Parla Giorgia Boscarino, regista e attrice di ‘Appartamento n°6’ ” Ho voluto raccontare il buco nero e la solitudine di chi vive i disagi mentali”

“Appartamento n°6” è un nuovo e originale spettacolo teatrale di forte impatto emotivo scritto, diretto e recitato da Giorgia Boscarino, insieme all’attrice Luana Toscano che è stato messo in scena a Cine Teatro Rex di Giarre il 3 e 4 Maggio e proseguirà anche il 9 e 10 maggio. Due artiste di limpido talento che hanno maturato una ricca, solida e notevole esperienza professionale, e che ora si cimentano in un testo davvero difficile con al centro il tema del disturbo e della malattia mentale, sviscerato in modo magistrale in un dialogo a due tra una madre(Luana) e una figlia(Giorgia), le quali si trasmettono reciprocamente le ossessioni, le paure, le angosce aggravate da una condizione di claustrofobia domestica forzosa e inaccettabile, al punto che le due protagoniste vivono la malattia in una dimensione paranoica che li marginalizza con il mondo esterno. La patologia vissuta da ambedue li avvia nel vicolo cieco del dolore interiore e della violenza autolesionistica . Il bravissimo manager culturale Alfio Zappalà ,gestore della splendida struttura del Cine Teatro Rex, ci offre ancora una volta un altro momento di alta qualità culturale e di impegno sociale, sostenendo e promuovendo questo progetto di Giorgia Boscarino che va segnalato per il notevole valore umano e civile. Le due attrici interpretano al meglio con la loro immensa capacità artistica per denunciare il dramma di chi viene lasciato solo ad affrontare la malattia mentale nonostante gli specialisti e gli operatori sanitari. Lo spettacolo dura solo un ora e ci invita a riflettere sul nostro modo di essere e sulla relazione con il prossimo, con coloro che reputiamo diversi, con coloro che soffrono e si dibattono negli inestricabili meandri dei disturbi mentali di cui tutti possiamo essere colpiti nei momenti di maggiore fragilità. In quest’opera si raggiunge l’acme della drammaticità di una dimensione alienante priva di sbocchi che lascia il segno. e gli attori si muovono con un grado di immedesimazione perfetta senza sbavature e cali di tensione. Insieme alla collega e collaboratrice Miranda Grasso abbiamo voluto conoscere meglio l’autrice e regista.

Come nasce Giorgia Boscarino attrice, autrice e ora anche regista?
Mi sono laureata in Storia del Teatro Moderno e Contemporaneo all’Università di Bologna e subito dopo ho iniziato a frequentare la scuola del Teatro Stabile di Catania forgiando e perfezionando la mia formazione di attrice con il mio maestro Lamberto Puggelli. Dopo il diploma alla scuola del Teatro Stabile di Catania ho iniziato a lavorare all’interno dei circuiti nazionali anche di diverse compagnie teatrali private. Mi sentivo molto ispirata e ho iniziato a scrivere testi già mentre frequentavo la scuola del Teatro Stabile e uno dei miei primi lavori è stato “La felicità” che ho scritto a quattro mani con un’ altra collega. Ho debuttato al Roma Fringe Festival con questo mio lavoro che poi è stato anche rappresentato all’interno di una rassegna al Teatro Stabile di Catania chiamata ‘68 Punto e Basta con la regia di Nicola Alberto Orofino . Mentre con la realizzazione di Appartamento n.6 vi è il mio esordio come regista.
Quello mi colpisce in questo spettacolo è la presenza del pubblico sul palco al punto con un coinvolgimento totale senza possibilità di distrazione mentre in sala ciò può avvenire. Poi mi ha colpito il cono di luce sulle due attrici mentre dopo si entra in un buco nero…
Sì, allora innanzitutto la scelta di stare tutti quanti insieme con il pubblico sul palco è relativa al fatto che essendo uno spettacolo, come ha mai potuto vedere, così intimo ed essenziale, avere la classica distanza tra attori e spettatori sarebbe stato troppo dispersivo. Volevo rendere in modo più efficace l’idea di questo ingresso da parte del pubblico dentro questa casa e, quindi, dentro questo buco nero, di cui parlavi tu, infatti per questo anche ho lasciato tutto il teatro spoglio, non c’è nessuna scenografia, proprio perché, sentivo l’esigenza di far vedere quello che c’è dentro questa famiglia, quello che c’è dentro l’animo di queste donne, narrare la condizione di solitudine che sempre a circonda le persone che hanno dei disagi di comportamento di cui spesso la società non è ancora pronta ad accettare al punto che queste persone spesso vengono ghettizzate e isolate.
La malattia mentale vissuta in coppia da una madre molto più grave che trasferisce alla figlia tutti i disturbi a partire dall’ipocondria. A tuo avviso basta la psicoterapia nel superamento della malattia, o c’è bisogno d’altro?
Nel caso che descrivo questa madre è anche aiutata dagli psicofarmaci ma proprio perché ci si è accorti troppo tardi del disturbo mentale e di queste fobie ossessive. Però se i disturbi della mente vengono presi in tempo e ci si accorge di tutto ciò e quindi si ammette di avere disturbi allora possono essere sicuramente come dire curati al meglio e ci si può aiutare con la psicoterapia.

Rosario Sorace, Giorgia Boscarino e Miranda Grasso
Ancora oggi la società e le istituzioni sono molto lontani dal capire la malattia mentale. Nonostante la legge Basaglia non c’è stata una azione sociale efficace per chi soffre di malattie mentali.
Non credo che la società sia ancora pronta ad affrontare questo problematica ,credo che ancora oggi si valuta chi soffre di un disagio mentale come un diverso ,come una persona sbagliata, come malato da mettere fuori dal contesto sociale e parlo dei disagi mentali e comportamentali come il disturbo ossessivo compulsivo trattato nel mi spettacolo.
Nel corso della conferenza hai rivelato che questo grande testo nasce da una tua esperienza di vita vissuta…
Mi sono ispirata alla storia della mia famiglia, alla storia di mia mamma che soffriva di fobie ossessive che quasi a specchio crescendo con lei, si è riscontrato anche in me quale forma meno grave di disturbo ossessivo compulsivo. Per mia mamma ci si è accorta da grande, nell’età adulta di questo grave disagio ed è stato più difficile per lei intervenire con la psicoterapia, mentre nel mio caso, invece, è stato di grande aiuto la psicoterapia e gli esercizi che ho fatto mi hanno aiutato a vivere normalmente la mia vita.
Ci sono stati dei momenti molto toccanti durante la recita, si registrava la commozione perché ognuno di noi vive anche anche se in termini molto lievi queste problematiche…
Si, probabilmente ognuno di noi ha delle fobie, paure che ci spaventano che magari posso prevalere nei soggetti più fragili e ipersensibili divenendo una problematica mentale seria e preoccupante.