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La cronistoria infinita del Ponte sullo Stretto di Messina tra inizi, interruzioni e rinvii

L’amministrazione della cosa pubblica passa attraverso il funzionamento di alcuni settori capaci di risultare decisivi per lo sviluppo di un intero sistema economico e sociale. Tra i comparti più rilevanti, emerge sicuramente quello relativo alle infrastrutture, poiché, la creazione di quest’ultime, deve inevitabilmente condurre ad interpretazioni ben al di là dell’opera in sé, ma soprattutto in funzione delle ricadute che dall’intervento di realizzazione infrastrutturale possono derivare. Dare avvio ad un’analisi proiettata a valutare costi e benefici non può, in realtà, risultare sganciata dalla centralità di siffatte questioni che, inoltre, sogliono declinarsi secondo un orizzonte temporale di più ampio spettro.

Il Mezzogiorno in modo particolare rappresenta l’area del paese peggio coinvolta rispetto alla gestione dei processi infrastrutturali, i quali incidono sullo sviluppo dei singoli territori, in quanto attrarre investimenti significa pure predisporre le condizioni affinché ciò si realizzi. Non è dunque complicato sostenere come la penuria di infrastrutture, e l’assenza di trasporti più veloci ed efficienti, abbia contribuito in misura rilevante alla determinazioni degli attuali assetti nazionali.

Nell’ambito di tali argomentazioni, sovente, ritorna, al centro dell’agenda politica, il “l’infrastruttura delle infrastrutture”, ciò che esprime da tempo croce e delizia di molti: il Ponte sullo Stretto di Messina. In Sicilia, peraltro, la creazione di un attraversamento stabile, costituisce, l’esigenza di un rimedio all’insularità del territorio isolano rispetto al continente, possibile acceleratore di una modificazione più estesa dei territorio mediante la realizzazione delle opere connesse da agganciare al ponte, sicché da concepire un sistema più articolato che non assegni al ponte il ruolo di una cattedrale nel deserto.

Quella del ponte è una storia fatta di speranze ed ambizioni allo scopo di unire l’isola al continente, accarezzato sin da epoche risalenti a partire dalle guerre puniche, passando per Carlo Magno e i Borbone. Nel 1908, tuttavia, l’idea subì un drastico ridimensionamento a causa del terremoto che colpì Messina con la relativa distruzione della città, sollecitando l’evidenza rappresentata dalla forte sismicità che insiste sull’area, fino alla restaurazione di un’idea antica – quella del ponte – ribadita dalla costituzione nel 1981 della società Stretto di Messina, la quale assunse la responsabile per la progettazione dell’infrastruttura.

Collegare le due sponde, siciliane e calabresi, è dunque più vecchia dell’Italia stessa: i primi tentativi risalgono addirittura ai tempi degli antichi romani, poi un pensiero lo fece pure Carlo Magno. Fu però nel 1840 che il Re delle Due Sicilie, Ferdinando II di Borbone, fece compiere una prima bozza riguardante il piano pratico per la creazione dell’opera, ciò che oggi potremmo definire come studio di fattibilità. Tuttavia, a causa dei costi altamente elevati, fu costretto a desistere.

A seguito dell’Unità d’Italia il progetto del Ponte ritorna in auge: nel 1866 è il ministro dei Lavori Pubblici dell’epoca, a commissionare un altro studio per verificare la possibilità di collegare Scilla e Cariddi con una costruzione in metallo, tuttavia pure in tal circostanza ne seguì un nulla di fatto.

Finita la Seconda Guerra mondiale, inizia la ricostruzione del paese e l’idea del ponte sullo Stretto affascina anche la neonata Repubblica. Serve però giungere fino al 1969, quando verrà bandito un “Concorso internazionale di idee” per un progetto di attraversamento stradale e ferroviario dello Stretto. In quell’occasione furono predisposti 143 progetti. Per gli studi preliminari furono stanziati poco più di tre miliardi di vecchie lire, che rappresentavano anche i  primi costi da sostenere per lo Stato, per finanziare un intervento apparso soltanto nelle carte dei tecnici.

Tra i diversi progetti vincitori, quello di un tunnel a mezz’acqua, ancorato al fondo mediante cavi in acciaio, poi un ponte a tre campate, uno sospeso a campata unica, e anche alcune versioni di ponte sospeso a tre o più campate. 

Dopo vari studi di fattibilità, viene approvata la soluzione del “ponte sospeso ad unica campata”; nel 1985, l’allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, ebbe modo di pronunciarsi a favore della realizzazione dell’opera. Anche stavolta, però, la progettazione fu destinata ad arrestarsi, e nel 1992 con lo scoppio di Tangentopoli, l’opera, viene riposta definitivamente in soffitta.  

Da tali fatti, a distanza di circa un decennio, il nuovo premier, Silvio Berlusconi, rilancia il progetto. Nel 2005, con un’offerta di poco meno di quattro miliardi di euro, Impregilo vince la gara per la realizzazione del ponte e, nel 2006, la società firma il contratto. Quando sembra tutto pronto per avviare i lavori, Berlusconi perde le elezioni e con la nascita dell’esecutivo guidato da Romano Prodi, il ponte viene considerato “inutile e dannoso” e pertanto si blocca tutto. L’esecutivo cade dopo soli due anni e il Cavaliere rientra al comando, ritornando, nuovamente, a parlare di costruzione del ponte, ma stavolta a far archiviare il tentativo sarà la crisi che investirà i debiti sovrani.  

Il governo tecnico di Mario Monti tra Salva Italia, e tante spese da tagliare, mette la parola fine alla costruzione del ponte, annunciando che non si farà e la società Stretto di Messina viene messa in liquidazione. Ora, invece, il governo Meloni ne prevede la riattivazione, e a cinque mesi dal giuramento il Consiglio dei ministri approva l’opera, definendola una come una “giornata storica non solo per la Sicilia e la Calabria, ma per tutta l’Italia dopo cinquant’anni di chiacchiere“.

L’avvio dell’iter burocratico per l’avvio dei lavori per il ponte sullo Stretto di Messina è ai nastri di partenza: il prossimo 16 aprile è stata indetta al Mit la conferenza dei servizi istruttoria; è il primo passo operativo per l’inizio dei lavori per la messa a punto dei cantieri entro l’anno. Il resto è storia ancora da scrivere e da raccontare.

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Sono animato dalla straordinaria passione per il diritto, quest'ultimo inteso come occasione inestimabile di ricerca di giustizia e verità. Sono un legale e mi occupo, altresì, in qualità di docente di insegnamento, consapevole dell'importanza fondamentale di formare ed informare le persone con le quali ho costantemente il privilegio di poter interloquire, investendo, su quei valori alti del convivere umano e civile che, talora, la mediocrità di questo tempo sembra non considerare. Amo la scrittura che si traduce nella capacità di comunicazione e, a tal proposito, vanto collaborazioni con alcune tra le più prestigiose riviste giuridiche scientifiche online, come Diritto.it, Altalex e Quotidiano Legale. Sul piano professionale, inoltre, sono un amministratore condominiale, iscritto presso il registro nazionale Confedilizia, nonché mediatore civile e commerciale ed arbitro presso la Camera Arbitrale Internazionale. Mi nutre pure la passione per il sociale, la quale è coincisa con l'impegno personale nel mondo dell'associazionismo e in compagini politiche, sempre e comunque, a sostegno del bene comune come propria stella polare. Credere sempre, fermarsi mai.
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