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La Mala di Milano: Vallanzasca, Turatello ed Epaminonda, protagonisti di un’era criminale

Tra gli anni ’60 e ’80, Milano fu teatro di una delle pagine più oscure della sua storia: l’ascesa della “Mala”, un fenomeno criminale che intrecciava rapine, sequestri, traffico di droga e regolamenti di conti. Questo mondo sotterraneo ebbe protagonisti iconici come Renato Vallanzasca, Francis Turatello e Angelo Epaminonda, figure che, con le loro storie e i loro metodi, contribuirono a scolpire un’immagine ambivalente della criminalità organizzata meneghina.

Negli anni del boom economico, Milano divenne una metropoli dinamica e ricca, attrattiva non solo per imprenditori e lavoratori, ma anche per la criminalità. In una città in espansione, il sistema di controllo tradizionale, basato su reti locali e marginali, si trasformò in un vero e proprio fenomeno organizzato.

Le bande criminali milanesi degli anni ’50 erano in gran parte legate a furti, contrabbando e piccola delinquenza. Tuttavia, l’urbanizzazione e il crescente benessere della città offrirono opportunità più grandi: rapine spettacolari, sequestri di persona e il controllo del nascente mercato della droga. Milano, crocevia del nord Italia, divenne un hub del crimine che si collegava al Sud e alle mafie emergenti. La Mala milanese si differenziò da quella siciliana e calabrese per la sua struttura meno gerarchica e per la capacità di adattarsi rapidamente ai mutamenti. Fu un’organizzazione fluida, capace di mescolare violenza e affari, ma anche di mantenere un profilo mediatico che, paradossalmente, conferiva ai suoi protagonisti una sorta di fama oscura.

Renato Vallanzasca è forse il volto più noto della Mala milanese. Nato a Milano nel 1950, iniziò la sua carriera criminale giovanissimo, scalando rapidamente le gerarchie della delinquenza. Carismatico e spavaldo, Vallanzasca divenne il leader della cosiddetta “banda della Comasina”, che dominava il nord della città con rapine e sequestri. La figura di Vallanzasca si intrecciò con il mito romantico del bandito ribelle. La stampa contribuì a costruirne l’immagine, enfatizzando la sua eleganza, il fascino con le donne e la capacità di sfidare le autorità con arroganza. Tuttavia, dietro questa patina c’era una realtà brutale: omicidi, tradimenti e una scia di violenza. Dopo una lunga fuga e vari arresti spettacolari, Vallanzasca fu catturato definitivamente nel 1977. Le sue continue evasioni e il suo atteggiamento da sfida ne accrebbero il mito, ma la sua parabola criminale si chiuse con una lunga detenzione, interrotta solo da qualche permesso temporaneo.

Francis Turatello, detto “Faccia d’angelo”, era l’antitesi di Vallanzasca. Nato a Padova nel 1944, ma cresciuto a Milano, Turatello era più vicino al modello mafioso tradizionale, con un’organizzazione gerarchica e una gestione spietata del potere. Era famoso per la sua abilità negli affari criminali e per i suoi collegamenti con la mafia siciliana, in particolare con il clan di Luciano Liggio.

Turatello costruì il suo impero grazie al controllo del mercato della droga e delle bische clandestine. Sotto la sua guida, la Mala si professionalizzò, diventando una rete capillare in grado di influenzare sia i bassifondi sia i circoli altolocati. L’ostilità tra Vallanzasca e Turatello divenne leggendaria. I due si affrontarono non solo sul piano criminale, ma anche in un gioco di potere simbolico. La faida culminò in una serie di regolamenti di conti, ma, ironicamente, i due si riconciliarono durante la detenzione, condividendo momenti in carcere fino all’assassinio di Turatello nel 1981.

Angelo Epaminonda, soprannominato “Il Tebano”, rappresenta un altro volto della Mala milanese. Di origine siciliana, ma radicato a Milano, Epaminonda era un uomo colto e raffinato, con una visione strategica del crimine. Il suo ambito principale fu il contrabbando e il riciclaggio di denaro.

Epaminonda seppe sfruttare le debolezze delle bande rivali, consolidando il proprio potere con alleanze strategiche. La sua figura fu meno appariscente rispetto a quella di Vallanzasca o Turatello, ma altrettanto influente. Fu tra i primi a capire l’importanza di reinvestire i proventi illeciti in attività legali, anticipando un modello che diventerà tipico delle organizzazioni mafiose moderne.

Arrestato negli anni ’80, Epaminonda divenne collaboratore di giustizia, rivelando dettagli preziosi sulle dinamiche interne della Mala milanese. Il suo pentimento segnò la fine di un’epoca, contribuendo alla decadenza del fenomeno criminale che aveva dominato Milano per decenni.

La Mala non fu mai un fenomeno isolato dal resto della città. I legami con l’imprenditoria, la politica e le istituzioni evidenziarono una zona grigia tra legalità e illegalità. Inoltre, la narrazione romantica dei banditi contribuì a creare un’ambigua fascinazione che spesso distorse la percezione collettiva.

Il fenomeno della Mala a Milano, incarnato da figure come Vallanzasca, Turatello ed Epaminonda, fu il risultato di un’epoca di profonde trasformazioni economiche e sociali. Sebbene il crimine abbia lasciato ferite nella storia della città, ha anche fornito uno specchio inquietante delle sue contraddizioni. Oggi, ripensare alla Mala significa non solo analizzare il passato, ma anche riflettere sul rapporto tra illegalità, potere e società in un contesto urbano sempre in evoluzione. Nota di colore finale, Sky ha qualche anno addietro dedicato una propria produzione alla storia della Mala milanese e dei suoi protagonisti principali che ha avuto il merito di far conoscere ai più giovani e quindi ad un pubblico più largo la storia di un fenomeno criminale che ha fatto epoca, come del resto l’epopea della Mala ispirò libri, film e canzoni, alimentando un immaginario popolare che, se da un lato documentava la realtà, dall’altro rischiava di glorificarla. Questa rappresentazione mediatica contribuì a radicare nella memoria collettiva il mito di una Milano violenta ma affascinante.

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Alessandro Sorace classe 1988, nato a Catania. Giurista, giornalista pubblicista, appassionato di arte, storia ed amante della cultura, del gusto e del buon vivere. Collabora da cinque anni col quotidiano online "Clessidra 2021".
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