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Teatro Bellini, le sonorità di Ravel che sempre affascinano

Da Mozart a Cajkovskij a Ravel: davvero un ricco programma quello del penultimo spettacolo della Stagione sinfonica del Teatro massimo Bellini, andato in scena il 24 maggio (con replica il  25) , che ha visto sul podio lo scintillante maestro Salvatore Percacciolo, che ha davvero conferito alle belle partiture proposte adeguato movimento e carattere.

Il Maestro Salvatore Percacciolo

Grande incipit con la Sinfonia n.35 in Re maggiore K.385, Haffner di Wolfgang Amadeus Mozart, che si è snodata limpida e leggera sotto la bacchetta del direttore, seguito sapientemente dall’orchestra, in particolare nel travolgente finale, che per espresso desiderio di Mozart va eseguito “il più veloce possibile”, dove gli orchestrali hanno prodotto davvero una grande girandola di suoni, in un movimento vorticoso, con le necessarie pause di begli episodi cantabili.

E non si è configurato come un salto, ma come un naturale passaggio quello da Mozart a Ciaikovski, se pensiamo che il grande compositore tedesco fu sempre un idolo per il maestro russo, cui guardò sempre con profonda venerazione.

L’orchestra

Il programma è proseguito, infatti, con una delle più feconde ispirazioni di Peter Ilic Ciaikovski, quel Romeo e Giulietta, ouverture fantastica in si minore, che tanto attraeva un musicista che fece degli amori infelici la sua cifra esistenziale. In venti minuti la musica del grande compositore russo ha pervaso le sale del teatro, sottolineando in modo calzante i conflitti drammatici e la vocazione descrittiva della partitura, dalla figura di padre Lorenzo nell’incipit, all’Allegro alludente agli insanabili conflitti tra i Capuleti e i Montecchi, fino allo splendido tema della aggraziata figura di Giulietta. Il direttore, imprimendo all’orchestra la giusta grinta, ha saputo qui graduare sapientemente le tensioni, che si spengono poi nella toccante morte dei due giovani innamorati, in cui ogni terreno contrasto ha trovato pace.

Il maestro Salvatore Percacciolo dirige l’orchestra

Poi è stato tutto Ravel. Conoscitore profondo delle possibilità dell’orchestra, il grande musicista francese ha deliziato gli ascoltatori prima con Ma mère l’oye, un piccolo capolavoro, animato da chiara semplicità e raffinato lavoro timbrico, dove Percacciolo ha offerto tocchi preziosi di labor limae nella direzione, valorizzando le tenui sonorità che fanno la magia del grande compositore francese.

Il Bolero, pagina memorabile e sempre, ad ogni ennesimo ascolto, affascinante, ha siglato la serata con una partitura scritta per la famosa ballerina Ida Rubinstein, e quindi originariamente destinata alla danza. Il crescendo inarrestabile di una melodia basata su trentadue battute, che inizia con la magia del flauto, sostenuto dal ritmo sottile dei tamburi, e sfocia poi in una vera esplosione sonora, è stata eseguita con maestria e grande piglio dall’orchestra del Bellini, che ne ha valorizzato la progressiva tensione.

Il maestro Salvatore Percacciolo durante l’esecuzione

Fino allo scioglimento finale, largamente applaudito, che ha garantito agli entusiasti ascoltatori un bel bis con il ritorno, dopo il mi maggiore, all’originale tonalità di do maggiore. Sigla di una serata di bella e suggestiva musica, cui (piccola curiosità) ha assistito anche la principessa di Savoia in un palco d’onore.

(Le foto sono di Giacomo Orlando)

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Docente liceale, collabora con la pagina culturale del quotidiano La Sicilia e la rivista di informazione scolastica La tecnica della scuola. Recensisce spettacoli di teatro di prosa, musica e lirica per il quotidiano on line Sicilymag.
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