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La poesia “Possibilità” di Wislawa Szymborska

La poesia “Possibilità” di Wislawa Szymborska: la coraggiosa ricerca della “possibilità” di scegliere chi essere e cosa amare, lontano dai dogmi e dalle imposizioni. L’amore per l’eccezione, per i dettagli, per il frammento.

Possibilità

 di Wislawa Szymborska

Preferisco i film.

Preferisco i gatti.

Preferisco le querce lungo il Warta.

Preferisco Dickens a Dostoevskij.

Preferisco che a me piacciano le persone

piuttosto che amo l’umanità.

Preferisco tenere a portata di mano un ago e un filo, giusto per caso.

Preferisco il colore verde.

Preferisco non sostenere

che la ragione è da incolpare per tutto.

Preferisco le eccezioni.

Preferisco partire presto.

Preferisco parlare con i dottori di qualcos’altro.

Preferisco le vecchie illustrazioni con linee sottili.

Preferisco l’assurdità di scrivere poesie

all’assurdità di non scrivere poesie.

Preferisco, in fatto d’amore, anniversari non specifici

che possono essere celebrati ogni giorno.

Preferisco i moralisti

che non mi promettono nulla.

Preferisco la gentilezza astuta a quella eccessivamente fiduciosa.

Preferisco la terra in abiti civili.

Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.

Preferisco avere alcune riserve.

Preferisco l’inferno del caos all’inferno dell’ordine.

Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine dei giornali.

Preferisco le foglie senza fiori ai fiori senza foglie.

Preferisco i cani con la coda non tagliata.

Preferisco gli occhi chiari, dato che i miei sono scuri.

Preferisco i cassetti della scrivania.

Preferisco molte cose che non ho menzionato qui

a molte cose che ho anche lasciato non dette.

Preferisco gli zeri allo stato brado

a quelli in fila dietro un cifrario.

Preferisco il tempo degli insetti al tempo delle stelle.

Preferisco bussare sul legno.

Preferisco non chiedere quanto manca e quando.

Preferisco tenere a mente anche la possibilità

che l’esistenza abbia la propria ragione di essere.

Analisi

Możliwości tradotta “Possibilità” è una celebre poesia di Wisława Szymborska (1923-2012) che fa parte della raccolta di poesie Ludzie na moście (Gente sul ponte), pubblicata per la prima volta nel 1986. In Italia la raccolta è diventata celebre grazie alla pubblicazione di Adelphi nel 1996, con la traduzione di Pietro Marchesani. Il 1996 è lo stesso anno in cui la poetessa polacca vinse il Premio Nobel per la Letteratura. Attraverso una lista di preferenze apparentemente semplici (preferire i gatti, i paesi occupati a quelli occupanti, le eccezioni alla regola), la poetessa delinea un vero e proprio manifesto morale. Rivendica il diritto all’incertezza, alla fragilità e alla libertà di non allinearsi alle masse o al pensiero unico dominante.

Szymborska rivendica il valore di essere se stessi e di scegliere, difendendo le infinite possibilità del vivere contro la logica del determinismo.

La celebre poesia è un “ plazer” che suona come un inno alla libertà individuale,  alla capacità di dipanare la complessità del quotidiano, difendendo l’indipendenza delle piccole scelte personali rispetto alle grandi ideologie o verità assolute cristallizzate e false. La poetessa utilizza un tono colloquiale che arriva dritto al cuore: noi siamo, in sostanza, le scelte che compiamo.  Difende  l’amore per l’umanità non astratta e la bellezza dell’imperfezione. Molte delle preferenze fanno sorridere e sorprendono.

La poetessa preferisce il cinema, i gatti, le querce, la scrittura, il verde e Dickens a Dostoevskij, mostrando un gusto per le cose semplici e concrete. Sceglie di apprezzare le persone individualmente piuttosto che l’umanità in generale e non incolpa la ragione per ogni cosa.

Rivendica il valore e il primato dell’eccezione sulla noiosità delle regole, l’arte della discrezione e della praticità (tenere a portata di mano ago e filo). Preferisce “gli zeri allo stato brado a quelli in fila dietro un cifrario”, quasi a lasciarci intendere che non ama il gregge, non ama i gregari che passivamente si accodano e subiscono, ma rivendica la possibilità dell’assoluto o la ferocia della solitudine. Preferisce “il tempo degli insetti al tempo delle stelle” in quanto rivendica la pragmaticità del terreno e la fatica dell’esistere, al contrario  di chi rimane imbalsamato a sognare cose che non può ottenere o che non potrà mai realizzare. La poetessa polacca celebra la spontaneità e la meraviglia dell’imperfezione rispetto a rigide strutture come orologi inesorabili e perfetti e destini predeterminati.

La poesia esalta le piccole cose, il caso e la libertà individuale, preferendo la concretezza dell’esistenza (“bussare sul legno”) la solidità del reale al calcolo razionale. Invece di seguire le grandi correnti o le verità preconfezionate, Szymborska si rifugia nei dettagli: le piccole grandi cose della vita che non per forza sono imposte dalle mode. Una poesia che insegna come la nostra identità non si costruisce con gesti eroici, ma con la libertà di accogliere le nostre piccole “storture”, i nostri tic e le nostre inclinazioni più semplici.

È la celebrazione di un’autenticità che nasce dal basso, tramata di scelte parziali e quotidiane che diventano una forma sottile di resistenza contro l’ordine forzato e le aspettative del mondo.

Rivendicare il valore di essere se stessi significa avere il coraggio di essere un’eccezione, di preferire la concretezza di “voler bene alla gente”, magari al proprio vicino all’astrazione di “amare l’umanità” e sbandierarlo “urbi et orbi” e sui social.

La Szymborska ci  invita a restare umani, accettando il paradosso di preferire il ridicolo della sincerità alla perfezione di una maschera.

Il tono è ironico e leggero, e si affrontano temi importanti e profondi con gradevole leggerezza, prediligendo l’imprevisto all’ordine prestabilito.

Le preferenze  evidenziano l’amore per la natura e l’atteggiamento verso la vita è di apertura al dialogo, di comprensione dell’umano errare e di resistenza alle difficoltà. Infatti Szymborska predilige l’alba e le partenze al mattino presto, perché simboleggiano il sole al nascere della speranza.

La chiosa del componimento, che si realizza nei due versi: “Preferisco considerare persino la possibilità / che l’essere abbia una sua ragione” o “Preferisco tenere a mente anche la possibilità/ che l’esistenza abbia la propria ragione di essere” rimanda a un interrogativo destinato a rimanere  sospeso. L’atteggiamento tipico della poetessa è di dubbio metodico e apertura all’inaspettato. Il senso della vita, per lei, non è una verità precostituita, ma una “possibilità” sospesa, che si manifesta nel valore di essere se stessi e nell’accettazione della contingenza.

Esemplificativi potrebbero risultare alcuni confronti con altre sue opere, sui temi della fragilità, del caso e della ricerca di senso:

Nei versi di “Nulla due volte” Szymborska sottolinea l’unicità e l’impermanenza dell’esistenza (“nessun giorno è uguale all’altro”), suggerendo che la mancanza di risposte definitive rende ogni momento prezioso, unico e irripetibile.

In “La fine e l’inizio” la poetessa riflette su come, dopo le tragedie o i grandi eventi, la vita riprenda con una sorta di “necessario oblio”, indicando che il senso non sta in una comprensione assoluta, ma nella continuità del vivere quotidiano.

Ne “Il caso”, il tema ricorrente è il caso,la forza che governa la vita più di una presunta “ragione superiore”.

Nell’antica Grecia il concetto di “caso” non era univoco e veniva interpretato attraverso due lenti principali, spesso distinte ma talvolta sovrapposte: la necessità (Ananke) e la sorte/fortuna (Tiche). Entrambe rappresentavano forze superiori che sfuggivano al controllo umano. La poesia di Szymborska celebra la meraviglia del “poteva non essere” o del “essere altrove”, valorizzando l’esistenza non in quanto finalizzata, ma in quanto evento sorprendente.

La poesia “Possibilità” è quasi un manifesto poetico sulla “possibilità” di scegliere chi essere e cosa amare, lontano dai dogmi e da ogni imposizione. Szymborska non offre risposte filosofiche chiuse, ma invita a “preferire” lo stupore e l’attenzione per il frammento, rendendo il senso della vita un’esperienza individuale e meravigliosa, da costruire nella concretezza dell’istante.

 

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Nata a Catania nel lontano 19..(il tempo è solo uno stato d’animo!), dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Catania. Si laurea in Lettere classiche con votazione di 110/110 “cum laude” e si immerge nel mondo del lavoro. Dopo aver vinto il Concorso a cattedra nel 2001 inizia ad insegnare presso i Licei. Partecipa a diversi convegni come corsista e come relatrice, cercando di tenersi costantemente aggiornata. Si occupa di temi e problemi della sfera umanistica, collaborando con diverse riviste. Appassionata di libri, ama dipingere, recarsi a teatro, ascoltare musica e suonare il pianoforte. Ama viaggiare, e la sua valigia è sempre pronta!
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