L’omino che osò sfidare gli algoritmi. Lucio Corsi: a Sanremo il riscatto della normalità e della fragilità

Un omino che sembra uscito da una fiaba o da una copertina di David Bowie. Un volto a metà tra l’inquietante visione di una maschera mortuaria e la malinconica dolcezza di un moderno Clown. Si presenta a Sanremo con spalline alate, eccessive, da alieno, che hanno i colori dell’Ape Maia o dell’Ape Magà. E luce fu.
Lucio Corsi brilla come un diamante ed appare la vera rivelazione del Festival. Musicista e cantautore sopraffino, peserà al massimo 40 kg, ma è un abile tessitore di parole e di emozioni, un portento di bravura. Poco si sa della sua vita privata. Sappiamo che è nato a Grosseto, il 15 ottobre del 1993, ed è cresciuto nei pressi di Vetulonia, vicino alla località dove la famiglia gestisce un ristorante. La madre è un’abile pittrice. Le copertine dei suoi album sono proprio quadri che ha creato la mamma. Del padre sappiamo che ha svolto molti lavori ed è stato anche operatore Rai, ma oggi i genitori gestiscono un ristorante.
In alcune interviste ha dichiarato di essere cresciuto in un podere circondato dagli ulivi in Maremma, che lui stesso descrive come il ‘far west‘ toscano. Parlando degli studi, dopo aver conseguito la maturità al Liceo Scientifico di Grosseto si è trasferito a Milano per inseguire il suo sogno musicale. Oggi si divide tra l’amata Maremma e Milano. Per il suo stile glam, per i testi surreali e per l’immaginario, è stato paragonato ad artisti quali David Bowie, Renato Zero, Lou Reed e Tim Burton.
Il suo curriculum è di tutto rispetto: il 27 gennaio 2017 è uscito il suo primo album in studio, Bestiario musicale, un concept album a tema favolistico, contenente otto tracce dedicate ciascuna a un animale della Maremma. Nel corso del 2017 ha aperto i concerti dei Baustelle e di Brunori Sas nei rispettivi tour teatrali, stringendo un rapporto di amicizia con Francesco Bianconi con il quale è stato scelto come modello da Gucci. Tra gli otto finalisti della ventottesima edizione del concorso Musicultura ha avuto successo con il brano Altalena Boy; sempre nello stesso anno ha ricevuto il premio MEI miglior artista emergente al MEI speciale Millennials al Monk di Roma.
Tra il 19 e il 21 ottobre 2018 ha preso parte, insieme a Margherita Vicario, Nicolò Carnesi, Dimartino e Fabrizio Cammarata, alle due date di When Mediterranean Meets the Gulf. Words and Notes ad Abu Dhabi e Al Kuwait, evento musicale supportato dall’ambasciata d’Italia e dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Nel 2019 ha firmato per la Sugar Music e il 25 ottobre ha pubblicato il suo nuovo singolo Cosa faremo da grandi?.Dal 21 ottobre all’11 novembre 2020 è stato ospite fisso insieme alla sua band, composta da Antonio Cupertino, Marco Ronconi, Iacopo Nieri, Giulio Grillo, Filippo e Michelangelo Scandroglio, del programma televisivo L’assedio, condotto da Daria Bignardi su Nove. Il 21 aprile 2023 è stato pubblicato il suo terzo album La gente che sogna, a cui è seguito un tour estivo. Il 17 giugno dello stesso anno ha aperto il concerto degli Who in occasione del Firenze Rocks. A ottobre ha ricevuto la targa MEI al miglior artista indipendente dell’anno al Meeting delle etichette indipendenti di Faenza.
Il 13 novembre 2024 ha pubblicato il singolo Tu sei il mattino, compreso nella colonna sonora della terza stagione della serie Vita da Carlo di Carlo Verdone, dove il cantante è apparso come guest star nel ruolo di se stesso. Asserisce di odiare le canzoni d’amore brutte, perché “una canzone d’amore brutta è molto più brutta di un’altra canzone”, Adora le opere di Ligabue e de Chirico, le poesie di Emily Dickinson, i fumetti di Andrea Pazienza e le canzoni del prestigioso cantautorato italiano, a partire da Paolo Conte. Da adolescente sognava di ripercorrere le avventure dell’immenso Ambrogio Fogar: nel suo video,infatti, notiamo un cammeo, una citazione della storica barca del navigatore milanese, la Surprise, costruita a Castiglione della Pescaia, non distante dalla casa del giovane. “Da piccolo disegnavo un sacco e volevo farlo di professione una volta adulto”- ha dichiarato più volte. Il talento non gli manca.
Spalline giganti di un giallo abbagliante, un colore che non può non essere collegato all’idea della luce contenuta nel suo nomen / omen “Lucio” dal latino lux-lucis= luce.
Canta il coraggio di essere normali, di accettarsi e di impegnarsi, perché ciascuno può essere straordinario a modo suo, anche deludendo le aspettative degli altri.
La canzone, o meglio, ballata “Volevo essere un duro” racconta il desiderio del protagonista di essere più forte, di farsi accettare da tutti, perché ” il mondo è duro per quelli normali che hanno poco amore intorno o troppo sole negli occhiali”. Così, alla fine, dopo aver coltivato i sogni più strani e improbabili, si arrende all’evidenza dei fatti e si accetta per quello che è: vulnerabile, pieno di paure, “uno starnuto” per il mondo dei forti e dei bulli, un signor nessuno di pirandelliana memoria, ma presente a sé stesso, coerente e convincente.
Meglio affrontare le proprie fragilità,tramando d’incanto l’umanità delle emozioni e la serena accettazione del sé.
Nella vita ce la puoi fare anche se “non sei nato con la faccia da duro”. I consensi in crescita nei suoi confronti lo stanno dimostrando.
E così, in un mondo fatto di gente tronfia e pretenziosa, in una società che promuove solo le “galline dalle uova d’oro” e che ci vuole performanti e competitivi ad ogni costo, il talentuoso Lucio diventa spia luminosa per gli altri giovani, effonde la luce che è insita nel nome, e diventa metafora di Rinnovamento con il riscatto della normalità e della fragilità.