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Bellini, la magia di Strauss diretto da Marcus Bosch

«Signora – dice Sancio, il fedele scudiero di Don Chisciotte de la Mancia,  rivolto alla Duchessa – dove c’è musica non ci può essere cosa cattiva».

In effetti la celeberrima opera di Cervantes è un inno alla musica in tutti i suoi aspetti e lo stesso protagonista è egli stesso un musicista.  Ed è stato un bell’omaggio quello dedicato dalla stagione sinfonica del Teatro Massimo Bellini venerdì 14 febbraio (con replica sabato 15) a Richard Strauss, un compositore tedesco che, folgorato dal genio wagneriano, si distinse nella sua lunga carriera di musicista e direttore d’orchestra, per la sua straordinaria capacità di creare immagini sonore.

Non a caso la bella serata di musica è stata impreziosita dalla proiezione delle opere di due artisti siciliani Gitrop (Giuseppe Tropea) e il pittore Salvo Russo, che si sono cimentati nell’illustrazione di due suoi capolavori musicali: Don Quixote op. 35 e Aus Italien op. 16, completando le straordinarie suggestioni sonore con icastiche e gradevoli immagini.

L’idea di dedicare un lavoro a Don Chisciotte viene a Strauss nell’Ottobre 1886 e la sviluppa fino al termine nella partitura il 29 Dicembre 1897. La prima esecuzione di “Don Quixote, variazioni fantastiche su un tema cavalleresco op. 35” è diretta a Colonia da Franz Wüllner l’8 Marzo 1888, con Friederich Grützmachercome violoncello solista.

L’orchestra diretta da Marcus Bosch al Teatro Massimo Bellini 

Così, per le orecchie e gli occhi degli spettatori, si è dipanata dapprima l’intensa, fantastica vita dell’hidalgo della Mancia, attraverso  un’introduzione, dieci variazioni che descrivono le varie imprese del cavaliere e un finale siglato dalla sua morte. Al violoncello solista in tutte le variazioni, che dà anima proprio al personaggio di Don Chisciotte si è distinto  Andrea Waccher, cui ha fatto da ironico contraltare la viola di Bruno Boano, voce di Sancio Panza, del suo continuo logorroico parlare, nel tentativo di assecondare le follie del suo bizzarro padrone. Rigorosamente diretta dal maestro tedesco Marcus Bosch, capace di valorizzare tutte le invenzioni, fantasie, sottigliezze della partitura, l’orchestra, che ha dato un’ottima prova, è emersa prepotentemente per  la performance dei fiati, in particolare l’oboe, dolce voce della amata Dulcinea, sebbene Strauss cerchi sempre nell’orchestrazione la continuità sinfonica, distribuendo i materiali tematici tra diverse famiglie strumentali ed evitando così l’identificazione esclusiva tra personaggio e strumento.

Marcus Bosch 

Nella seconda parte della serata è stata la volta di Aus Italien, un colorito e intenso poema sinfonico in quattro movimenti, simile a una sinfonia, che Strauss compose quando aveva ventidue anni, nel 1886. Un omaggio alla nostra bella nazione dopo un viaggio memorabile, regalatogli dal padre, suddiviso in quattro tempi: Nella campagna romana, Fra le rovine di Roma, Sulla spiaggia di Sorrento, Vita di popolo a Napoli.

Anche qui l’accurata direzione di Bosch ha restituito tutta la fluidità di una musica melodicamente e ritmicamente ondulata, rendendo appieno la coloritissima atmosfera strumentale della partitura.Nel bel finale «Vita popolare napoletana» l’orchestra ha intonato un vivace ritmo di tarantella, animato dalle note della canzonetta « Funicolì funicolà», concludendo con la brillantezza di un finale di sinfonia.

Grande omaggio, dunque, a un eccelso compositore tedesco non a caso con un direttore tedesco, per una serata all’insegna della più raffinata musica strumentale d’oltralpe.

 

 

 

 

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Docente liceale, collabora con la pagina culturale del quotidiano La Sicilia e la rivista di informazione scolastica La tecnica della scuola. Recensisce spettacoli di teatro di prosa, musica e lirica per il quotidiano on line Sicilymag.

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