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“Gli sbirri di Sciascia”: il Generale Governale racconta l’indagine tra arbitrio e giustizia

Presentato a Catania il nuovo libro dell’ex direttore della DIA. Un omaggio al pensiero di Leonardo Sciascia e al mestiere dell’investigatore affidabile

È stato presentato ieri pomeriggio il nuovo libro del Generale Giuseppe Governale, “Gli sbirri di Sciascia”, presso la libreria Feltrinelli di Catania. Governale, ex Generale dell’Arma dei Carabinieri, ha avuto una carriera di rilievo: dal 2013 al 2015 ha guidato la Legione Carabinieri Sicilia e il ROS (Raggruppamento Operativo Speciale), ottenendo importanti risultati contro la criminalità organizzata. Dal 2017 al 2020 è stato direttore della DIA.
Il libro esplora i conflitti tra istituzioni e società attraverso l’analisi dei romanzi di Leonardo Sciascia scrittore di Racalmuto, mettendo in luce i valori e le sfide degli investigatori. Governale sottolinea l’importanza di avere investigatori affidabili che sappiano cogliere i contesti in cui operano.
Durante la presentazione, moderata dall’inviato de La Sicilia, l’intraprendente Mario Barresi e dialogato con Francesco Puleio procuratore di Ragusa, Governale ha spiegato che l’idea del volume è nata da un incontro con un PM e da un quadretto con la frase “Gli sbirri di Sciascia”. Il titolo richiama il concetto di “sbirro nato”, un investigatore inavvicinabile e rispettato, ma che deve evitare l’arbitrio.
Giuseppe Governale 
L’opera include un capitolo su Matteo Lo Vecchio, uno “sbirro infame” della Palermo del XVII secolo, noto per la sua crudeltà. Governale evidenzia come Palermo sia una città dalle molteplici sfaccettature (così anche Catania), dove le regole non scritte spesso prevalgono sulla legge formale.
Il Generale ha anche discusso l’importanza di non abbassare la guardia contro la mafia, sottolineando che, nonostante le difficoltà attuali di Cosa Nostra, le mafie continuano a prosperare con un fatturato di 40 miliardi di euro.

Francesco Puleio, Mario Barresi e Giuseppe Governale 

Il libro, pubblicato da Zolfo editore con una prefazione della giornalista francese Marcelle Padovani, invita a riflettere sul ruolo degli investigatori e sulla necessità di affidabilità e integrità nel loro lavoro. Governale, appassionato lettore di Sciascia, ha scritto un’opera che è al contempo un’analisi letteraria e un’indagine sulle dinamiche investigative.

Gli sbirri di Sciascia è molto più che un saggio sulla letteratura e l’investigazione: è un atto d’amore per il pensiero di Leonardo Sciascia, un bilancio personale, e un invito alla riflessione pubblica su cosa significhi davvero servire lo Stato. Tra giustizia e arbitrio. Tra verità e solitudine. Tra coraggio e affidabilità. Un libro destinato a far discutere. E pensare.

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A soli sedici anni ha iniziato il suo percorso nel giornalismo, scrivendo come corrispondente e raccontando la cronaca di Camastra e Naro sul giornale La Sicilia. Spinto dalla passione per l’informazione, qualche anno dopo ha iniziato a collaborare con testate di rilievo come il Giornale di Sicilia, Corriere dello Sport e L’Amico del Popolo di Agrigento, storico settimanale cattolico. Il suo viaggio lo ha poi portato a Milano, dove ha scritto per il Giornale di Milano Sud, dando voce alle storie e ai cambiamenti della zona meridionale della città. Ma le radici lo hanno richiamato in Sicilia, dove per un decennio ha diretto Tribeart, la prima guida dedicata alle arti visive dell’isola, punto di riferimento per artisti e appassionati. Da sempre convinto dell’importanza dell’etica professionale, afferma con decisione: “Il compito di chi fa giornalismo è uno solo: informare il lettore in modo corretto, senza compromessi”.
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