Dal romanzo al set: ”Il Gattopardo” raccontato tra cinema, suono e territorio

Un incontro multidisciplinare al Dipartimento di Scienze Umanistiche di Palermo chiude il ciclo di eventi sulla serie TV Netflix ispirata al capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
È stato un vero e proprio viaggio tra parole, immagini e suoni quello che si è svolto l’altro ieri al Dipartimento di Scienze Umanistiche di Palermo, dove si è tenuto l’incontro “Il viaggio del Gattopardo da Lampedusa a Netflix (passando per i Quattro Canti…)”. L’appuntamento ha segnato la conclusione di un ciclo di incontri dedicati alla nuova serie TV Il Gattopardo, offrendo un’occasione preziosa per riflettere sul dialogo tra tradizione letteraria e linguaggio audiovisivo contemporaneo.
Il tavolo dei relatori ha messo insieme competenze e visioni diverse, dando vita a un confronto ricco, aperto e coinvolgente, in cui studenti e pubblico hanno potuto osservare da vicino i meccanismi che trasformano un classico in un prodotto seriale globale.
A portare uno sguardo istituzionale, Nicola Tarantino, direttore della Sicilia Film Commission, che ha discusso del ruolo delle produzioni audiovisive nella promozione del territorio. Decisamente più teorico ma non meno stimolante è stato l’intervento del prof. Salvatore Tedesco, che ha invitato a riflettere sul valore simbolico delle immagini.Ivan Ferrandes, location manager della serie, ha rivelato come i luoghi siano stati “reinventati” per ricreare la Sicilia dell’Ottocento. Un lavoro che, come ha raccontato, richiede sensibilità, mediazione e tanta attenzione ai dettagli: dalle ville nobiliari ai vicoli di Palermo, ogni scelta è stata frutto di un equilibrio tra autenticità e necessità narrative.

Accanto a lui, il sound designer Sergio Bonanzinga ha svelato l’importanza del paesaggio sonoro nella serie. Un lavoro invisibile ma fondamentale, che accompagna lo spettatore senza imporsi. Il prof. Rino Schembri, esperto di cinema e media, ha parlato della serie come di una vera e propria costruzione di geografie ideali. A chiudere l’incontro è stata Roberta Procida, interprete di Mariannina, l’amante del Principe. Con semplicità e calore ha raccontato il dietro le quinte del suo personaggio: «Mariannina è istinto, emozione, intensità. Dare voce a una donna come lei è stata una sfida, ma anche un privilegio».
Il pubblico, composto in gran parte da studenti e studentesse, ha seguito con attenzione e partecipazione ogni intervento. L’incontro si è mostrato in un momento di scambio autentico, capace di avvicinare il mondo della produzione culturale a quello della formazione e della ricerca. Una dimostrazione concreta di come il cinema possa essere uno strumento di lettura del presente, ma anche di riscoperta del passato.