Parla Alessandro Averone “Il mio amore per Pirandello”

Al Teatro Brancati di Catania sarà in scena dal 20 al 25 Maggio “ Il PIACERE DELL’ONESTA’ “di L. Pirandello che vede Alessandro Avarone nella doppia veste di Regista e interprete di Baldovino. Per il Bravo Avarone è un ritorno a Catania, essendo già stato in scena al Teatro Stabile in veste di uno dei protagonisti dell’atto unico di A. Cechov “ Domanda di matrimonio”, compreso nello spettacolo, formato da tre atti unici, “ crisi di nervi” per la Regia di Peter Stein. Ed è anche un ritorno a Pirandello, avendo già diretto e Interpretato “Ma non è una cosa seria”. Il protagonista de “IL Piacere dell’onestà” è Angelo Baldovino, un uomo mal visto dalla società a causa di un passato ricco d’imbrogli. Grazie all’amico Maurizio Setti (Mauro Santopietro), accetta di sposare per denaro, con un matrimonio di facciata, Agata (Alessia Giangiuliani), la giovane amante incinta del Marchese Fabio Colli (Marco Quaglia) che non può sposarla perchè già ammogliato. Questo matrimonio di apparenza serve ad Agata a salvaguardare la sua rispettabilità, facendola restare l’amante del Marchese ma evitando un pubblico scandalo. Le cose però non andranno come previsto. Baldovino(Avarone) deciderà di riscattarsi agli occhi della società ricostruendo una severissima onestà. Pirandello come in “Pensaci Giacomino” e in “Ma non è una cosa seria” , attraverso l’espediente del falso matrimonio, costringe i vari personaggi a togliersi la maschera dietro la quale hanno ingannato sia sè stessi che gli altri rivelando il vero volto delle varie umanità dei protagonisti. Baldovino che era apparso al giudizio degli altri un disonesto, si rivela una persona rispettabile, e chi invece agli occhi dei borghesi godeva di un’alta considerazione come il Marchese Fabio Colli, si scopre essere un uomo mediocre nelle azioni e nei sentimenti. Anche in questo testo Pirandello, con una certa ironia, critica spitatamente la falsità della classe borghese e nobiliare. Vediamo cosa ne pensa Alessandro Avarone in questa chiaccherata che abbiamo fatto.
Lei sarà in scena dal 20 al 25 Maggio al T. Brancati di Catania con “Il piacere dell’onestà” di L. Pirandello che la vede nella doppia veste d’interprete di Baldovino e di regista. Cosa caratterizza questa sua messa in scena?
Questo testo mi ha molto interessato perchè Pirandello al suo interno adotta un paradosso che teatralmente è molto efficace e dinamico, quindi all’interno di questa messa in scena ho cercato di connotare i personaggi che fanno parte di questo salotto borghese, di queste dinamiche, in una maniera molto forte cercando anche di ambientarlo in un’epoca non precisamente riconoscibile nel tempo ma di astrarlo leggermente.Quando i personaggi sono all’interno di un salotto borghese hanno dei costumi, delle connotazioni, che richiamano un pò il settecento, ma non per il periodo storico in sè, quanto per quello che rappresentava, un periodo in cui la forma, l’apparenza era un valore esasperatamente importante.Soprattutto il mio Baldovino ad un certo punto dovrà entrare all’interno di questo salotto borghese perchè chiamato a dover ricoprire un ruolo per salvare l’onore di questa famiglia, quindi i costumi con cui lui entra all’inizio sono totalmente contemporanei poi quando all’interno di questo salotto borghese dovrà ricoprire il suo ruolo si maschera con costumi del settecento.
Cosa lo ha incuriosito di questo testo ?
Questo testo mi ha molto incuriosito perchè insieme ad altri testi, come ad esempio :” Cosi e se vi pare”, appartengono ad un periodo in cui Pirandello ha scritto delle commedie che tendono molto verso il grottesco, dove c’è un violento attacco sarcastico nei confronti dei salotti borghesi, di un certo modo di vivere di una classe sociale totalmente condizionata dalle convenzioni sociali, da una forma che deve mantenere nei confronti degli altri.
In questo testo Pirandello come affronta il concetto di onestà come forma?
Lo affronta in maniera abbastanza particolare. Baldovino entra a far parte di questa famiglia per sposare, con un matrimonio di facciata, Agata , la giovane amante del Marchese Colli, che non può sposarla perchè già ammogliato, quindi Baldovino entra in questa rappresentazione e dice espressamente che per lui è un’occasione questa, di poter vivere in una completa onestà. Nel senso che se nella vita ci dedichiamo ad essere totalmente una rappresentazione nella maniera più onesta che possiamo, e quindi ben sapendo quali sono i nostri compiti, le nostre regole, forse si riesce a mettere a tacere la parte che Pirandello chiama della bestia, tema a lui molto caro,la parte più istintiva che mal si accorda con i condizionamenti sociali. In realtà il tentativo sarà fallimentare, perchè la parte istintiva più la si mette a tacere, più ha l’urgenza di venire fuori. Di questo testo mi ha interessato moltissimo , questa dicotomia e finzione che c’è tra il tentativo di mantenere una forma nei confronti delle relazioni con le altre persone, di essere dei personaggi, e la nostra parte animale che ci porta a vivere senza considerare queste forme, in pratica è il dramma con cui tutti noi viviamo in maniera più o meno equilibrata.
Rispetto al testo di Pirandello c’è qualcosa di diverso?
Rispetto al testo no, siamo rimasti abbastanza fedeli. Ci sono però dei personaggi che non sono presenti nel testo originale, come ad esempio il personaggio di Marchetto Fongi e alcuni consiglieri, che mi sono serviti come interlocutori all’interno di una telefonata per esmpio, ma il linguaggio di Prandello e la struttura sono molto rispettati.
Marchesi è venuto a Catania con il suo “Fu Mattia Pascal”. Lui da regista ha modernizzato il testo, per farlo arrivare ai giovani e a chi non frequenta normalmente i teatri. Lei ha fatto un’operazione simile?
Non conosco lo spettacolo di Marchesi. Posso dire che noi abbiamo cercato, non di modernizzare ma di avvicinare il testo di più al pubblico, cercando di eliminare quel che normalmente si pensa spesso su Pirandello, che sia un pò troppo celebrale, un pò troppo insistito su dei discorsi filosofici, quindi l’abbiamo portato molto vicino a noi da un punto di vista vitale e di conversione scenica, l’abbiamo più che altro ricontestualizzato, infatti come data storica non è nè ambientato nel 2025 nè negli anni 60 o 50 diciamo che è sospeso.
Secondo me, ci sono delle affinità tra Pirandello e Cechov, che lei ha interpretato allo Stabile di Catania essendo uno dei protagonisti di “Domanda di matrimonio”, atto unico tratto dai tre atti unici di “Crisi di Nervi”per la regia di Peter Stein. Tutti e due gli autori descrivono la condizione dell’uomo puntando sull’incomunicabilità tra gli individui, la crisi dell’IO, l’inganno, usando l’ironia. E’ d’accordo?
Sono assolutamente d’accordo. Il tema è comune, diversa è la modalità con cui ne parlano i due autori, forse perchè diversi caratterialmente e d’animo.
Tornando al “Piacere dell’Onestà” che tipo di riflessione può far scaturire agli spettatori questo testo?
Sicuramente di essere più consapevoli di quanto le nostre azioni e decisioni nella vita possono essere condizionate dalla società in cui viviamo, quindi sapere riconoscere che le scelte che facciamo e le decisioni che prendiamo non siano frutto di qualcosa che viene imposto dal di fuori ma che siano vere e sentite dentro di noi. Una volta riconosciuto questo, cercare di trovare un equilibrio personale nella propria vita, tra quelle che sono le nostre esigenze vere e proprie e il fatto che la nostra vita si svolge all’interno di una società e di rapporti con le altre persone per cui l’equilibrio delle nostre azioni va ricercato e trovato cercando di non ferire troppo la parte della bestia e allo stesso tempo non rinunciando completamente a delle strutture che ci permettono di avere un equilibrio, perchè altrimenti saremmo in una condizione autodistruttiva se fosse solo la bestia a dominarci.Questa è una riflessione, poi Pirandello con una scrittura quasi da commedia anche abbastanza spinta, ci fa ridere di alcune situazioni in cui noi ci possiamo riconoscere, come dove ci fa apparire grotteschi, buffi, e ci prende in giro, questo quando lo si vede da spettatori, può aiutare a sviluppare l’autoironia e ad allegerire determinate situazioni.
Oggi l’onestà è ancora un valore da prendere in considerazione o è un poco passato di moda?
Purtroppo è un pò passato di moda, siamo in una società dove la forma è portata all’estremo, dove prevale l’apparire, il farsi vedere dagli altri. I social, la velocità del mondo in cui viviamo, ci porta a dare agli altri un’impressione su di noi che possa essere subito riconoscibile che ci faccia categorizzare in un certo modo, allontanandoci moltissimo da un’onestà nei confronti di noi stessi, da quello che la complessità del nostro essere richiederebbe, quindi sicuramente l’onestà e molto lontana nel nostro mondo e credo che l’unica via di salvezza personale è, come dicevamo, un rendersene conto che la società ci porta verso queste maschere, quest’eccesso di forma e di immagine e dopo averlo riconosciuto si tratta di fare opera quasi ZEN personale non facendosi condizionare troppo dalla società e da questo mondo vorticoso che porta verso dei valori lontani dalle nostre esigenze di fondo, per cui bisogna essere presenti a sè stessi a 360 gradi.
Pensa di avere qualcosa di Baldovino?
Sicuramente, perchè tutti noi abbiamo qualcosa di questo personaggio. La cosa che mi piace di lui, è che non è rassegnato, è in una continua ricerca di una soluzione di questa scissione che si vive nella vita. Il lavoro che faccio nell’ambito teatrale e attoriale mi aiuta a tenermi sempre in allenamento, cercando delle risposte sui misteri dello strano mondo dell’essere umano, da questo punto di vista trovo un’assomiglianza con Baldovino nel non essere pacificato o rassegnato.
Lei è stato anche interprete e regista di :” Così e se vi pare” sempre di Pirandello si può dire che è un amatore dell’autore Agrigentino?
Si, mi piace molto. Anche in : “Così e se vi pare” c’è questa rappresentazione caustica e ironica del salotto borghese, che mette in luce quanto pericolosamente possiamo perderci all’interno di queste convenzioni sociali e andare appresso a delle cose che sono molto futili di fondo ma che in realtà all’interno di quel contesto risultano essere delle cose con un significato esagerato. Questa è una tematica centrale in tutta l’opera e il pensiero di Pirandello e nel caso di :” così e se vi pare”, al di là di qual’è esattamente la verità che c’è dietro al mènage della famiglia Ponza-Frola, al di là di quello che uno può fissare in una forma di cui ha bisogno per dare una spiegazione a degli eventi che sono davanti agli occhi ma non si riescono a comprendere, l’unica cosa importante e reale è l’emotività che c’è nel mènage di questa famiglia, quindi il dolore, le problematiche, la vita, quello è reale, poi si può cadere in un prospettivismo totale, perchè dal proprio punto di vista le cose sono diverse e quindi è impossibile fermare una verità. Quello che resta vero e concreto è l’ emotività che accade.

Lei ha interpretato anche ruoli in TV e al cinema ricordiamo : “ R: I: S”, “Carabinieri”, il corto di Deborah Young “ The Tours”, i film: “ Riprenditi”, “ l’invenzione della neve”, ma ho sempre avuto l’impressione che la sua forma artistica preferita sia il teatro. E’ così ?
A me in realtà piace spaziare, poter continuare a fare entranbe le cose. Ho più dimestichezza con il teatro perchè è quello che ho frequentato da sempre con il quale ho sempre avuto un’estrema continuità. Quindi diciamo che si, sono molto legato al teatro, è un ambito di lavoro, di ricerca , scambio umano, che più mi si confà. In realtà la materia è sempre la recitazione è semplicemente un fatto di tempi diversi in cui avviene il processo creativo in teatro rispetto al cinema o alla Tv.
E forse anche di emozioni diverse?
Le emozioni nell’ambito della recitazione, sono in fondo uguali sia che tu faccia cinema, tv o teatro, cambia la tempistica del processo creativo che è quello che porta : ad una scoperta del lavoro sul personaggio, sulle dinamiche, sui rapporti fra i personaggi, sotto questo punto di vista preferisco il lavoro che si fa in teatro perchè ti dà più spazio per approfondire tutto ciò i tempi televisivi e cinematografici lasciano molto meno spazio a questo processo.
Il tour de “Il piacere dell’onestà” dove finisce?
Per ora finirà proprio a Catania. Stiamo però lavorando per mettere insieme una tournèe che partirà verso Febbraio-Marzo. Questo è uno spettacolo che avevamo già fatto un pò di anni fa , ad intervalli lo riprendiamo.
Ha altri progetti ha da voler realizzare?
Ce ne sono, però in questo momento sono troppo impegnato come attore, quindi sto cercando di ritagliarmi del tempo per cercare di provare e mettere insieme degli altri progetti miei come regista, insieme al gruppo di attori con cui lavoriamo da un pò di tempo.
Tra gli impegni che ha come attore ce ne sono anche cinematografici e televisivi ?
No, cinematografici e televisivi no.