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“Il presepio”, il tenero ricordo natalizio di Gabriele d’Annunzio

Un Vate inedito, capace di passare attraverso sfumature e registri diversissimi, ci sorprende con la musicalità e la tenerezza dei versi della poesia / filastrocca “Il presepio”.

Gabriele d’Annunzio veste di bagliori tenui e di romanticismo un tenero ricordo natalizio e ci presenta il presepio che si allestiva a Ceppo, la sua amata località montana nel comune di Rocca Santa Maria, alla base dei Monti della Laga, in provincia di Teramo. Il presepio che si trova nella sua casa è sacro, e nel paesaggio silente brillano una stella inargentata, i sontuosi Re Magi, gli adoranti ed instancabili pastori d’Abruzzo che evocano altri versi, altre atmosfere, e la campagna è avvolta in una candida patina di farina.  Si respira appieno la sacralità dell’atmosfera natalizia. Il narratore ragazzino recita un sermoncino con voce bianca e melodiosa e “con garbetto birichino” mira a ricevere in premio baci affettuosi e pezzi di scacciata di mandorle.

La spontaneità infantile è perfettamente aderente al significato religioso del Natale, festa del Bambinello per eccellenza e quindi di tutti i  bambini. D’Annunzio si sente protetto all’interno del guscio rassicurante della famiglia. Per lui il Natale era la festività cattolica per eccellenza, meritevole  di essere festeggiata e consacrata con grande rispetto per le tradizioni di paese e per il suo intimo  e positivo messaggio di umana pietà e umiltà.

Successivamente il racconto converge sulle ore notturne, quando, la dolce figura della nonna, fa avverare la profezia di un angelo che avrebbe recato doni straordinari. La nonna è una donna Angelo, che incarna l’anello di congiunzione tra il sacro e il profano, tra il sogno e la realtà, tra le figure della quotidianità e le presenze sfumate e magiche del Natale. Mentre il miele del sonno lambisce il cuore e addolcisce la mente del fanciullo, qualcuno, con discrezione e delicatezza, poggia dolci confetti e monetine sotto il piumato guanciale. E la magia si compie.

Il poeta  scrisse tale poesia in età giovanile e, probabilmente, pensava di dedicarla  a dei giovani lettori;  i ricordi d’infanzia legati alle festività natalizie rievocati con la voce  di un bambino che attende incantato e speranzoso la notte più magica dell’anno ci riportano ad un’Italia antica, custode di riti e tradizioni che oggi si sono perduti.

D’Annunzio mantenne il culto del presepio anche da adulto, come testimoniano biografi e critici che lo descrivono come un impeccabile “ottimo praticante cattolico” dato che “ogni Natale riordina a casa sua il presepio con assai sfarzo di lumini e melarance”. E ancora, ricordano che per le feste natalizie D’Annunzio era “munifico con tutti” e la sua casa di Pescara si trasformava in “un gran porto di mare” poiché “vi si ritrovava tutto quello che si potesse vedere con gli occhi o “desiderare con la gola sul mercato”. Il vate era  prodigo di attenzioni verso ospiti e amici, e “fare regali era un bisogno irrefrenabile, più forte di lui”.
Al Natale il poeta dedicò diverse poesie, tra le quali ricordiamo I Re Magi, contenuta nelle Laudi del cielo, e  alcuni racconti natalizi destinati a un pubblico adulto, Le favole di Natale edite nel 1916 dall’editore Bideri di Napoli.

 Il testo

“Il presepio”

A Ceppo si faceva un presepino
con la sua brava stella inargentata,
coi Magi, coi pastori, per benino
e la campagna tutta infarinata.
La sera io recitavo un sermoncino
con una voce da messa cantata,
e per quel mio garbetto birichino
buscavo baci e pezzi di schiacciata.
Poi verso tardi tu m’accompagnavi
alla nonna con dir: “Stanotte L’Angelo
ti porterà chi sa che bei regali!”.
E mentre i sogni m’arridean soavi,
tu piano, piano mi venivi a mettere
confetti e soldarelli fra’ i guanciali.

 Il presepio  è dedicata alla nonna paterna Anna Giuseppa Lolli.

Gabriele D’Annunzio conobbe solo lei, in quanto la nonna materna era morta prima che lui nascesse. Anna era stata la madre adottiva di Francesco Paolo d’Annunzio, il padre del poeta, figlio di Camillo Rapagnetta e della sorella di Anna, Rita Lolli.
Anna aveva sposato in seconde nozze un ricco commerciante e armatore, Antonio d’Annunzio. In seguito all’adozione, Francesco Paolo, con il benestare del padre Camillo Rapagnetta ancora in vita, prese il cognome del genitore adottivo e  il piccolo Gabriele alla nascita fu battezzato d’Annunzio.

La nonna Anna, tipica donna forte di un Abruzzo arcaico, sacro e pastorale, fu una figura fondamentale nella crescita di Gabriele d’Annunzio: lo teneva per mano e lo portava con sé a fare lunghe passeggiate o lo consolava quando il poeta si inabissava in silenzi profondi o in pianti fanciulleschi. In altri testi il poeta la dipinge intenta  a lavorare a maglia con indosso una cuffietta bianca fatta da lei ai ferri, mentre raccontava al nipotino le avventure di “Guerrin Meschino”, tratte dal libro di Andrea da Barberino.
Alla nascita la nonna gli consegnò un paio di orecchini con brillanti. Secondo la tradizione abruzzese, infatti, tali ornamenti femminili erano donati al primo figlio maschio di una giovane coppia come auspicio di felicità e promessa di un futuro buon matrimonio.

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Nata a Catania nel lontano 19..(il tempo è solo uno stato d’animo!), dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Catania. Si laurea in Lettere classiche con votazione di 110/110 “cum laude” e si immerge nel mondo del lavoro. Dopo aver vinto il Concorso a cattedra nel 2001 inizia ad insegnare presso i Licei. Partecipa a diversi convegni come corsista e come relatrice, cercando di tenersi costantemente aggiornata. Si occupa di temi e problemi della sfera umanistica, collaborando con diverse riviste. Appassionata di libri, ama dipingere, recarsi a teatro, ascoltare musica e suonare il pianoforte. Ama viaggiare, e la sua valigia è sempre pronta!

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