La varietà dei fenomeni migratori, una costante nella storia dell’umanità

L’uomo da sempre nutre la tendenza a migrare facendolo per le ragioni più disparate che, in verità, rispondono a situazioni, le cui cause, sono idonee a manifestare l’”eterogeneità” che appartiene al fenomeno migratorio in quanto tale.
Spostarsi da un luogo all’altro è insito nella natura dell’uomo, tuttavia quando ciò avviene in modo strutturato e costante, ciò assume connotazioni più rilevanti sia dal punto di vista sociologico che sotto il profilo giuridico in ordine alla regolarità di detti spostamenti. Si può affermare, tuttavia, come le esigenze di natura economica siano quelle che, manifestano, la causa prima del migrare, mentre residua lo spazio di ragioni ulteriori idonee a sollecitare cospicue masse di persone a lasciare la propria terra natia, a causa di criticità di ordine politico, etnico e religioso.
Anche la filosofia si è interessata ad approfondire questi temi e, in particolare, Immanuel Kant, nella sua opera “Per la pace perpetua. Un progetto filosofico” del 1795, propose un’organizzazione internazionale degli Stati fondata sull’elaborazione di un nuovo diritto internazionale, in cui i popoli partecipano direttamente al governo internazionale, mediante dei rappresentanti, ed in cui vengono abolite le trattative segrete tra diplomazie.
Rileva, di conseguenza, la complessità da ricondurre al fenomeno migratorio, il quale tuttavia risulta così tanto incisivo da attrarre l’attenzione di studiosi, appassionati e, nel contempo, il bisogno di prevedere una regolamentazione capace di garantire ordine e sicurezza nel rispetto dei principi fondamentali che aprono a libertà di circolazione e soggiorno, sia a livello nazionale sia a livello europeo.
Storicamente, intorno agli anni trenta del novecento, furono di origine politica le migliaia di partenze dalla Germania nazista e dall’Italia fascista, in seguito alla promulgazione delle leggi razziali che privavano gli ebrei di diritti senza i quali la vita diventava invivibile. A spingere chi compie una decisione così severa sono la disperazione e la speranza.
Va considerato come tale fenomeno non si limita soltanto a larghe masse di persone, bensì coinvolge anche singoli individui seppure in numero rilevante; la globalizzazione e i suoi effetti, che spostano un numero crescente di individui, da un paese all’altro per ragioni di studio e di lavoro, oltre che per turismo e forme varie di ristoro.
Dal punto di vista spaziale possiamo distinguere le migrazioni interne ed internazionali. Lo spopolamento montano con la successiva immigrazione nei contesti urbani rappresenta la forma di migrazione interna più rilevante.
La distanza ha spesso influito sulla durata, ad esempio gli europei emigrati alla volta del Nuovo Mondo raramente facevano rientro in patria, mentre era più facile che tornassero gli italiani diretti in Francia, Germania, Inghilterra e Belgio. Nel passato è capitato che paesi poco abitati, bisognosi di manodopera, favorissero l’immigrazione, aiutando chi partiva alla loro volta col pagamento del biglietto di viaggio e con sovvenzioni per affrontare le prime settimane nella terra di approdo.
La valutazione dell’impatto che ogni corrente migratoria esercita sul paese si ottiene prendendo in considerazione il rapporto numerico tra il flusso di popolazione in arrivo e la dimensione della popolazione locale, quindi riusciamo a delineare due situazioni: il numero di immigranti supera quello degli abitanti originari; gli immigrati costituiscono una minoranza all’interno della popolazione locale.
Appare curioso rilevare che, in modo diverso dal passato, si è registrata un’inversione di tendenza poiché a popolare il mondo non è più l’Europa, che, da continente di emigrazione, ha assunto il ruolo di terra di approdo. Peraltro, una influenza è data pure dagli antichi rapporti coloniali capaci di condizionare la formazione delle dinamiche migratorie: è agevole pensare che, dalle ex colonie francesi o inglesi, ci si diriga rispettivamente verso Francia e Inghilterra.
Per capire i fenomeni migratori odierni da Sud al Nord della terra occorre precisare taluni elementi: la crescita demografica si concentra nel sud, ma la ricchezza cresce al nord; la crescita demografica nei paesi del Terzo Mondo scaturisce anche dai livelli di tecnologia appartenenti ai paesi sviluppati, basti pensare alle scoperte in medicina che agevolano la possibilità di contrastare le malattie col risultato di una riduzione del tasso di mortalità; il Sud del mondo, quindi, dipende in qualche modo dal Nord, anche guardando al campo alimentare; senza capitali capaci di innescare uno sviluppo economico, la popolazione del Sud del mondo potrà essere scarsamente occupata. La conseguenza di ciò sarà un intenso esodo verso i paesi più sviluppati.
L’Europa gioca un ruolo fondamentale nella gestione di questi fenomeni, infatti nei secoli è stata terra da cui partire verso la ricerca di nuove fortune, ed attualmente, invece, rappresenta la destinazione di coloro che, dal continente africano, orientano lo sguardo delle proprie speranze a favore dei principi democratici di cui l’Europa, nonostante le criticità, può comunque fregiarsi. Ciò esprime pure l’impegno, lungo secoli, finalizzato a costruire le sue Società Nazionali, questo comportò l’insorgere di conflitti religiosi e di guerre fino alle estreme conseguenze culminate nelle due “Grandi guerre”.
In molti paesi la società multietnica è stata la ricchezza delle loro società. Un esempio emblematico a tal proposito, rinvia, agli Stati Uniti che, pur avendo sperimentato difficoltà di convivenza tra gruppi etnici diversi, hanno costruito la loro supremazia sulla multiculturalità. La gestione dei flussi migratori rappresenta una sfida decisiva cui l’Unione Europea dovrà fare fronte; i pericoli più immediati sono il diffondersi di sentimenti razzisti e xenofobi che, puntando il dito contro i problemi dell’ordine pubblico e della disoccupazione, solleciteranno gli Stati a modifiche in senso restrittivo delle misure sull’immigrazione, che, tuttavia, difficilmente sarà destinata ad arrestarsi.