Loading
Nuovo quotidiano d'opinione e cultura
Il tempo: la ricchezza per l’umanità
Nuovo quotidiano d’opinione e cultura

Scatta l’ora della Corte Penale Internazionale: mandato di arresto per Netanyahu

In un clima internazionale a dir poco infuocato, in cui i focolai divampano al suono distorto delle armi, procurando sofferenza e morte tra i civili, inermi e privi di una effettiva protezione, continuano a sopraggiungere informazioni in ordine all’evolversi dei conflitti.

In questa direzione, rileva la pronuncia della Corte Penale Internazionale (ICC), la quale ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della difesa Yoav Gallant, accusandoli di aver perpetrato gravi crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

E’ importante evidenziare come la Corte, per la prima volta, provvede all’emanazione di un mandato di arresto nei confronti del capo di governo di un importante alleato occidentale, realizzando un passaggio non di poco momento nell’impegno dell’organismo internazionale nei riguardi dell’estenuante conflitto tra Israele e Hamas.

A parere della Camera Preliminare dell’ICC, sussistono ragionevoli motivi per sostenere che Netanyahu e Gallant siano responsabili di crimini di guerra e crimini contro l’umanità a causa del blocco degli aiuti umanitari a Gaza. Tra i crimini contestati, figurano, quindi, l’uso della fame come metodo di guerra e i crimini per omicidio, persecuzione e altri atti da intendersi disumani.

Inoltre, la Corte ha trovato ragionevoli motivi per credere che Netanyahu e Gallant siano responsabili, in qualità di superiori, del crimine di guerra legato agli attacchi deliberati contro la popolazione civile in almeno due occasioni.

In aggiunta ai mandati per Netanyahu e Gallant, la Corte ne ha emesso uno anche per il leader di Hamas, Mohammed Deif. Israele sostiene di aver ucciso Deif nel 2024, sebbene la sua morte non è stata ancora confermata. Deif è un leader popolare che ha scalato i vertici di una organizzazione terroristica; Netanyahu e Gallant sono due leader politici eletti e rappresentanti di uno Stato. Ma si sa, all’interno di un conflitto, poi, in molti casi pur non volendo generalizzare, tali premesse si annullano e il confine tra le esigenze di difesa e il compimento di crimini si riduce sensibilmente.

Si può dire che, il mandato di arresto, contro il primo ministro israeliano, sosterrà livelli di attenzione politica più incisivi sulla Corte. Basti pensare che, in quanto sostenitori storici della Corte e dello Stato di diritto internazionale, i Paesi europei dovrebbero chiarire la propria posizione rispetto alla Corte stessa in qualità di organo giudiziario indipendente; confermare, ad esempio, che eseguiranno i mandati di arresto se uno qualsiasi dei soggetti interessati entrerà nei confini nazionali. E, allo stesso modo, devono evitare dichiarazione che mettano in discussione la Corte o la sua legittimità, in particolare dopo il forte sostegno europeo al mandato di arresto della Corte contro il presidente russo Vladimir Putin nel 2023.

La presenza del mandato alimenta interrogativi su come gli ufficiali europei dovrebbero gestire le relazioni con Netanyahu, sia in Israele che fuori dal proprio territorio. In casi precedenti, come quello dell’ex presidente keniota, Uhuru Kenyatta, i funzionari europei hanno adottato una politica di contatti ristretti ai soli casi strettamente necessari. Situazione, quindi, che pone l’Unione europea in una condizione di gestire con elementi di ambiguità le connessioni con chi è stato incriminato o, comunque, soggetto ad un mandato di arresto per crimini internazionali.

Sussiste un ulteriore elemento che proietta oltreoceano e, più in particolare, a Washington. La decisione della Corte, probabilmente, genererà prese di posizione e misure ancora tutte da comprendere da parte del nuovo presidente eletto statunitense Donald Trump. Durante il suo primo mandato, Trump ha imposto sanzioni contro i funzionari dell’ICC dopo che la Corte aveva annunciato che stava indagando su azioni statunitensi in Afghanistan, e la sua amministrazione ha anche dichiarato che “ci sarebbero state conseguenze” se l’ICC avesse indagato su crimini di guerra in Palestina.

In questo quadro alquanto mutevole e frastagliato l’Unione europea dovrebbe prepararsi ad assumere una “postura” autonoma e non derivata, come talora accade, sulla base delle scelte assunte dagli Stati Uniti; essere quindi dotati di una propria identità e resistere a qualsiasi pressione americana – e non solo – per recidere i propri legami e il sostegno tradizionalmente riconosciuto alla Corte.

Non vi è dubbio che la decisione adottata dai giudici dell’Aja conduce verso una svolta; la Corte Penale Internazionale si trova al centro di un delicato equilibrio tra giustizia internazionale, relazioni geopolitiche e conflitti di lungo termine.

Diviene invece più complicato preannunciare quali potrebbero essere gli effetti sulla guerra in corso, poiché tutto prende forma mentre pare possibile il raggiungimento di un qualche genere di accordo per un cessate il fuoco.

Il pericolo è che la mossa della Corte, per quanto formalmente legittima, contribuisca ad alterare i delicati equilibri che sembravano potersi costruire. Ma, anche questo, in verità, sarebbe tutto da dimostrare.

Share Article
Sono animato dalla straordinaria passione per il diritto, quest'ultimo inteso come occasione inestimabile di ricerca di giustizia e verità. Sono un legale e mi occupo, altresì, in qualità di docente di insegnamento, consapevole dell'importanza fondamentale di formare ed informare le persone con le quali ho costantemente il privilegio di poter interloquire, investendo, su quei valori alti del convivere umano e civile che, talora, la mediocrità di questo tempo sembra non considerare. Amo la scrittura che si traduce nella capacità di comunicazione e, a tal proposito, vanto collaborazioni con alcune tra le più prestigiose riviste giuridiche scientifiche online, come Diritto.it, Altalex e Quotidiano Legale. Sul piano professionale, inoltre, sono un amministratore condominiale, iscritto presso il registro nazionale Confedilizia, nonché mediatore civile e commerciale ed arbitro presso la Camera Arbitrale Internazionale. Mi nutre pure la passione per il sociale, la quale è coincisa con l'impegno personale nel mondo dell'associazionismo e in compagini politiche, sempre e comunque, a sostegno del bene comune come propria stella polare. Credere sempre, fermarsi mai.
TOP