L’eclisse mondiale dello Stato di diritto

I governanti e i politici di un numero crescente di Paesi, in varie parti del mondo, sono sempre più insofferenti del controllo di legalità sul loro operato.
Le indagini e le condanne della Magistratura, che ha il compito istituzionale di accertare la commissione di reati, sono sdegnosamente respinte e definite “complotto” finalizzato a destabilizzare gli eletti dal popolo.
I giudici operano bene solo se condannano esponenti della opposizione, diventano di parte e fanno politica se le condanne colpiscono chi governa.
Stiamo tornando paurosamente indietro di qualche secolo.
Si fa strada una concezione assolutistica, prepotente e arrogante del potere, che mette seriamente a rischio la democrazia e le libertà personali e collettive.
In tale scenario preoccupa il letargo delle coscienze, l’indifferenza e la ignavia dei popoli, che stanno abdicando alla dignità di cittadini per tornare ad essere sudditi.
La domanda sul “che fare?” diventa attuale e tragica.
Nei limiti delle mie possibilità continuerò a recarmi nelle scuole per suscitare la voglia di cambiamento tra le nuove generazioni, e a promuovere tante piccole “agorà” locali per avviare un processo di consapevolezza.
È un dovere etico e civile che non può essere disatteso.
Se saremo in tanti possiamo farcela!