Lo spettacolo della compagnia Teatrale Jonica”L’avventura di Ernesto”

L’ AVVENTURA DI ERNESTO. GRANDE SUCCESSO PER LA COMPAGNIA TEATRALE JONICA CHE FIRMA A TETRO UN ALTRO SUCCESSO, CHE INSEGNA CHE L’UNICO APPRODO POSSIBILE SIA SEMPRE E SOLO LA MORTE.
L’ avventura di Ernesto è stato lo spettacolo teatrale portato in scena, con strepitoso successo, al Teatro Garibaldi, dalla Compagnia teatrale jonica. La regia è stata firmata, in maniera attenta e scrupolosa da Rosario Minardi, che ha rivisitato una storia ricca di fantasia, in un’atmosfera astratta e surreale, che induce lo spettatore ad una profonda riflessione sul senso della vita e sullo scorrere inesorabile del tempo, che cambia l’uomo, i suoi affetti, le sue passioni, gli amori, le amicizie e persino i dolori.

Ernesto, interpretato da un credibilissimo e coinvolgente Giambattista Galeano, è un famoso scrittore, morto da sedici anni, che torna in vita, grazie a dei miracolosi esperimenti scientifici. Il suo inaspettato ritorno dall’ aldilà, genera scompiglio nella famiglia, che ormai è cambiata e si è rifatta una propria vita. La risurrezione di Ernesto crea imbarazzo anche tra gli amici, che stentano a riconoscerlo e soprattutto ad accettarlo.
Si tratta di un’opera di Ercole Patti, una favola moderna, meravigliosamente inquieta, ricca di languori e sensualità, quindi dionisiaca e, in quanto tale, simbolica e materica ad un tempo; perciò il suo confine naturale ed inesorabile è rappresentato dalla morte. All’interno di queste coordinate si inquadra la vittoria del tempo, che con il suo scorrere inesorabile segna dei solchi indelebili, tanto per gli uomini quanto per le donne, poiché il tempo passa per tutti… come dimostra il cambio del colore dei capelli, dell’ amata moglie Ada, diventata bionda, (impersonata con autorità e presenza scenica da Adele Nicotra, che dopo la dipartita del marito si è rifatta una vita, con il suo amante, il commercialista Petralia (interpretato da un servizievole Adolfo Ursino) e la piccola figlioletta Mimma, che nel frattempo è diventata una vivace e bellissima giovane donna, incarnata dalla pimpante Arianna Galeano. Il tempo passa inesorabilmente anche per chi non c’è più, anche per lo stesso Ernesto.

La pièce è ambientata in Sicilia, terra che diviene nostos in senso opposto e cioè non un viaggio nella memoria, briosa ricerca erotica, tormentata sensualità, amara inquietudine o inerzia sonnolente, bensì nostalgia del futuro, di ciò che potrebbe essere.
L’autore approfitta, così, per mettere in risalto i profittatori dell’ultima ora e, più in generale, punta il dito su pseudo familiari ed amici, tra cui il fedele Pavone ( impersonato da uno spigliato Gaetano Venuto) e il critico letterario in poltrona Bracchi,(interpretato da un sofisticato Orazio Nicotra). Il tutto con un amarissimo divertito e divertente cinismo, colorato da smaliziato disincanto, mentre celebra il vitalismo decadente di una società priva di ogni riferimento etico e morale che nel sogno, nella noia o nel fastidio consuma le contraddizioni di un presente “fuori di chiave”.
L’ incontro freddo e distaccato con gli affetti più cari, deludono il povero Ernesto, che prenderà, alla fine, una drastica decisione, quella di lasciarsi morire, poiché come ha scritto lo stesso Patti “la vita è più ingombrante della morte”. Alla fine un’angosciosa intuizione conduce i protagonisti e gli stessi spettatori all’ingresso di un labirinto che investe tutti, l’uomo, lo scrittore, gli eventi: la sostanza dell’uomo “è nella morte fin da quando comincia ad essere in vita”.