Per onorare i morti occorre continuare a ricercare la verità sulle stragi del 1992-93

Per onorare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta morti a Capaci occorre continuare a ricercare la verità su tutto quello che ancora non sappiamo di quegli anni torbidi e terribili. Troppi buchi neri, fatti sconosciuti e punti oscuri che persistono nonostante le numerose sentenze passate in giudicato di procedimenti giudiziari che non hanno fatto piena luce sulla strage del 23 Maggio 1992 .

Il ruolo che Giovanni Falcone svolse al Ministero di Grazia e Giustizia fu segnato da un attivismo frenetico contraddistinto da iniziative tese, pur nell’ambito delle proprie competenze, a scoprire nuove piste nei delitti politico mafiosi e a favorire la ricerca di collusioni mafiose nella strategia della tensione che aveva insanguinato il Paese per decenni. C’è un viaggio negli Stati Uniti poco tempo prima di morire che il magistrato fece e di cui non si sa ancora nulla. Dopo la morte del giudice furono manomessi il computer e qualcuno visionò e sottrasse documenti che appartenevano al valoroso magistrato. La mafia decise di usare delle bombe e gli esplosivi nel territorio siciliano per dimostrare l’onnipotenza mentre il magistrato venne pedinato dai mafiosi anche a Roma dove era più facile colpirlo e dove vi erano meno protezioni. L’ordine dall’alto fu quello di ucciderlo in Sicilia e in modo eclatante. Resta ancora il dubbio del doppio detonatore utilizzato per consentire l’esplosione del tritolo sotto il cavalcavia dell’autostrada di Capaci e da pochi anni ci sono le ultime risultanze di rivelazioni di nuovi collaboratori di giustizia al caglio della magistratura.

Dopo tanti anni sembrano chiudersi gli spiragli di capire quel che accadde in quel drammatico frangente. Tuttavia le inchieste ancora aperte possono fornirci nuove chiavi per comprendere quel che è successo. Non dimentichiamo il contesto storico di cambiamenti epocali nella vita del Paese, l’elezione del Presidente della Repubblica, la fine del sistema politico dei partiti e l’avvio di una nuova fase politica che iniziò con la fine della stagione stragista. Bisogna dare atto al magistrato Luca Tescaroli che sta lavorando a Firenze con scrupolo e coscienza per ricostruire alcune verità insolute sulle verità della stagione stragista. Non dobbiamo perdere mai la speranza che si possano disvelare verità sino ad adesso inaccessibili dei servizi segreti deviati. Ormai è acclarato da numerose sentenze che dietro la stagione di sangue non c’era soltanto la mafia bensì interessi esterni, ineffabili personaggi, “menti raffinatissime” , collusioni di pezzi deviati dello Stato, probabilmente persino figure oltre i confini nazionali. Il momento celebrativo è necessario però credo che il miglior modo per tenere viva la memoria di questi morti innocenti deve essere quello di tirare fuori i fatti non conosciuti e gli altri eventuali ulteriori responsabili delle stragi.