Il film “Freud. L’ultima analisi”

«Troppo dolore nel mondo, è questo il piano di Dio?»
È con questo quesito che gli spettatori in sala restano spiazzati, immersi nella riflessione a cui quelle parole hanno condotto. Una domanda che appare così, all’improvviso; esce fuori quasi in un sussurro, eppure viene percepita distintamente. Sigmund Freud ha asserito proprio questo, non ci sono dubbi. Anche se, in realtà, di dubbi il pubblico ne è pervaso.
È su quest’onda di incertezze e riflessioni psico-filosofiche che si delinea lui, il Sigmund di “Freud – L’ultima analisi” film del 2023 diretto da Matt Brown uscito nelle sale cinematografiche italiane in questi giorni. Il regista è riuscito a rappresentare un Freud come non lo si era mai visto: composto non solo dal suo aspetto professionale, ma anche in veste di uomo, padre e paziente.
Sì, lo psicanalista per eccellenza si trova a ricoprire il ruolo del paziente sottoposto a una seduta velata, inconsapevole, che lo porta a riflettere sul suo passato pieno di traumi e sofferenze. E a condurlo per questa strada c’è lui: C. S. Lewis, colui che è passato alla storia per essere stato uno dei padri fondatori del genere fantasy, l’autore de Le cronache di Narnia.
Un incontro tra i due a dire il vero bizzarro, irreale forse, ma di sicuro brillante. Entrambi vissero durante lo stesso periodo storico e le testimonianze ci suggeriscono come, poco prima della sua morte, Freud incontrò un ragazzo proveniente da Oxford, dunque perché non immaginare che fosse proprio C. S. Lewis?
All’interno del film, una data ben precisa segna il loro incontro: 3 settembre 1939. La Germania nazista aveva invaso la Polonia e tutto il mondo si stava preparando, senza averne la piena consapevolezza, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e a tutti gli orrori che essa non ha risparmiato a portare con sé. Ma la guerra non resta ancorata unicamente sullo sfondo, entra da coprotagonista nelle riflessioni che corrono tra i due uomini, di fianco a chi, invece, ricopre il ruolo centrale: Dio.
I due personaggi vengono raffigurati in una costante contrapposizione; C. S. Lewis e la sua solida fede, quasi incrollabile e Freud, che invece ha sempre sostenuto come la religione fosse da considerare una «nevrosi ossessiva dell’umanità»; giudica Lewis di credere ad una «fantasia», a una storiella, persino ride di fronte a ciò che l’altro afferma.
Il Lewis filmico è un uomo che ha vissuto la guerra di trincea da ragazzo e che solo successivamente si è avvicinato a Dio, cercando di attuare su di sé quelli che sono considerati i valori cardini della religione quali «amare il prossimo tuo come te stesso» e «porgi l’altra guancia». Contrariamente a Freud, che con un umorismo il quale non si preoccupa di celare, afferma come sia assurdo il solo pensiero di porgere l’altra guancia ad un Hitler o addirittura di fare festa insieme a lui. Freud si rifiuta di credere che il piano di Dio consista nel raggiungere la felicità eterna attraversando momenti di pura sofferenza.Dove si nasconde Dio, quando un tiranno decide di mandare incontro alla morte milioni di esseri umani? O quando la signora con la falce strappa un bambino malato alla sua famiglia?

No, il personaggio di Freud non può accettare tutto questo. E di fronte a tali riflessioni Lewis si sente disarmato: non riesce a controbattere, resta in silenzio. Lui che la morte l’ha vista in faccia e la cui paura non l’ha mai lasciato; i traumi della guerra vissuta vivono in lui. Non è il solo a mostrare i suoi dolori passati, anche Freud ha degli scheletri nell’armadio. Lui che è il padre della psicoanalisi, colui che ha fatto luce sull’inconscio, parte fondamentale della mente dell’essere umano che ne detta i comportamenti, i sogni. Viene messo in risalto il rapporto col padre e quello con la figlia, Anna Freud, e la non accettazione della relazione saffica tra lei e la psicanalista americana Dorothy Burlingham. Non solo, Anna rappresenta la sua «bambina» e Freud si rifiuta di vedere in lei una donna, giungendo persino a negare il complesso edipico di cui Anna probabilmente è soggetta. Durante il dialogo tra Freud e C. S. Lewis si percepisce come la contrapposizione iniziale sia destinata alla fine ad assottigliarsi. Entrambi hanno ragione e torto, contemporaneamente.
Freud, malato terminale, giunge alla conclusione che solo la morte, davanti la quale ognuno di noi è «codardo», può rivelare la verità.
Un incontro e scontro tra reale esistenza di Dio o meno, tematica che è stata, è e sarà sempre al centro di riflessioni; l’incognita principale.
E come sorge la domanda su dov’è Dio quando i popoli entrano in guerra, così si dovrebbe riflettere su un aspetto importante, molto spesso trascurato, e sul quale il film apre la mente: il libero arbitrio.
Non è forse l’uomo che ha la capacità di discernere il bene dal male? Non è forse l’uomo che decide di uccidere suo fratello? C. S. Lewis se lo chiede, e lo chiede al suo interlocutore.
La libertà, tal volta conviene domandarsi se è un privilegio averla avuta in dono.