L’ossessione della Destra per l’egemonia gramsciana

Una vera e propria ossessione ha colpito la destra italiana: il concetto di egemonia culturale teorizzato più volte da Gramsci nei suoi Quaderni dal Carcere tormenta gli ingloriosi ministri della Cultura del recente passato come Sangiuliano e del presente come Giuli.
Esiste un “Odi et Amo” da parte di FdI per un esponente del PCd’I primo direttore del quotidiano l’Unità.
Forse sperano di portare Gramsci nella sua originaria formazione idealista gentiliana e quindi accettabile a destra e a FdI che hanno preso a modello gli aspetti meno significanti del pensiero gentiliano.
Eppure, leggendo il contenuto delle interviste che vanno dalla sorella Arianna che confonde il filosofo Giovanni Gentile con il libro fantasy della Storia Infinita, gli esponenti culturali di primo piano di Fdi, hanno dimostrato di non avere letto Gramsci nemmeno sul sussidiario della scuola elementare perché quello che scrivono sul concetto di egemonia non ha fondamento.
Per costoro il concetto di egemonia si basa sulla presa del potere e dell’impostazione dottrinale della cosiddetta cultura che può essere a seconda dei casi di destra o di sinistra.
In sintesi, si parla del nulla!
Non ci vuole molto però a capire cosa intendeva Gramsci per egemonia; basti leggere con attenzione il quaderno 19 avente come oggetto il Risorgimento.
Non è la sede idonea per parlare delle teorie storiografiche di Gramsci sul Risorgimento, a noi interessa dimostrare come in questo caso, Gramsci spiega che la vittoria politica dei moderati alla Cavour contro i seguaci di Mazzini e del partito d’Azione sia stata determinante dell’abilità di Cavour che riuscì a imporre la sua egemonia a Garibaldi e quindi a Mazzini al punto da impedire la nascita di una linea alternativa a quella che prevalse con la nascita del Regno d’Italia.
Tutto qui?
Si, tutto qui!
La famigerata “egemonia gramsciana” è questa!
Il resto, lascia il tempo che trova.