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Il contributo prezioso ma misconosciuto degli OSS alla guarigione del paziente

Egregio direttore, i miei venticinque lettori che hanno avuto modo di leggere la mia testimonianza sull’eccellente trattamento ricevuto, in occasione dell’incidente occorsomi, presso il reparto ortopedico dell’ospedale Cannizzaro di Catania diretto dal dott. Longo, mi perdonino se, alle figure eccellenti di medici e personale infermieristico, non   ho aggiunto figure forse più umili, certamente più oscure e misconosciute quali gli OSS. La degenza come paziente mi ha fatto comprendere quanto preziosa sia questa figura. Infatti l’operatore socio sanitario si occupa principalmente dell’assistenza diretta alle persone. La sua missione è quella di garantire il benessere della persona assistita; fornisce assistenza ai pazienti affiancando e supportando gli infermieri professionisti, si occupa di garantire l’igiene personale e ambientale dei pazienti, provvedendo alla pulizia del corpo.

L’Operatore Socio-Sanitario svolge un’attività indirizzata a soddisfare i bisogni primari della persona e a favorire il benessere e l’autonomia dell’utente. Con ciò impedendo l’ insorgere di infezioni, favorendo una ripresa più rapida a tutto vantaggio della pubblica finanza. Ho visto in reparto giovani esercitare con 

convinzione, grande motivazione ed empatia, compiti che mai avrei pensato che i nostri ragazzi avessero potuto svolgere per scelta. Rapportarsi con persone fragili che hanno bisogno di cure e sostegno fisico e psicologico è un atto da svolgere con estrema sensibilità e responsabilità. Vederli correre senza sosta per tutto il turno mi ha fatto pensare che forse il loro numero non sempre è adeguato alle esigenze dei reparti e che si potrebbero riqualificare figure obsolete ormai sempre meno necessarie. Ma questa è solo una proposta che non compete certo a me ma che viene dall’utenza e che lascio ad altri eventualmente esaminare e dibattere. In quanto a me, il mio ringraziamento va a tutti loro per la cura che si sono presi della mia persona.

Marinella Fiume

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Sono nata a Noto l’8 Febbraio del 1950 e mi sono laureata in lettere classiche all’Università di Catania conseguendo anche un dottorato di ricerca in Scienze letterarie e linguistiche. Ho insegnato per 34 anni negli Istituti di Istruzione Secondaria e per un decennio alla SISSIS come tutor di tirocinio per “insegnare ad insegnare” ai giovani laureati. La mia prima esperienza di docente la narro in Feudo del mare: la stagione delle donne quando negli anni Settanta ho ricevuto il primo incarico in un istituto professionale femminile per sarte e stiliste di moda, a Gagliano Castelferrato in provincia di Enna. In questo paese si trovò il metano ed è stato anche il luogo in cui Enrico Mattei pronunciò il suo ultimo discorso prima di morire nell’esplosione del suo aereo. Proprio a Gagliano Castelferrato il Presidenti dell’Eni aveva inaugurato la fabbrica Lebole Sud dove avevano trovato lavoro circa 450 donne. Sono stata sindaca di Fiumefreddo di Sicilia per ben due consiliature: dal 1993 al 2002. Mi sono impegnata a recidere quel torbido e fitto intreccio tra la mafia e la politica nel mio territorio, subendo spesso minacce che non solo non mi hanno impaurito ma anzi mi hanno spinto ancora di più ad amministrare nel rispetto della legalità. Oggi svolgo soprattutto un’attività di scrittrice con un forte impegno di carattere editoriale. Le mie pubblicazioni che voglio ricordare sono le seguenti :Sibilla arcana-Mariannina Coffa, (2000) Siciliane, (2006)dizionario biografico (a cura di Emanuele Romeo Editore; Celeste Aida, (2008); Feudo del mare, (2010); Aforismi per le donne toste,(2012);Sicilia esoterica, (2013);Di madre in figlia. Vita di una guaritrice di campagna, ( 2014) Voglio il mio cielo. Lettere di Mariannina Coffa, (2015); La felicità era, forse, il male minore, con Santino Mirabella,(2016). Ho anche guidato laboratori di scrittura autobiografica, in aiuto delle donne vittime di violenza nei Centri antiviolenza, nelle scuole e nelle carceri femminili. Da queste esperienze è scaturito il volumetto “Il silenzio non è d’oro”, tradotto anche in inglese pubblicato a cura del Soroptimist club di Catania. Più recentemente ho scritto “La bolgia delle eretiche” (2017) in cui rivisito i verbali dei processi madrileni a streghe, fattucchiere, guaritrici e “donne di fuora”; “Ammagatrici” (2019) e per ultimo il libro-inchiesta “Le Ciociare di Capizzi” (2020).
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