Il torto della ragione e le ragioni del torto. Il terrore di essere tacciati di antisemitismo

Netanyahu sta sterminando migliaia di civili con la complicità colpevole dell’Europa e l’indifferenza dei vertici mondiali. Non arrovelliamoci sul termine “genocidio” e usiamo pure dei sinonimi con l’ effetto di tranquillanti, lenitivi e distensivi per coscienze sporche: massacro, uccisione, stragi, et similia. Pare che gli oppressi si siano trasformati in oppressori. Proprio oggi si legge la notizia della strage di bambini a Jabalia, con 22 minori morti dopo un pesante raid IDF sul campo profughi e circa 90 vittime di bombardamenti israeliani a Gaza City, in un ospedale europeo a sud e in tutta la Striscia di Gaza.
Netanyahu ha distrutto ospedali, scuole, città; ha ucciso medici, giornalisti, bambini; ha impedito gli aiuti umanitari, violando scientemente il diritto internazionale umanitario e facendo morire lentamente, con crudeltà, migliaia e migliaia di esseri umani, anche per fame, disidratazione, setticemia e mancanza di medicine.
Liliana Segre si è espressa bene contro di lui, lo ha condannato senza mezzi termini, dicendo che lui non rappresenta la volontà di tutto il popolo israeliano.
Anche Jacques Derrida, nel libro scritto insieme a E. Roudisnesco, Quale domani? (Torino, Bollati Boringhieri), parlava di una “trappola mortale” e faceva anche tali considerazioni: “Non mi sembra giusto negare a qualcuno – me compreso – il diritto di criticare Israele o una determinata comunità ebraica con la scusa che ciò potrebbe assomigliare o risultare funzionale a una forma di antisemitismo”. E ancora: ”È perfettamente possibile e necessario, senza che ciò comporti la minima forma di antisemitismo, denunciare questa strumentalizzazione, così come il calcolo puramente strategico, politico o di altro genere, che consiste nel servirsi dell’olocausto utilizzandolo per questo o quel fine”.
Oggi, già nel momento in cui si apre bocca, anche solo per esprimere un lieve disappunto sulla reazione spropositata di Israele, si viene tacciati fulmineamente di antisemitismo. Pare che la libertà di pensiero, di espressione e di critica sia mortificata, censurata.
Per concludere, penso che l’ Olocausto non debba essere uno scudo protettivo e un lasciapassare per giustificare Israele nel compiere impunemente ogni tipo di crimine e atrocità. La memoria storica non deve essere strumentalizzata, sovvertita, piegata alle esigenze di un’ autentica carneficina. Dobbiamo essere in grado di ascoltare le ragioni del torto e il torto delle ragioni, rispettando la storia e cercando di capire gli errori, per tessere soluzioni di pace. La verità non è mai una verità univoca, ma l’orrore è sotto gli occhi di tutti.