PalcoOff, l’arte della resistenza salverà il teatro

“Si può fare teatro quando si è depressi? Cosa si può fare quando si è depressi? Quando non hai nemmeno la forza di alzarti dal letto. Quando ogni tuo pensiero è nero e non riesci a immaginarti nel futuro.”
E’ questa la domanda iniziale da cui muove il toccante spettacolo “L’arte della resistenza”, andato in scena il 17 e 18 febbraio al Centro Zo delle Ciminiere, nell’ambito della rassegna PalcoOff, animata dalla solerte direzione artistica di Francesca Romana Vitale e Renato Lombardo.

Prodotto dalla Compagnia Barbe à Papa Teatro, che, con grande autoironia, mette in scena se stessa, la performance, con testo e regia dell’acuto Claudio Zappalà, spinge a una profonda riflessione sul ruolo e sul destino del teatro oggi, in particolare dopo i drammatici anni del Covid.
Bravissimi e affiatati, si muovono in scena tre attrici (Chiara Buzzone, Federica D’Amore e Roberta Giordano) e un attore (Totò Galati), su un palco vuoto, pronti a iniziare il loro ultimo spettacolo: così, strizzando l’occhio a Pirandello e al suo immortale metateatro, cominciano ad interrogarsi sulla loro condizione di artisti, di lavoratori e lavoratrici, ma anche di uomini e donne che vivono un presente buio e un futuro incerto, con le sue difficoltà e contraddizioni.

Eppure, pur affrontando un tema tragico, perché la morte dell’arte sarebbe la morte della civiltà, questi bravi giovani hanno fatto anche sorridere il folto pubblico catanese, tra samba e pranzi veloci con salatini e banane, fino al bel cantare a squarciagola la mitica “Strada facendo” di Claudio Baglioni, a testimonianza che la Speranza li anima sempre, ogni volta che si accendono le luci della ribalta.
Perché è questa l’arte della resistenza, come ha ben spiegato agli spettatori nel dibattito a conclusione, Totò Galati: combattere sempre, pur sapendo che si può morire. Ma il teatro indipendente, finchè esisteranno attori così appassionati come questi, avrà ancora, ne siamo certi, lunga vita.