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L’impatto trasformativo dell’intelligenza artificiale nella quotidianità e nel mondo del lavoro

L’avvento dell’intelligenza artificiale sta rivoluzionando profondamente la nostra quotidianità e il modo in cui affrontiamo il lavoro. Da assistenti virtuali a processi automatizzati essa ha cambiato numerosi aspetti della nostra vita, portando con sé opportunità e sfide. Nella vita di tutti i giorni è diventata un compagno silenzioso, presente nei nostri smartphone, nelle case intelligenti e nei servizi online. Gli assistenti virtuali, come Siri e Alexa, sono diventati parte integrante delle nostre giornate, semplificando compiti quotidiani attraverso il riconoscimento vocale e la risposta intelligente che ci permettono di avere informazioni rapide e semplificano quello che un tempo richiedeva sicuramente molto più tempo e soprattutto fatica.

Nel mondo del lavoro, l’intelligenza artificiale ha cambiato il panorama in modo significativo. Processi aziendali, dalla produzione alla gestione delle risorse umane, stanno beneficiando dell’automazione intelligente. Ciò ha portato a un aumento dell’efficienza e della precisione, ma ha anche diminuito il bisogno di risorse umane nella gestione dei processi produttivi e amministrativi.

Il settore manifatturiero ne ha beneficiato per ottimizzare la produzione, riducendo gli errori e migliorando la qualità. Nella sfera dell’assistenza sanitaria, l’analisi dei dati basata sull’intelligenza artificiale ha aperto nuove frontiere nella diagnosi precoce e nella personalizzazione dei trattamenti.

Tuttavia, l’automazione avanzata ha sollevato non pochi interrogativi di carattere etico e sociale. La paura di perdere posti di lavoro a causa della sostituzione da parte delle macchine è una preoccupazione diffusa emersa in dibattiti sulla necessità di riqualificare la forza lavoro e di creare nuove opportunità di impiego slegate dall’automazione.

Inoltre, c’è la questione della trasparenza e dell’equità nell’uso dell’intelligenza artificiale. Algoritmi decisionali possono riflettere pregiudizi presenti nei dati di addestramento, sollevando dubbi di non poco conto riguardo a decisioni che potrebbero rivelarsi a lungo e breve termine come ingiuste o, ancor peggio, discriminatorie; con la conseguenza che in un mondo che guarda all’inclusività ed all’uguaglianza, qualcosa che sfugge al nostro totale controllo possa compromettere i valori verso cui tendiamo. L’allarme è giunto anche dal Fondo Monetario Internazionale che ha posto l’accento sul fatto che il 40% nelle economie emergenti – dalla Cina all’India al Basile – il 26% nei Paesi a basso reddito, e fino al 60% nelle economie più avanzate, dall’Europa agli Stati Uniti. Non finisce qui: l’intelligenza artificiale è quasi certamente destinata ad aumentare le ineguaglianze sociali e ad aumentare il gap tra i Paesi più ricchi e quelli più poveri.

Considerato che l’intelligenza artificiale ha avuto, e tutt’oggi ha un impatto sostanziale sempre più incisivo nelle nostre vite e nel mondo del lavoro è essenziale ed auspicabile che si affrontino con dibattiti di stampo etico-sociale che coinvolgano ovviamente anche i programmatori che possano garantire che l’utilizzo e le modalità di sfruttamento di questa tecnologia contribuiscano a migliorare la nostra esistenza in modo equo e sostenibile e non ci si ritorcano contro come in tanti oggi temono quando si affronta l’argomento.

Allora è appena il caso di ricordare come esistano delle linee guida che comunque sono state dettate nello sviluppo e nella gestione di quello che ad oggi è uno strumento che gode di potenziali applicazioni e possibilità di averne nuove e future. Ci si riferisce in particolar modo al fatto che innanzitutto l’intelligenza artificiale deve avere sempre la supervisione dell’uomo per evitare appunto che questi possa esserne surclassato; deve rispondere ai principi di trasparenza, rispettare il benessere sociale e ambientale, nonché il principio di responsabilità. Infine rispondendo a degli standard di solidità tecnica e sicurezza deve garantire la privacy e l’utilizzo dei dati personali che ne scaturisce.

Non da ultimo nell’ultima riunione che si è tenuta in Vaticano per la riflessione etica sull’utilizzo degli algoritmi che guidi la progettazione dell’intelligenza artificiale, si è ribadito come questa si basi su sei principi fondanti: trasparenza, inclusione, responsabilità, imparzialità, sicurezza e tutela della privacy. Se non verranno mai meno questi principi, e queste linee guida si potrà avere la garanzia di un mondo che possa essere migliore e agevolato, senza però superare la volontà umana che ha dato origine a tutto questo.

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Alessandro Sorace classe 1988, nato a Catania. Giurista, giornalista pubblicista, appassionato di arte, storia ed amante della cultura, del gusto e del buon vivere. Collabora da cinque anni col quotidiano online "Clessidra 2021".
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