“Un pò a sinistra del meridiano dell’Etna ” di Vincenzo G. Spampinato è il racconto di un luogo dell’anima

“Un po’ a sinistra del meridiano dell’Etna” di Vincenzo G. Spampinato è un lungo racconto, davvero nuovo e sorprendente nel genere, che si aggiunge all’enorme mole di storie sopra “a muntagna” . Per l’autore affiorano ricordi che evocano una memoria dai toni struggenti e quel meridiano è un locus animae che resta impresso per sempre nella mente e nel cuore. Qui non è il caso di sviscerare la trama che descrive una bella vicenda, bensì tracciare il senso di un libro in cui Spampinato con umiltà e schiettezza si concentra sull’eruzione lavica del 15 Aprile 1971, particolarmente lunga e virulenta che minacciò i centri abitati e seppellì con 15 mt di lava l’Osservatorio Vulcanologico “Vincenzo Bellini” di Nicolosi situato a 2942 sul livello del mare. Bisogna dire che è anche una breve opera divulgativa laddove l’io narrante si sofferma sulla cronistoria della nascita di questa struttura voluta da lungimiranti pionieri. E’ un romanzo che si legge tutto d’un fiato, che desta emoziona, “avvolgente” non solo nel senso metaforico del termine, che riesce a donare con nitida chiarezza il sentimento che lega gli etnei con il vulcano, che approfondisce il legame d’amore profondo ed eterno tra un padre e un figlio, il valore dell’amicizia autentica e disinteressata e infine l’importanza di avere accanto una famiglia sana e sorretta da immenso affetto. Il protagonista Francesco D’Agrò eredita dal padre Giuseppe il suo modo di vivere, l’esempio di dedizione, tenacia e sensibilità che viene suggellato da una promessa nel momento in cui insieme visitano il luogo dove era collocato l’osservatorio. Dopo la morte del padre nasce spontanea nel giovane l’idea di proseguire nella passione paterna alla ricerca dell’osservatorio scomparso nello spirito etneo degli esploratori del vulcano. Stupisce in questo romanzo la visione animista dell’ambiente naturale che si estende anche alle cose, percepite come esseri viventi, e che l’autore fotografa con formidabile efficacia fornendo in tal modo al libro quel pregio di originalità e luminosità rara per un esordiente alla scrittura qual è Spampinato . Tutti i personaggi che compaiono nel romanzo sono legati insieme da un’ ancestrale, assoluta e insopprimibile dedizione e passione per la “madre Etna”, maestosa e incomparabile bellezza che fa da sfondo all’intera storia. Questo libro ci insegna che non bisogna mai fermarsi all’evidenza dei fatti, mentre occorre mantenere viva la curiosità, tipica delle guide etnee che “visitano” il vulcano in lungo e largo per scoprire nuovi posti da far conoscere. Lo stile della scrittura dell’autore è sobria e puntuale tesa a sollecitare la sensibilità dei lettori, non solo di coloro che amano il paesaggio etneo, con la sua natura colma di magia e incanto ,ma questo scritto tenta anche di lanciare un messaggio a tutti per diffondere quel coraggio e quella voglia di andare sempre avanti, di non fermarsi mai di fronte alle difficoltà dell’esistenza. “L’Etna è dentro di me…se è DNA-afferma l’autore- non potrò cambiare la mia natura. Se è amore non impedirò che cresca con prepotenza in me. Se invece è una malattia, no, non voglio guarire!”
