambigua: non più compagno di ricerca spirituale, ma garante di interessi, di protezione, di immunità.

L’inchiesta condotta da L’Espresso getta nuova luce su una degenerazione che non è solo morale, ma anche strutturale. Il meccanismo è semplice e pericoloso: tramite una loggia coperta internazionale, i cosiddetti “fratelli” italiani riescono ad aggirare le leggi sulla trasparenza dell’affiliazione e a eludere ogni controllo sui propri trascorsi giudiziari o politici. Nessuna comunicazione agli elenchi pubblici, nessun obbligo di dichiarazione.

Il risultato? Soggetti – si legge – condannati, indagati per truffa, legati alla ’ndrangheta o alla gestione illecita dei rifiuti – alcuni dei quali già presenti nei dossier della Commissione parlamentare antimafia – compaiono nei documenti riservati di Flos Mundi, ma restano formalmente “invisibili”.

Ma non finisce qui. L’inchiesta mette in evidenza anche l’opacità nella gestione del patrimonio immobiliare del GOI, oggi concentrato nelle mani della Fondazione. Tra il 2021 e il 2023, secondo L’Espresso, oltre 27 milioni di euro sono transitati dalla Fondazione, attraverso una rete di conti correnti e sedi sparse in tutta Italia. La struttura, anziché essere strumento di servizio per la collettività massonica, si è trasformata in un apparato blindato, sottratto a ogni reale controllo democratico interno.

L’accusa non è solo quella di accentramento, ma anche di distorsione della vocazione originaria della Massoneria. Il “tesoro”, un tempo destinato a sostenere opere di filantropia, educazione, assistenza, oggi appare come leva di potere interna. Una concentrazione che rafforza le logiche di fedeltà e rende più difficile ogni forma di dissenso.

Ciò che colpisce è la persistente ombra della P2, evocata esplicitamente nell’articolo. Non tanto per una continuità diretta, quanto per la riproduzione di un sistema analogo di doppiezza: affiliazioni segrete, bypass dei regolamenti, controllo occulto dei flussi informativi e patrimoniali. Un sistema che si regge sul silenzio, sulla ritualità, sulla neutralizzazione della critica. Basti pensare alla rimozione di massoni colpevoli – si legge – di aver criticato le commistioni tra massoneria e ambienti mafiosi.

Non si tratta di demonizzare. Ma neppure si può più far finta di nulla. I principi originari – libertà, uguaglianza, fraternità – sembrano ridotti a formule vuote, rituali stanchi, paraventi simbolici. E ciò che resta, in molti casi, è solo la rete: quel groviglio di relazioni informali che, pur senza visibilità, riesce a orientare scelte, carriere, appalti, sentenze.

Cosa resta dell’ideale?

Eppure, è proprio conoscendo la nobiltà delle sue origini che questo tradimento fa più male. La Massoneria era nata per contrastare l’arbitrio del potere, non per confondersi con esso. Era nata per dare voce alla ragione e alla coscienza, non per riprodurre gerarchie e interessi. Era nata per unire, non per escludere.

Chi oggi vi aderisce in buona fede – e non sono pochi – dovrebbe porsi la domanda fondamentale: a cosa serve oggi una loggia massonica? Se la risposta è “al potere”, allora non è più Massoneria. Se è “alla verità”, allora si deve cambiare tutto. Riaprire le logge al pensiero critico, allo studio, al dialogo con il mondo. Rompere l’opacità. Ricordare che non è il segreto a fare il massone, ma la sua etica.

Il tempo della complicità è finito. Se davvero si crede ancora nella Luce, è tempo di farla brillare. Non dietro porte chiuse, ma nella società. Alla luce del sole.

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Cettina Laudani è docente di Storia del pensiero politico presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania. Negli ultimi anni ha partecipato al programma di ricerca nazionale su: “Associazionismo e Democrazia” presso il Dipartimento di Storia della facoltà di lettere dell’Università di Padova e ai Programmi di Ricerca Scientifica di Rilevante interesse Nazionale su "Potere e opinione nel pensiero politico moderno" presso l’università di Firenze e su "Libertà e potere: vicende di una dialettica nel pensiero politico moderno e contemporaneo" all’Un. Di Parma. Gli studi più recenti sono rivolti alla storia del costituzionalismo siciliano e alla storia dell’associazionismo in Sicilia in relazione alla nascita della Massoneria e al ruolo assunto da quest’ultima nella seconda metà del Settecento. In relazione a ciò ha pubblicato 29 saggi e articoli apparsi in riviste e volumi collettanei per i tipi di Giuffrè, Milano 2008, Franco Angeli, Torino 2018 e Laterza, Bari-Roma 2018. Per la casa ed. Bonanno, ha pubblicato tre monografie; L’Appello dei Siciliani alla nazione inglese. Costituzione e costituzionalismo in Sicilia (2011); Dalla Libera Muratoria alle associazioni di Mutuo Soccorso. Democrazia e rappresentanza politica nella Sicilia postunitaria (2012); Illuminismo e Massoneria nel pensiero politico di Tommaso Natale (2018). Il saggio su Donne, Istruzione e lavoro nella Sicilia tra Otto e Novecento, Bonanno 2020, è stato recensito sulla pagina culturale di “Repubblica”. Nel 2022, insieme al gruppo di ricerca di Napoli, ha ottenuto un finanziamento pubblico per un Progetto di Ricerca d’Interesse Nazionale dal titolo: Democrazia e segretezza. Per una genealogia della trasparenza democratica. Dal 2021 è anche socia dell’Accademia degli Zelanti di Acireale. Attualmente lavora ad una ricerca nazionale sull’Eco-Femminismo tra Otto e Novecento ed è in via di pubblicazione una monografia su: Il Diritto di punire. La legislazione penale in Sicilia tra Sette e Ottocento
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