“La strega mancina” di Daniela Alberghina, spiega una formula magica su chi usa la mano sinistra

“La strega mancina” non esiste ,lo sanno anche i bambini ,però Daniela Alberghina, docente di “Fisiologia ed Etologia degli animali di affezione” dell’Università di Messina, ci crede o forse fa finta di credere che sia lei stessa (mancina alla nascita) e così ne approfitta per tracciare ipotesi in un originale saggio aggiornato a studi recenti su chi scrive con la mano sinistra elaborando e analizzando con semplicità e acutezza oltre i dati scientifici le influenze stagionali e lunari che detiene il “mancinista”. L’autrice nella pubblicazione sconfessa e confuta tutti i pregiudizi e le superstizioni che hanno avvolto la vita di chi nasceva con questa diversa abilità per secoli marginalizzati e combattuti rispetto ai destrorsi mettendo in campo ipotesi teoriche sorrette da un’ampia bibliografia e da una ricerca accurata e attenta. Bisogna dire anche che questo forte interesse per una questione di natura antropologica e sociale nasce dalla propria esperienza esistenziale di madre vissuta dolorosamente alla ricerca dei motivi per cui la figlia ha avuto seri problemi di salute. L’autrice non nasconde l’intento che quest’opera contribuisca a sanare la ferita interiore e ridia serenità al suo animo dolente.

Daniela Alberghina
Al contempo nello scritto si enuclea una “formula magica” veramente sorprendente che non disvelo e che potrà essere scoperta da chi avrà la curiosità e la pazienza di accingersi alla lettura dello scorrevole e breve saggio dell’autrice. Ormai da tempo il mancino non è più costretto a correggersi legandosi la mano come avveniva nel passato in cui il dominio dei “destrorsi” imponeva di fare e che considerava i mancini come essere inferiori e deviati confinandoli persino nella diceria di essere portatori della “ mano del diavolo”. Daniele Alberghina scrive un libro agile e divulgativo con la lente d’ingrandimento della studiosa che però non la fa cadere nel circuito vizioso dell’erudizione ridondante, della presunzione di essere sapienti e della supponenza di esternalizzare conoscenze scientifiche acquisite. In realtà l’opuscolo tende a liberare la nostra mente da ritardi culturali e da tabù radicati nell’antropologia e nella fisiologia collocando il tema nella giusta dimensione senza neanche esaltare il mancino come essere dotato di un’intelligenza più elevata rispetto agli altri. Non vi è quindi né una superiorità e neanche un’inferiorità del mancinismo, bensì la constatazione che l’uso della mano sinistra mostra diverse abilità e potenzialità che li rendono simili e diversi a chi usa sempre la destra o agli ambidestri.Questo libro così ricco di informazioni ci aiuta a capirci meglio sul piano fisico e anche metafisico. Resta la suggestione dell’epigrafe tratta da una citazione anonima ad inizio del libro “I mancini non solo scrivono in modo diverso, ma pensano anche in modo diverso” .