Nicola Piovani, pericolosa musica al Bellini

Sono state tre grandi serate catanesi per Nicola Piovani, celebre compositore, al Teatro Bellini di Catania, con due opere diverse, ma complementari, che hanno dato una idea delle poliedricità del loro autore.
Il 9 e 10 febbraio è andata in scena La Pietà, un moderno Stabat Mater per voce recitante, due voci femminili e orchestra con testi originali scritti da Vincenzo Cerami, che hanno raccontato due passioni moderne, diverse e distanti geograficamente fra loro.
Due madri divise da terra e mare, da diverse culture e stili di canto, una madre bianca, la brava Desireé Rancatore, che con la sua solita bella voce di soprano, ha reso partecipi gli attenti ascoltatori del dolore di una donna che apprende della morte per overdose del proprio figlio in una città del nostro Occidente apparentemente ricco e dominato del benessere, ed una madre nera, incarnata dalla possente voce di Amii Stewart, che in Africa, continente che fa da contraltare all’opulento Occidente civilizzato, vede morire di stenti il proprio bambino.

In una narrazione perfettamente circolare, che non a caso comincia e finisce con i versi classici dello “Stabat mater”, le due cantanti hanno saputo trasmettere tutta la sofferenza della Mater dolorosa, vera protagonista della Passione, accompagnate da una musica struggente e dalla calzante recitazione di Sergio Rubini.
L’11 febbraio invece è stata la volta del recital “La musica è pericolosa” con un delizioso Sestetto formato da Marina Cesari (sax, clarinetto), Sergio Colicchio (tastiere, fisarmonica), Pasuqle Filastò (violoncelo, chitarra, mandoloncello) Vittorino Naso (batteria, percussioni), Marco Loddo (contrabbasso), Nicola Piovani (pianoforte), un omaggio a Federico Fellini che era solito dire che la musica è una lingua pericolosa, perché è una lingua che commuove, che dà emozione, in pratica senza contenuti. In effetti la musica non racconta niente; non ha sostantivi, non ha verbi, ha qualcosa di molto potente che somiglia agli aggettivi e agli avverbi.Ci dice tanto sul come, non ci dice nulla sul che.

Ed è stata proprio Lei a parlare, raccontando tra immagini, parole e colonne sonore, la carriera del compositore romano, con una conclusione naturale: in amore ciò che conta non sono le parole, ma la musica.
La musique avant toute chose. E poi applausi, tanti, sentiti.