Attentato a Mosca: si riaffaccia prepotente il pericolo del califfato islamico

Ritorna con prepotenza il fenomeno del terrorismo islamico. Quando nel mezzo di un clima internazionale, fortemente instabile, che soffia alacremente sui venti di guerra, ci ricorda come sia attuale il pericolo di un escalation e di una più estesa militarizzazione, oltre a dichiarazioni europee che, per la prima volta, in modo più aperto, preannunciano la formazione di un’”economia di guerra”, in una serata di apparente divertimento, a Mosca, si avverte il fragoroso rumore di spari contro cittadini inermi, molti dei quali rimasti vittima di un vile attentato, del quale dovranno più nel dettaglio verificarsi le cause e, soprattutto, gli effetti che seguiranno.
Non si può tuttavia ritenere che quanto accaduto durante una serata come tante, ma, diversa dalle altre, rappresenti qualcosa di completamente inaspettato: vi erano stati effettivamente degli avvertimenti che lasciavano presagire eventi di tal fatta, ma probabilmente sottovalutati.
Infatti, lo scorso 7 marzo fu la stessa ambasciata americana a Mosca ad avvertire circa il pericolo di attentati, così da mettere in guardia i propri cittadini, e quindi ad evitare la frequentazione di posti affollati come terreno fertile per la vigliacca operatività di questi gruppi criminali. La Cnn, rinviando a “fonti informate”, conferma che gli Stati Uniti avevano comunicato alla Federazione russa il rischio di possibili attacchi dell’Isis. Si tratta di un’informativa, poi, confermata anche dalla Casa Bianca.
L’ambasciata americana aveva lanciato l’allarme dopo che, il giorno precedente, l’Fsb aveva riferito di aver scongiurato un attacco con armi da fuoco contro i fedeli di una sinagoga nella capitale. I servizi segreti russi, inoltre, avevano sottolineato come l’attentato era stato pianificato da una cellula del Wilayat Khorasan, cioè una branca afghana dell’Isis, comparsa inizialmente nel 2014, che si pone come scopo la creazione di un nuovo califfato che unisca vari paesi asiatici, tra i quali l’Afghanistan, il Pakistan, l’Iran, senza escludere però alcune ex repubbliche sovietiche, come il Turkmenistan, il Tagikistan e l’Uzbekistan.
Per tali ragioni a seguito del sanguinoso attentato di Mosca, rivendicato dallo Stato Islamico, gli Stati Uniti d’America hanno prontamente segnalato come avessero avvertito la Russia rispetto alla consistenza di detti pericoli da parte dell’Isis-K, ossia lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante.
Più in particolare, noto anche come Wilayat Khorasan, il gruppo si articola come una costola afghana dell’Isis e il nome Khorasan si traduce in La terra del sole, e sembrerebbe riferirsi a una regione storica che ricomprende porzioni dell’Iran, del Pakistan e dell’Afghanistan.
Rilevano tuttavia diversità rispetto ad altre organizzazioni similari; basti pensare che l’Isis-K, ha combattuto apertamente anche contro altre organizzazioni islamiche estremiste, come i talebani (sono loro i responsabili dell’attentato suicida consumato presso lo scalo aeroportuale di Kabul dell’agosto 2021).
Ed era pronta ad attivarsi anche contro le comunità ebraiche come vendetta per le operazioni israeliane a Gaza: solo due settimane fa, i servizi d’intelligence russi hanno rivendicato di aver eliminato una cellula dell’Isis che pianificava un attacco contro una sinagoga proprio a Mosca.
Il vile attacco si è consumato nel quartiere di Krasnogorsk, fuori e dentro la sala da concerti Crocus City Hall, la più grande di Mosca con una capacità di oltre seimila persone, dove stava per esibirsi la rock band Picnic. Un centinaio di persone sono state tratte in salvo da dentro la sala o dal tetto, dove si erano rifugiate e che poi in parte è crollato a causa delle fiamme. Per domare la vastità delle fiamme scatenate, sono intervenuti in volo degli elicotteri, a riprova della gravità dei fatti accaduti.
Di conseguenza, tutti gli eventi di massa e di intrattenimento in Russia, sono stati cancellati per i prossimi giorni, mentre sono stati rafforzati i controlli di sicurezza sui mezzi di trasporto pubblici e negli aeroporti.
Per evitare equivoci diplomatici con possibili riflessi militari, la presidenza ucraina ha negato qualsiasi coinvolgimento in ordine ai fatti accaduti, e lo stesso ha fatto il Corpo dei Volontari Russi (Rdk), una delle unità paramilitari inquadrate nelle forze di Kiev che, nelle ultime settimane, hanno rivendicato diversi tentativi di infiltrazione nelle regioni russe frontaliere di Kursk e Belgorod.
Anche il Ministero degli Esteri italiano, lo scorso 8 marzo, aveva reso noto sul sito Viaggiare sicuri un ammonimento in cui sollecitava i cittadini italiani ad evitare di far parte di assembramenti, nonché ad eventi culturali con rilevante partecipazione presso la capitale russa. Le segnalazione dell’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri sono espressione di analisi e previsioni che, tengono conto del comportamento nel tempo manifestato da gruppi terroristici o criminali in azione in differenti scenari internazionali. Pertanto l’ambasciata italiana si è prontamente attivata per verificare la presenza di connazionali, ma in questo momento sembrerebbe non ci siano.
Emergeranno sicuramente nuovi sviluppi rispetto all’evento di cronaca di cui in parola, tuttavia risulta abbastanza evidente come l’accaduto confermi una situazione generale di profonda criticità ed instabilità globale, le cui conseguenze sono tutte da vedere e di certo, non riflettono, attualmente, nessuna schiarita.