L’ambiguità dell’ex collaboratore di giustizia Maurizio Avola

Ma chi e’ in realta’ il collaboratore di giustizia Maurizio Avola?
Avola e’ stato uno dei killer piu’ spietati al soldo del clan Santapaola.
Prima di continuare, bisogna dire che Maurizio Avola e’ stato un “uomo d’onore” affiliato al clan Santapaola ma, di fatto, faceva parte di una “squadra” di criminali, tutti catanesi, vicino a Aldo Ercolano, parente del Santapaola Benedetto.
Questa “appartenenza” mafiosa ha, negli anni, vacillato poiche’ tra Aldo Ercolano e Santapaola Benedetto, non sempre e’ corso “buon sangue”, sebbene appartenenti alla stessa famiglia mafiosa oltre che famiglia parentale.
Si e’ sempre sospettato che, di fatto, a reggere realmente le fila del clan Santapaola fosse Ercolano Aldo e che Santapaola Benedetto sarebbe stata la figura carismatica del clan ma molte decisioni importanti all’interno del clan, a partire dagli anni 90 e forse anche prima, venivano prese da Aldo Ercolano.
Questo non significa che il “vecchio” boss era scavalcato da Ercolano nella guida del clan ma Ercolano agiva, molte volte, senza il consenso di Nitto Santapaola e l’accordo di tutto il clan mafioso.
Cio’ ha determinato malumori e conflitti sfociati in alcuni casi in veri e propri tradimenti di uno nei confronti dell’altro e viceversa.
Basta dire che Santapaola Benedetto, storicamente, era un componente della cupola di Riina ( anche se molte volte non era perfettamente concorde con i feroci medoti stragisti adottati da Salvatore Riina) mentre, Ercolano Aldo, sarebbe stato ( almeno a dire di collaboratori importanti come Giuffre’) vicino alle posizioni non stragiste e di compromessi con lo Stato, che fu’ quella di Bernardo Provenzano trattativista e non stragista.

Nitto Santapaola
Ecco dove si deve, quindi, inquadrare la figura di Avola Maurizio e cioe’ un killer appartenente al clan mafioso dei Santapaola ma, di fatto, alle assolute “dipendenze” di Ercolano Aldo, insieme ad altri personaggi importanti e non di secondo piano come Marcello D’Agata e molti altri affiliati mafiosi catanesi.
Questo cosa significa?
Significa che Maurizio Avola ha agito nelle sue azioni criminali ( e non sono pochi 80 omicidi circa) per conto del clan Santapaola e molti per ordine esclusivo di Ercolano Aldo.
Avola, decide, dopo un omicidio di un affiliato al clan, suo amico e a lui “vicino”, di “voltare le spalle”al clan e collaborare con la giustizia.
All’inizio Avola svela episodi ed omicidi eclatanti, ancora coperti da mistero, come quello del giornalista Giuseppe Fava assumendosene la paternita’ e coinvolgendo anche uomini a lui “vicino” come lo stesso Ercolano Aldo e Marcello D’Agata.
In queste sue prime dichiarazioni, Maurizio Avola, e’ risultato assolutamente attendibile e con riscontri certi. Tanto che moltissimi sono stati gli arresti e le successive condanne nei relativi processi di affiliati al clan e moltissimi sono stati gli episodi criminali svelati.
Alla fine degli anni 80, inizio anni 90, credo, ad Avola, gli fu’ concessa una liberta’ condizionata.
Un giorno, un Magistrato catanese, chiama me e un’altro collega, che conoscevamo bene Avola Maurizio, per farci visionare dei filmati relativi ad una rapina compiuta a Roma in un istituto bancario. Rapina effettuata da Maurizio Avola ed altri personaggi a noi sconosciuti.
Quello che ci sorprese molto, in questa vicenda, fu il fatto che Maurizio Avola, per compiere la rapina, non utilizzo’ alcuna precauzione per nascondere il suo volto e, anzi, alzo’ piu’ volte il viso verso una telecamera che si trovava all’interno della banca come se volesse farsi riprendere e di conseguenza farsi riconoscere.
Avola viene quindi nuovamente incarcerato e gli furono tolti i benefici di legge che aveva ottenuto con la sua collaborazione facendone di conseguenza vacillare tutte le sue dichiarazioni che non avevano riscontri certi.
Ora se e’ vero, come credo che fosse, che Avola si e’ deliberatamente fatto riconosce nel compiere quella rapina, bisogna anche chiedersi perche’ l’ha fatto? E su suggerimento di chi? Chi ha voluto favorire con l’inficiare con questa azione determinate sue dichiarazioni?
Sono tutte domande che ad oggi ( almeno credo) non hanno una risposta ma gli inquirenti che stanno trattando attualmente le vicende di Avola, devono necessariamente conoscere per farsi un’idea e per tale motivo le scrivo.
Successivamente Avola si pone nuovamente come un collaboratore di giustizia svelando altri episodi importantissimi in tempi diversi e cioe’ la partecipazione all’omicidio del Giudice Scopelliti avvenuto in Calabria.
Questo episodio omicidiario non e’ assolutamente da sottovalutare poiche’ e’ accertato come Antonio Scopelliti viene ucciso perche’, da Giudice di Cassazione, stava scrivendo il rigetto delle istanze presentate dagli Avvocati dei mafiosi condannati in primo e secondo grado al maxi processo istruito da Falcone e Borsellino. Praticamente la cupola mafiosa di Riina con tutti i suoi affiliati.

Nino Scopelliti
Come sappiamo, le successive condanne definitive in Cassazione, dopo l’omicidio del Giudice Scopelliti, scatenano l’ira di Riina e compie le stragi ( in verosimile collusione di servizi segreti e volonta’ politiche che miravano a sostituire quelli della prima Repubblica) in continente come vendetta alle condanne inflitte, oltre a proferire minacce di morte a uomini di primo piano nel panorama politico Italiano appartenenti a vari schieramenti, poiche’ non erano stati capaci di evitare le condanne in Cassazione per i mafiosi di Riina come gia’ era accaduto piu’ volte in precedenza con l’azione del Giudice Carnevale meglio conosciuto come l'”ammazza sentenze”.
Avola si assume la paternita’ dell’omicidio del Giudice Scopelliti facendo ritrovare il fucile che sarebbe stato utilizzato per l'”omicidio”.
Su questi fatti viene riportato da organi giornalistici quando di seguito di Carlo Macrì’ in un articolo del 26 Luglio 2019
La perizia dei magistrati: quel calibro 12 risulta «troppo vecchio e ossidato per un esame». ««Nessun profilo biologico su calcio e borsa». «Cartucce difformi» da quelle trovate sul luogo dell’agguato in cui il giudice fu ucciso 27 anni fa. Il fucile che il pentito Maurizio Avola ha fatto ritrovare un anno fa nella campagna catanese non sarebbe quello utilizzato dai killer per uccidere, 27 anni fa, a Campo Calabro, il sostituto procuratore generale della Cassazione Antonino Scopelliti. O meglio: la perizia che i magistrati della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria hanno affidato alla polizia scientifica, parla di un’arma «troppo vecchia, ossidata e incrostata per poter eseguire qualsiasi tipo di esame scientifico» scrivono i tecnici della polizia. La notizia pubblicata venerdì dal quotidiano «Gazzetta del Sud», piomba come un fulmine a ciel sereno sulle indagini che la procura reggina ha avviato da tempo, per identificare gli autori del delitto eccellente. Eppure esattamente un anno fa, in occasione dell’anniversario della morte del magistrato, il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri e il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, si erano detti certi che quel fucile fosse quello utilizzato dai killer. «Il ritrovamento è importante perché conferma importanti recenti intuizioni investigative» aveva detto Bombardieri. La perizia dice, però, molto altro. Le cartucce fatte ritrovare assieme al fucile dal pentito catanese, sono «completamente difformi da quelle ritrovate sul luogo dell’agguato e sul corpo del magistrato». E ancora: «Nessun profilo biologico è stato possibile accertare né sul fucile ne, sulla borsa che lo conteneva». L’unica cosa che i periti sono riusciti ad accertare è il numero di matricola e questo potrebbe condurre all’identificazione del proprietario o almeno a chi ha acquistato l’arma. Si tratta di un fucile calibro 12 di fabbricazione spagnola, marca «Zabaleta Hermamos». Il ritrovamento dell’arma e l’autoaccusa di Maurizio Avola che ha affermato di aver fatto parte del commando di fuoco, hanno dato, nei mesi scorsi, una forte accelerazione all’indagine per identificare mandanti ed esecutori. La procura ha iscritto nel registro degli indagati 18 persone ritenute i mandanti dell’omicidio. Undici calabresi e sette siciliani tra questi anche il superlatitante Matteo Messina Denaro. E poi Marcello D’Agata, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Vincenzo Salvatore Santapaola, Francesco Romeo e lo stesso pentito Maurizio Avola. Ci sono poi i capi storici delle ‘ndrine calabresi: Giuseppe Piromalli, Giovanni e Pasquale Tegano, Antonino Pesce, Giorgio e Giuseppe De Stefano, Vincenzo Zito, Pasquale e Vincenzo Bertuca, Santo Araniti e Giuseppe Molinetti. Il magistrato Antonino Scopelliti fu assassinato il pomeriggio del 9 agosto del 1991 a Campo Calabro. Stava rientrando in paese a bordo della sua auto, una BMW nera, dopo una giornata trascorsa al mare. Due sicari in sella a una moto lo affiancarono e lo trucidarono”…

Aldo Ercolano
Avola non si assume solo la paternita’ di questo importante delitto che, come abbiamo letto, solleva numerosi dubbi, ma si assume addirittura la paternita’ sulla partecipazione alla strage di via D’Amelio e ora anche l’omicidio in concorso con Ercolano Aldo dell’appartenente alla “banda della magliana” Renatino De Petis, indagato anche per il fatto di aver potuto avere un ruolo nel sequestro di Emanuela Orlandi.
Credo che il problema dei Giudici che attualmente trattano Avola, sia quello di verificare sino a dove Avola dice il vero e perche’ ( com’e’ stato gia’ accertato per la strage di via D”Amelio) mentirebbe su questi eclatanti episodi?
Se Avola depista, per conto di chi lo farebbe? E per quale motivo?
E’ questo l’arduo compito dei Giudici che “trattano” attualmente Maurizio Avola”.
Certo, leggere che importanti legali come l’avvocato Ugo Colonna, difensore dell’Avola, nonché tutore, possano aver assunto comportamenti non consoni ad un Avvocato difensore e tutore dell’Avola, solleva ulteriori dubbi e domande, oltre a sollevare lecite domande su numerosi altri importanti personaggi asseritamente “antimafiosi” che ruotano attorno alla figura dell’avvocato Ugo Colonna.