Intervista all’inviata Rai Stefania Battistini” Maria Grazia Cutuli è andata là dove la terra brucia, un esempio per il giornalismo”

La giornalista Stefania Battistini ha presentato l’Edizione del 2024 del Premio Internazionale Maria Grazia Cutuli dopo che qualche anno fa era stata premiata. Sull’inviata Rai pende un ordine di arresto dalla Russia in quanto accusata di avere attraversato illegalmente per alcune ore il confine dello Stato insieme alle truppe ucraine. La vicenda ha fatto il giro del mondo suscitando reazioni di condanna in Italia e all’estero. Tra l’altro il fatto di seguire le truppe è una cosa prevista dalla Convenzione di Ginevra sulla libertà di stampa. Stefania Battistini è nata a Parma nel 1977 ed è Laureata in Scienze della Comunicazione ed è entrata in Rai nel 2004, mentre attualmente è inviata Speciale del Tg1. Prima dell’invasione dell’Ucraina dal febbraio del 2022 ha seguito le vicende legate all’aggressione della Russia a questo stato sovrano. Per questa attività ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui l’onorificenza dell’Ordine della Principessa Olga da parte della Presidenza della Repubblica d’Ucraina. La giornalista ha scritto anche un libro sulla sua esperienza vissuta in questo conflitto “Una guerra ingiusta. Racconti e immagini dall’Ucraina sotto le bombe”. La giornalista con i suoi reportage ha dimostrato una professionalità notevole e una dose di coraggio davvero apprezzabile. Al termine della manifestazione svoltasi a Santa Venerina ha risposto volentieri ad alcune domande.

Cosa ne pensi di questo premio e pensi che possa contribuire a rafforzare il ruolo dei giornalisti?
Si ogni volta che vengo qui risento tutta l’energia di Maria Grazia e anche un’occasione per noi per confrontarci, per ribadire quelle che sono le regole etiche di questo nostro mestiere, per reiterare l’importanza del nostro lavoro. Stiamo vivendo in un mondo assurdo dove se un giornalista muore perché viene colpito da un colpo d’artiglieria o, come nel caso di Maria Grazia da un assalto, da un assassinio di criminali anche se vuoi in rivolta contro l’Occidente gli viene detto ma forse che ha rischiato troppo, forse il giornalista poteva restare a casa, mentre un militare viene trattato da eroe, invece per i giornalisti sembra quasi che vadano in vacanza. Quindi è importante tornare qui, partecipare a questo Premio per mettere in evidenza e sottolineare quali sono i pilastri del nostro mestiere. Poi alla fine se non ci fossero i giornalisti che vanno nelle zone di conflitto avremmo solo i bollettini dei morti e degli attacchi e la presenza delle informazioni e notizie delle varie propagande degli stati in conflitto. Maria Grazia che è andata là dove la terra brucia ha tracciato una strada e continua ad essere un esempio indimenticabile. Per noi non si può raccontare un fatto seduti sul divano.

Rosario Sorace, Stefania Battistini e Miranda Grasso
Sei un’inviata a rischio che fa anche inchieste e cerca di scovare la verità. Non credi che il potere in tutte le sue manifestazioni è un limite molto forte alla libertà di stampa oggi più che mai. In Italia ci sono le “querele temerarie” che rappresentano una minaccia e un’intimidazione al ruolo dei giornalisti….
Questa è una lotta intrinseca nel senso che i meccanismi del potere sono sempre gli stessi da secoli e ancora non abbiamo tutti gli anticorpi nonostante abbiamo costituito delle istituzioni che dovrebbero aiutarci nel farlo. Però ancora oggi le querele temerarie non hanno ricevuto una legislazione adatta e quando viene persa l’azione giudiziaria dovrebbe prevista una sanzione per chi ha promosso la querela temeraria. E lo stesso accade quando vai una zona di conflitto tutti gli strumenti sono buoni come quello di accusare un giornalista di essere entrata illegalmente in un paese a seguito di un altro esercito…
Come vivi questa situazione particolare. Ti senti controllata dai servizi segreti russi ?
(la giornalista sorride amaramente n.d.r.)Non ha idea di cosa facciano. Vivo sotto scorta e credo che qualcuno questo sospetto ce l’ha . Trovo tutto così surreale che un Paese che ha invaso uno Stato sovrano accusi me di attraversamento illegale dei confini perché per due ore abbiamo seguito lo sconfinamento ucraino facendo quello che fa il corrispondente di guerra. Certo nella mi vicenda si racconta di un altro strumento per limitare l’attività di un giornalista anche semplicemente la libertà di movimento che a suo rischio e pericolo va nelle zone di guerra. Esattamente come avviene per le querele temerarie e per il precariato nel fare pressioni sul prossimo lavoro.

Un momento dell’intervista con Stefania Battistini
Oggi il giornalismo cartaceo è in profonda crisi e quello on line tenta di risalire la china con gli abbonamenti. Qual è il suo futuro del giornalismo?
E’ difficile dire perché non un’esperienza nella gestione manageriale essendo un inviata televisiva. Però vedo che il giornalismo si rinnova sempre e trova sempre una strada. Oggi più che mai si ha bisogno di un’informazione qualificata che si fondi sul rigore delle fonti.