Non dimenticare Francesca Morvillo, unica donna magistrato vittima di un attentato mafioso

IL RICORDO DELLA PROFESSORESSA DANIELA MAINENTI AUTRICE DEL LIBRO “EDUCAZIONE E GIUSTIZIA” FRANCESCA LAURA MORVILLO”.
Nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci, del 1992, un attentato di stampo mafioso, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta, un evento che ha lasciato un segno indelebile nella nostra memoria collettiva e che, nonostante i decenni trascorsi, continua a suscitare interrogativi irrisolti, la professoressa Daniela Mainenti, professore ordinario in diritto processuale penale comparato dei paesi Euro-Med, presso l’ università telematica internazionale Uninettuno, autrice del libro “Educazione e Giustizia” Francesca Laura Morvillo, ricorda e racconta la figura della dott.ssa Francesca Laura Morvillo, l’ unica donna magistrato vittima di un attentato mafioso.
Secondo l’autrice il vile attentato terroristico-mafioso di quel 23 maggio 1992, ha finito col cristallizzare il senso di una intera vita, umana e professionale, in uno dei simboli più nobili della lotta alla mafia. Della figura di donna conosciamo la riservatezza; della moglie di colui, la cui levatura pare farle ombra, appare la condizione di compagna dedita ad un amore difficile per ragioni di sicurezza. Eppure vale la pena provare a ricostruire meglio aspetti inesplorati dell’unica donna magistrato vittima di un attentato mafioso, non solo in Italia ma anche in Europa. Primato, però, non unico al mondo. Fa il paio, per esempio, con le uccisioni di due donne, giudici della Corte suprema, ad inizio 2021, a Kabul: tutte azioni con in comune l’esercizio di una offensiva destabilizzante alla società civile e alle donne per indebolirne la fiducia nel futuro. Era nota, infatti, la sua presenza in macchina in quel tragico giorno e, quindi, non può escludersi si sia voluto colpire anche la donna magistrato. È questa la domanda a cui si prova a dare una risposta nell’opera. Francesca Morvillo era un magistrato di altissimo valore, un vero talento del diritto, non solo, dunque, un modello a cui ispirarsi, per i giuristi, ma anche una figura di riferimento di enorme impegno sociale.
Nel suo libro su Francesca Morvillo, l’autrice ha esplorato, in trasparenza con l’evoluzione del processo minorile, il suo impegno professionale, aldilà’ del tragico destino che l’ha legata in maniera indissolubile a Giovanni Falcone. Tuttavia, rimane ancora una fitta nebbia di incertezze e ambiguità su queste vicende.
In occasione di questo tragico anniversario la professoressa Mainenti esprime un suo personale pensiero.

Daniela Mainenti
“Il dott. Alfredo Morvillo- ha detto la professoressa Mainenti- pone una domanda cruciale: perché tutto è accaduto a Palermo e non altrove? Questa domanda, insieme a quelle sul perché, e a chi realmente abbiano giovato questi gravi fatti, ci costringe a riflettere sul contesto specifico di Palermo, un luogo simbolico nella lotta alla mafia ma anche un teatro di ricatti e, molto oltre le trattative, di accordi oscuri. Gli attentati e le stragi -ha sottolineato-che hanno colpito il nostro patrimonio monumentale negli anni ’90, non sono solo atti di violenza fine a sé stessi, ma rappresentano le evidenze tangibili di un ricatto tra Stato e mafia e, forse, lo diranno i giudici, (perché c’è sempre un giudice a Berlino!) per una parte del primo, anche viceversa. Questi ricatti, ha ribadito- purtroppo, continuano a ripetersi sotto varie forme ancora oggi, influenzando la nostra società e la nostra politica. Per comprendere appieno cosa sia realmente accaduto, non è sufficiente fermarsi alle versioni ufficiali o alle narrazioni superficiali. È necessario – ha proseguito- un esame approfondito delle carte di alcuni procedimenti, un’analisi critica che vada oltre la superficie e sappia leggere e interpretare con attenzione ogni dettaglio. Solo così potremo fare luce su questi avvenimenti e rendere giustizia a chi ha sacrificato la propria vita nella lotta contro la mafia. Continuare a cercare la verità -ha concluso la professoressa Mainenti- è un dovere morale e civile, affinché le vittime non siano dimenticate e affinché possiamo costruire una società più giusta e consapevole”.