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Il decreto sicurezza si arena al vaglio della Corte di Cassazione: troppe criticità

L’azione fiera e spedita dell’attuale esecutivo subisce un pesante stop. Sì, mentre il governo racconta una narrazione di successi e risultati di discutibile obiettività, la Corte di Cassazione pronunciatasi in merito al cosiddetto “decreto sicurezza”, pone un argine assai rilevante nei confronti della pretesa intestata dall’esecutivo Meloni di non sbagliare un colpo.

In tal senso, tutto sorge in relazione all’emanazione della legge 9 giugno 2025, n. 80, che ha convertito il controverso decreto legge 11 aprile 2025, n. 48, meglio noto come Decreto Sicurezza, è a rischio di incostituzionalità in ordine a varie partizioni di cui la norma si compone.

La Suprema Corte, con la relazione n. 33/2025 sulle novità, ha manifestato una bocciatura piena, sintetizzando e facendo proprie le critiche sollevate da larga e autorevole parte della comunità giuridica, partendo dal mondo accademico  e di quello rappresentato dalla magistratura, fino all’avvocatura. Il prodotto, secondo il parere della Corte, sarà un aumento dei processi e del numero di persone in carcere. Le critiche della Cassazione si posizionano essenzialmente su due fattori ritenuti decisivi: rispettivamente, il metodo di adozione del provvedimento e i suoi contenuti.

Dalla relazione si evidenzia, innanzitutto, la mancanza dei requisiti di necessità e urgenza che, secondo il dettato costituzionale, sono imprescindibili per l’adozione di un decreto legge. Il provvedimento ha infatti fagocitato un disegno di legge che già da molto tempo si trovava incardinato in Parlamento con l’approvazione della Camera. L’utilizzo alla decretazione d’urgenza, motivato con l’esigenza di evitare ulteriori lungaggini una volta giunto al Senato, si scontra con la giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale, la quale ha più volte sottolineato che il ricorso al decreto legge non può fondarsi su una “apodittica enunciazione dell’esistenza delle ragioni di necessità e di urgenza”.

Oltretutto, ad aggravare la questione, il decreto si presenta esasperatamente eterogeneo. Si occupa, infatti, di una pluralità di materie vastissime e disparate che sono tra loro sconnesse e disarticolate: si pensi, ad esempio, a materie come terrorismo, mafia, beni confiscati, sicurezza urbana, tutela delle forze dell’ordine, vittime dell’usura, ordinamento penitenziario, strutture per migranti e coltivazione della canapa. Tutto ciò viene quindi percepito come un ulteriore vizio di legittimità costituzionale che insiste sui decreti legge.

La relazione suddetta, dunque, individua aspetti controversi anche nei contenuti di alcune norme: cioè con riferimento alle cosiddette aggravanti di luogo, le quali sono introdotte per i reati compiuti “dentro e fuori le stazioni ferroviarie e della metro”.

La Cassazione sottolinea, inoltre, come non sia chiaro per tutte le condotte punibili il nesso con il principio di offensività, a tenore del quale un reato deve ledere o mettere in pericolo un bene giuridico protetto. Peraltro, il riferimento alle “immediate adiacenze” delle stazioni può determinare inesattezze sul piano interpretativo e potenziali disparità di trattamento, come già evidenziato dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Altri elementi critici sono le aggravanti di luogo e di contesto per il dissenso: perplessità sorgono rispetto alle aggravanti che rischiano di colpire l’area della manifestazione del dissenso, come quelle applicabili ad esempio nell’ambito dei cortei. Questo potrebbe portare a una criminalizzazione eccessiva di azioni connesse all’attività di protesta e alla libera espressione.

Non si fermano qui i rilievi critici. Preoccupazioni di analoga natura riguardano le disposizioni sui penitenziari e i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (cd. Cpr), in cui si tende a criminalizzare la disobbedienza e la resistenza passiva, aggravando ulteriormente situazioni già difficili.

Il contenuto della relazione elaborata dalla Suprema Corte, riporta le preoccupazioni sul cosiddetto diritto penale d’autore applicato alle ipotesi di carcere per le detenute madri. Questo concezione rischia di punire le persone non per la condotta illecita specifica, bensì per il loro status sociale o l’appartenenza a determinate categorie, violando i principi di uguaglianza e non discriminazione;

Sulla detenzione di materiale propedeutico al terrorismo, la norma rischia di anticipare eccessivamente la soglia di punibilità, criminalizzando condotte preparatorie che potrebbero essere ancora lontane dalla realizzazione di un reato in concreto.

In virtù dei numerosi motivi sollevati dalla Cassazione, si chiede quindi un ripensamento importante su aspetti strutturali che coinvolgo una norma contraddittoria per molti versi, che, peraltro, circoscrive la punibilità in capo agli agenti segreti e alla direzione di organizzazioni terroristiche, consentendo a questi esponenti dell’apparato statale di concepire gruppi eversivi da zero per finalità di ordine preventivo, sollevando però decise perplessità circa l’assenza di controlli democratici e sul rischio di devianze.

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Sono animato dalla straordinaria passione per il diritto, quest'ultimo inteso come occasione inestimabile di ricerca di giustizia e verità. Sono un legale e mi occupo, altresì, in qualità di docente di insegnamento, consapevole dell'importanza fondamentale di formare ed informare le persone con le quali ho costantemente il privilegio di poter interloquire, investendo, su quei valori alti del convivere umano e civile che, talora, la mediocrità di questo tempo sembra non considerare. Amo la scrittura che si traduce nella capacità di comunicazione e, a tal proposito, vanto collaborazioni con alcune tra le più prestigiose riviste giuridiche scientifiche online, come Diritto.it, Altalex e Quotidiano Legale. Sul piano professionale, inoltre, sono un amministratore condominiale, iscritto presso il registro nazionale Confedilizia, nonché mediatore civile e commerciale ed arbitro presso la Camera Arbitrale Internazionale. Mi nutre pure la passione per il sociale, la quale è coincisa con l'impegno personale nel mondo dell'associazionismo e in compagini politiche, sempre e comunque, a sostegno del bene comune come propria stella polare. Credere sempre, fermarsi mai.
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