Come la musica diventa terapia

Tutti i colori del buio, questo il titolo dell’album di debutto di Marco De Lauri, noto al grande pubblico con il nome d’arte Sethu. Lo conosciamo per la prima volta grazie alla sua partecipazione a Sanremo Giovani 2022, edizione nella quale si aggiudica la vittoria e il via libera per gareggiare tra i Big con il singolo Cause Perse. Sethu, insieme al fratello gemello Jiz (Giorgio De Lauri), irrompono sulla scena come il duo sconosciuto, quello che mai nessuno ascolterà sul serio, quello che “ma chi li hai mai visti?”. Eppure, a discapito dei giudizi che sempre giungono troppo in fretta dalle bocche della gente ai soggetti mirati, il loro talento non è passato inosservato e i due fratelli, l’uno cantante e l’altro produttore, stanno piano piano costruendo il successo desiderato con sacrificio ed impegno.

Marco De Lauri
E con l’uscita di questo disco, i confini e le tematiche presenti nelle canzoni vengono definite in maniera chiara e diretta senza nessun filtro. Perché, quando si parla di sofferenze e disagio, i filtri non servono. Bisogna che la realtà venga sbattuta in faccia affinchè gli occhi possano aprirsi su ciò che prima era volutamente ignorato.
Sethu mette su carta quelli che sono i suoi tomenti personali e che, nel momento in cui si schiaccia play, diventano spontaneamente tormenti universali. Sethu parla di sé ma nel farlo parla di tutti i ragazzi e di tutte le ragazze che non riescono a trovare un posto nel mondo. Parla di chi non riesce a realizzarsi, di chi, sentendosi sempre più sopraffatto da una società che non si cura dell’altro, entra in un loop apparentemente infinito che in un continuum passa dall’oppressione del senso di dovere al desiderio di perdere qualsiasi contatto con una realtà alla quale si sente di non appartenere, in un costante «ripetilo ancora».
Nelle sue canzoni c’è una una perenne battaglia per la quale è «come se stessi perdendo la capacità di affrontarla», un conflitto in cui non si sa quali delle due opzioni sia la strada più semplice da prendere: «abbandonarsi a se stesso o combattere».

Dai testi si evince una stanchezza spitiruale e fisica, che quasi ricorda l’inettitudine che ha caratterizzato la produzione letterale dei primi anni del ‘900, da Svevo a Pirandello. Un’incapacità di adattamento alla realtà dalla quale si sogna di evadere pur consapevole che tutti gli strumenti sono vani e che non si hanno più le forze per remare controcorrente.
Secoli diversi ma pochi cambiamenti di cui andare fieri. Sembra non essere mai andati avanti. L’essere umano continua a sentirsi schiacciato, inadatto, annoiato da stimoli che subisce passivamente e dai quali non sempre riesce a trarne risposte creative.
È solo cambiato il modo di esprimere questi sentimenti.
Tutti i colori del buio nasce dal fondo, dalla volontà di fare sentire le persone meno sole e di gridare che il buio, per quanto faccia paura, ha dentro più luce del mattino.
«ma tu ci hai mai visti in faccia?»