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Questa è la storia del sacrificio di Mohammed, di un bambino morto palestinese a Gaza

Mohammed Yassine era solo un bambino di appena quattro anni. Quale può essere la condanna inappellabile che piombata sulla sua testa ne ha imposto la morte? Quale mai delitto può aver compiuto un fanciullo di soli quattro anni? Era un palestinese, questo per i suoi carnefici è bastato per emettere il verdetto di condanna a morte. Non importa se è un bambino, non importa se è un altro di serie sterminata di vittime innocenti. E’ un palestinese di Gaza e va eliminato, sotto le bombe o per la fame, poco importa, ma va tolto di mezzo.

Così, oggi, ancora una volta, una terribile volta di tante altre, muore di fame nella Striscia di Gaza un bambino, vittima innocente di uno scontro senza senso che si alimenta di sangue versato in mezzo alle macerie di una infinita distruzione.

A Gaza da mesi la popolazione civile sopravvive in condizioni disperate a causa del blocco totale degli aiuti imposto da Israele dallo scorso mese di marzo. Il bambino, orfano di padre ucciso durante il conflitto, è deceduto per malnutrizione acuta e carenze vitaminiche, secondo fonti mediche locali e internazionali.

Il decesso di Mohammed si somma vergognosamente a quello di decine di altri piccoli. Stando a quanto riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, almeno cinquantasette bambini hanno perso la vita a causa di complicazioni legate alla malnutrizione nelle ultime settimane, ma il dato numerico (come se tutto possa risolversi in un numero) potrebbe essere ben più elevato. L’UNICEF a tal proposito racconta di una situazione realmente al limite: più del novanta per cento dei minori nella Striscia di Gaza è esposto a un rischio diretto di carestia indotta.

Un’altra organizzazione internazionale, il World Food Programme, stima che, oltre settantamila bambini a Gaza siano coinvolti da criticità correlate alla malnutrizione più virulenta. Le strutture ospedaliere non riescono più a garantire il fabbisogno necessario in termini di cure basilari: latitano elettricità, medicinali, carburante; così, dunque, sono tante le strutture costrette a non poter continuare le attività assistenziali.

Lungo il confine con la Striscia di Gaza, sono numerosi i camion carichi di cibo e di forniture che restano bloccati, con le organizzazioni umanitarie pronte a sollevare la protesta contro l’impossibilità di far entrare gli aiuti, mentre le scorte nei magazzini si deteriorano. In questa direzione, ha dichiarato il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus che, “non è necessaria una dichiarazione formale di carestia per riconoscere che la popolazione sta già morendo di fame e malattia”.

La situazione più dura si rinviene nel nord di Gaza, dove intere famiglie sopravvivono con razioni minime e molti genitori rinunciano al proprio cibo per alimentare i figli. Al coro delle testimonianze raccolte si unisce Save the Children, la quale racconta di bambini con segni evidenti di deperimento, e di genitori costretti a scegliere chi tra i figli sfamare.

Le Nazioni Unite continuano a chiedere l’apertura immediata e senza limitazioni dei varchi per il transito degli aiuti umanitari. Migliaia di tonnellate di beni essenziali si trovano a pochi chilometri dalla popolazione, ma restano al di fuori dalla Striscia di Gaza.

La morte del povero Mohammed non è un’eccezione, ma il segnale di una crisi in rapido peggioramento; in assenza di un intervento immediato, Gaza rischia un collasso umanitario irreversibile. Mohammed è uno dei bambini, dei troppi bambini, che potevano essere salvati e così, invece, non è stato, colpevolmente.

Non può esserci “7 ottobre” che possa giustificare la barbarie che continua a palesarsi a Gaza ad opera di Israele. Alla luce dei fatti, quanto accaduto in quella data su iniziativa di Hamas, costituisce il pretesto che serviva ad Israele per avviare un olocausto di vittime innocenti, perché la storia evidentemente non ha insegnato nulla, a partire da coloro che più di tutti avrebbero dovuto capire come le lancette dell’orologio non possono segnare, ancora, il rintocco dell’ora più buia.

E allora Mohammed ha molti carnefici, responsabili per avergli sottratto l’età più “colorata” fatta di spensieratezza e di gioco. Netanyahu capofila di uno sterminio senza fine che si intesta, orgoglioso, la battaglia per la conquista di una terra pretesa, presidente di uno Stato, quello di Israele, che si rivela assassino realizzando veri e propri crimini contro l’umanità. Perché, causare lo sfollamento forzato di un popolo soffiando sulla paura della fame, evitando che beni essenziali entrino a disposizione della popolazione civile, è null’altro che criminale verso l’essere umano.

Ma, accanto ad Israele, ci sono altri responsabili che per vie mediate consentono la continuazione dello scempio titolari di analoghe colpe: si pensi alla posizione ambigua assunta dagli Stati Uniti d’America a seconda dello spirare del “vento” rappresentato dal più becero interesse materiale, od ancora all’Unione europea, sempre in ritardo ed ampollosa, ligia a prestare copertura politica, mediatica e militare affinché Israele sia in condizioni di schiantare un numero sempre più ridimensionato di supertesti presenti nella Striscia.

Mohammed, quindi, bimbo innocente sacrificato sull’altare degli interessi dei grandi, “manifesto” attuale di un genocidio a cui sembra che nessuno possa trovare salvezza, perde la vita per l’incapacità della Comunità internazionale e dell’evoluto Occidente democratico di fermare la corsa sfrenata di Israele. I capi di Stato e di Governo si interroghino a fondo sui fatti accaduti, e mentre lo fanno, se mai un briciolo di coscienza sia ancora rimasto, si ricordino sullo sfondo il docile volto di un bambino di quattro anni che, oggi, speriamo, viva per sempre in un mondo più giusto che qui non ha trovato.

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Sono animato dalla straordinaria passione per il diritto, quest'ultimo inteso come occasione inestimabile di ricerca di giustizia e verità. Sono un legale e mi occupo, altresì, in qualità di docente di insegnamento, consapevole dell'importanza fondamentale di formare ed informare le persone con le quali ho costantemente il privilegio di poter interloquire, investendo, su quei valori alti del convivere umano e civile che, talora, la mediocrità di questo tempo sembra non considerare. Amo la scrittura che si traduce nella capacità di comunicazione e, a tal proposito, vanto collaborazioni con alcune tra le più prestigiose riviste giuridiche scientifiche online, come Diritto.it, Altalex e Quotidiano Legale. Sul piano professionale, inoltre, sono un amministratore condominiale, iscritto presso il registro nazionale Confedilizia, nonché mediatore civile e commerciale ed arbitro presso la Camera Arbitrale Internazionale. Mi nutre pure la passione per il sociale, la quale è coincisa con l'impegno personale nel mondo dell'associazionismo e in compagini politiche, sempre e comunque, a sostegno del bene comune come propria stella polare. Credere sempre, fermarsi mai.
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