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Il filo diretto di una stabile alleanza tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America

Si vive in un contesto geopolitico nel quale il valore delle relazioni e delle partnership a livello internazionali risulta essere particolarmente decisivo, nonostante le criticità legate ai vari conflitti che attanagliano la quotidianità di quest’epoca moderna.

Traendo spunto in ordine di tempo dall’ultimo di una serie di viaggi oltreoceano compiuti dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in America, facendo visita istituzionale al capo della “Casa bianca” Joe Biden, vi è l’opportunità di richiamare una lunga storia di amicizia tra i due paesi, con elementi a volte ambigui in relazione a taluni avvenimenti intercorsi in tempi più risalenti, in cui, gli Stati Uniti d’America, non hanno tardato a confermare una naturale propensione che può riassumersi nell’espressione di American first.

Pensando al 1919, quando il presidente Woodrow Wilson attraversò l’Italia, per il viaggio che lo portò sia a Roma che in altre importanti città, fu accolto, dappertutto, da ali di folle realmente numerose. L’insieme delle immagini che l’archivio storico restituisce oggigiorno, mostra, quanto entusiasmo sollecitò quell’evento, del tutto nuovo per l’Italia e per la stessa politica italiana.

Gli Stati Uniti guidati da Wilson, ideatore di una prospettiva internazionalista e liberale della politica estera americana nonché padre, con scarsa fortuna, dell’ambizioso progetto della Società delle Nazioni che si basava in aderenza a tale impostazione, erano pertanto intervenuti soltanto due anni prima nella tragedia della Grande Guerra, portando un contributo importante per l’esito vittorioso contro gli Imperi centrali.

Sono quindi diverse le ragioni in virtù delle quali poter muovere ringraziamenti nei confronti degli americani, insieme a sentimenti di amicizia capaci di rinsaldare i rapporti tra i rispettivi Stati e, in tal senso, sfogliare il corposo libro della storia suggerisce di rinviare ad alcune date, come quelle tra il nove aprile e dieci luglio del 1943, quando, sette divisioni alleate sbarcando sulle rive della costa sud-orientale in Sicilia, tra Siracusa e Licata, nell’ambito dell’operazione “Husky”, diedero il via alla missione di liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista.

Da lì a poco, infatti, nel 1945, in primavera quasi a simboleggiare la genesi di una rinascita per il tricolore italiano, le truppe americane sfondarono la linea Gotica, fino all’insurrezione nazionale che condusse alla definitiva liberazione, celebrata il 25 aprile di ogni anno (giorno simbolico, poiché segnò l’avvio della ritirata dei tedeschi).

Riaffermare la centralità della storia dovrebbe costituire esercizio naturale, oltreché profonda ricchezza, in quanto consente di analizzare le proprie radici e, quindi, interpretare gli attuali equilibri sulla base di uno sviluppo temporale caratterizzato da eventi assai decisivi, anche e soprattutto in chiave futura. Basti pensare che, quanto si osserva in relazione a tali accadimenti, è servito a realizzare una fitta rete di relazioni tra l’Italia e l’America basate sull’esistenza di un’amicizia reciproca, più volte confermata dai vari esecutivi che si sono succeduti nel corso dei decenni.

Il Mediterraneo e le relazioni transatlantiche sono due aspetti fondamentali, e per certi versi correlati tra loro, della nostra politica estera negli ultimi ottanta anni. Mentre l’Italia faticosamente si liberava, e veniva liberata, dalla dittatura e dall’occupazione straniera, iniziava a prendere forma la fisionomia di una collaborazione che interessava le nuove classi dirigenti democratiche sia in Itale che negli Stati Uniti.

Pertanto, in virtù della funzione decisiva che l’Italia poteva svolgere nel Mediterraneo e in Europa, le relazioni con la superpotenza a stelle e strisce, dal secondo dopo guerra in poi, furono sempre tanto vicine per la politica italiana. Ma contestualmente lo fu per tutta l’Europa, soprattutto negli anni della Guerra Fredda, quando l’aspro confronto tra il mondo libero e il regime comunista passava soprattutto dal teatro europeo, e si giocava, molto intorno, a quella cortina di ferro che separava in due blocchi il vecchio continente, e in cui i rapporti transatlantici rivestirono sempre una importante funzione, anche in ordine alle decisioni di politica estera e interna di numerosi Stati europei.

Per più di settanta anni, gli americani hanno garantito, anche attraverso allo scudo protettivo della Nato, la difesa e la sicurezza dei paesi europei, Italia in primis, contro la minaccia russa e gli altri pericoli che si sono materializzati nel tempo. L’Italia, infatti, durante l’epoca della Guerra Fredda, e poi negli anni a seguire il 1989, nel caos piombato improvvisamente ai confini europei, dai Balcani alla sponda sud del Mediterraneo all’Asia centrale, mantenne lealmente i propri impegni nei confronti degli USA e dell’intero sistema di alleanze occidentali, svolgendo la delicata funzione di paese-ponte verso l’area geografica riconducibile ai paesi arabi, e impegnandosi, concretamente, per la sicurezza dello spazio euro-mediterraneo. Mettendo in campo anche una capacità di mediazione e interlocuzione, soprattutto mediante il contributo di uomini di Stato di elevatissimo profilo, che in tante occasioni ha consentito al Bel Paese di occupare un ruolo di primissimo ordine nello scacchiere delle intricate relazioni dell’epoca bipolare e di quella successiva.

Non sono mancati momenti di crisi, uno su tutti la famosa notte di Sigonella, in cui le relazioni probabilmente svilupparono i minimi storici e, ancora oggi, ciò rappresenta motivo di orgoglio per tanti italiani che sollevano criticità in ordine alla presenza di un rapporto ritenuto non sempre paritario tra i due Stati, adducendo, in qualche modo, a spiccati profili di sudditanza a cui l’Italia sarebbe assoggettata rispetto alla potenza espressa dalle forze americane.

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Sono animato dalla straordinaria passione per il diritto, quest'ultimo inteso come occasione inestimabile di ricerca di giustizia e verità. Sono un legale e mi occupo, altresì, in qualità di docente di insegnamento, consapevole dell'importanza fondamentale di formare ed informare le persone con le quali ho costantemente il privilegio di poter interloquire, investendo, su quei valori alti del convivere umano e civile che, talora, la mediocrità di questo tempo sembra non considerare. Amo la scrittura che si traduce nella capacità di comunicazione e, a tal proposito, vanto collaborazioni con alcune tra le più prestigiose riviste giuridiche scientifiche online, come Diritto.it, Altalex e Quotidiano Legale. Sul piano professionale, inoltre, sono un amministratore condominiale, iscritto presso il registro nazionale Confedilizia, nonché mediatore civile e commerciale ed arbitro presso la Camera Arbitrale Internazionale. Mi nutre pure la passione per il sociale, la quale è coincisa con l'impegno personale nel mondo dell'associazionismo e in compagini politiche, sempre e comunque, a sostegno del bene comune come propria stella polare. Credere sempre, fermarsi mai.
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