Il romanzo di Sebastiano Ardita “Il coraggio del male”, una storia di dilemmi, drammi e tragedie negli anni di piombo

Sebastiano Ardita, magistrato di valore, scrupoloso e attento saggista sui temi della legalità e dell’antimafia, adesso ci sorprende proponendoci il primo romanzo “Il coraggio del male”(Bonfirraro Editore) , lungo racconto che ci fa rivivere il clima torbido e plumbeo degli anni di piombo, per tentare di capire , comprendere e descrivere un drammatico passato da non dimenticare. L’autore attinge a piene mani dalla sua vasta cultura e dalla sua enorme esperienza professionale per costruire un romanzo che è destinato ad avere un successo editoriale di carattere nazionale. Il libro narra in modo eccellente e con elevata dose di credibilità la vicenda della giovane studentessa universitaria Stella Albano, figura umana di fantasia che si dibatte in una lotta intima tra bene e male, coinvolgendo il lettore in una sorta di introspezione psicologica per analizzare profondamente i traumi della protagonista, ben focalizzati nel romanzo. Si torna a rivivere l’atmosfera dei collettivi, le infuocate assemblee, la guerriglia urbana e le infatuazioni(illusioni) ideologiche generate dalla lotta armata. Stella resta affascinata e sedotta da questo clima di ribellione e dal terrorismo, si dibatte per “tenera a bada la bestia” dentro di sé , un’insopprimibile inquietudine interiore, una rabbia a mala pena repressa, vive scissa dall’attrazione per due uomini profondamente diversi, Domenico e Sergio, in cui il primo incarna il bene e il secondo invece il male. La giovane donna è chiamata a scegliere il suo futuro, però è affetta da un senso di inadeguatezza e da un furore incontenibile che la porta a percorrere strade impervie e pericolose. L’amore può aiutarla scegliere e a riconoscere il male dentro di sé, a riscattarsi dall’autodistruzione. “Il coraggio del male” è pervaso da una scrittura incalzante e uno stile efficace in cui si avverte una chiara e nitida cognizione del dolore di cui è portatrice la protagonista e nella costruzione del romanzo vi sono tracce più che evidenti dell’ispirazione culturale dei grandi classici della letteratura.

E’ una storia di pura fantasia in cui l’amore gioca un ruolo centrale, per certi versi svolge una funzione catartica. Però nel romanzo c’è anche una rievocazione della memoria di fatti cronaca, di vicende verosimili della “notte della repubblica” che terrorizzò l’Italia seminando morte. L’io diviso di Stella viene descritto con maestria, vividezza e precisione da Ardita, il quale riesce a mettere in piedi una trama ben congegnata, emozionante che si incastra in un puzzle senza sbavature ,dove i confini tra il bene e il male sono a volte labili e impercettibili, mentre in altre parti sono nette e marcate. Si parla delle rivolte carcerarie sobillate dall’esterno e sedate con grandi difficoltà e ,quindi, non può mancare in questo scritto la riconoscenza agli agenti di custodia, alla Polizia penitenziaria, alle forze dell’ordine agli eroi molto spesso solitari che fanno il loro dovere contro la criminalità e il terrorismo. I personaggi vengono fotografati in modo impeccabile nello scorrere dei sentimenti, delle passioni che vivono e delle azioni che pongono in essere. Nel romanzo emerge un rifiuto del nichilismo, anticamera della violenza, mentre con la lente d’ingrandimento dell’umanesimo cristiano si esalta la dimensione civile, l’idea della redenzione umana, espressa da un’orgogliosa e coraggiosa difesa della legalità e del senso dello Stato. Il romanzo è scorrevole e apprezzabile, dal lessico elegante e raffinato, si legge tutto d’un fiato in cui non mancano i colpi di scena e il racconto si snoda in modo coerente nel vortice di eventi imprevedibili, sorretto da un alto senso etico e morale. In questa ultima fatica di Sebastiano Ardita si presenta con un grande e convincente squarcio di verità letteraria sui dilemmi, i drammi e le tragedie di quegli anni insanguinati.