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A proposito del MES della discordia

Si scalda il dibattito in seno alla politica nazionale. In un contesto che si caratterizza per lo svolgimento dei lavori di assemblea finalizzati all’approvazione annuale delle legge di bilancio, si pone al centro della discussione il tema relativo la “ratifica” del Mes. Nei confronti del quale, serve soprattutto procedere ad un approccio distante da preconcetti ideologici, che talora accompagnano lo scontro istituzionale tra i diversi schieramenti politici, per intercettare specialmente quale sia il peso maggiore tra vantaggi e svantaggi che scaturiscano a seguito dell’eventuale ratifica di esso.

Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), noto anche come “fondo salva-Stati”, è stato creato sulla scia degli interventi nella crisi del debito sovrano avvenuta nel 2010 con gli interventi ripetuti per scongiurare il default della Grecia. Con l’arrivo della pandemia si è pensato di modificarlo dotandolo di 240 miliardi da utilizzare per affrontare l’emergenza sanitaria.

Concepito in origine nel 2012 con un trattato intergovernativo, al di fuori del quadro giuridico della Ue, il Mes serve a concedere a condizioni prestabilite assistenza finanziaria ai Paesi membri che ne facessero richiesta, in caso di difficoltà a finanziarsi attraverso il collocamento normale di titoli di Stato. Ad oggi è intervenuto in aiuto di Irlanda, Portogallo, Cipro, Spagna per l’esposizione finanziaria delle banche e Grecia. In cambio ci sono da sottoscrivere una serie di condizioni. La condizionalità varia a seconda della natura dello strumento utilizzato: per i prestiti assume la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico, specificato in un apposito memorandum; è meno stringente nel caso delle linee di credito precauzionali, destinate a Paesi in condizioni economiche e finanziarie fondamentalmente sane ma colpiti da shock avversi.

Sotto il profilo dell’organizzazione, il Mes è guidato da un “Consiglio dei Governatori” composto dai diciannove Ministri delle finanze dell’area dell’euro. Il Consiglio assume all’unanimità tutte le principali decisioni, incluse quelle relative alla concessione di assistenza finanziaria e all’approvazione dei protocolli d’intesa con i paesi che la ricevono. Di converso, il Mes può invece operare a maggioranza qualificata dell’85 per cento del capitale, qualora, in caso di minaccia per la stabilità finanziaria ed economica dell’area dell’euro, la Commissione europea e la Bce, richiedano l’assunzione di decisioni urgenti in materia di assistenza finanziaria.

Il Mes ha un capitale sottoscritto pari a 704,8 miliardi, di cui 80,5 sono stati versati; la sua capacità di prestito ammonta a 500 miliardi. L’Italia ha sottoscritto il capitale del Mes nella misura di 125,3 miliardi, versandone oltre 14. I diritti di voto dei membri del Consiglio sono proporzionali al capitale sottoscritto dai rispettivi paesi. Germania, Francia e Italia hanno diritti di voto superiori al 15 per cento e possono, pertanto, porre il loro veto anche sulle decisioni prese in condizioni di urgenza.

Circa due anni fa, in modo particolare il 27 gennaio del 2021, è stata infatti promossa, in virtù di un’intesa sottoscritta anche dai diciannove Paesi dell’area Euro (Italia compresa), unariforma del Meccanismo europeo di stabilità. In quell’occasione è stata presa in considerazione lapossibilità per il Mes di fornire una rete di sicurezza finanziaria – un back stop – al Fondo di Risoluzione comune per le banche. In altre parole da strumento di assistenza agli Stati, il Mes entra in gioco anche nelle crisi del credito, passaggio centrale per completare l’Unione bancaria. Allo stesso tempo sono state in parte modificate le condizioni di accesso alla assistenza finanziaria e introdotta una nuova linea di credito cosiddetta “precauzionale”.

A ratificare l’intesa manca solo l’Italia. Da qui il pressing da parte degli altri paesi Ue che invece lo hanno fatto, ma non possono accedere al meccanismo senza il via libera del parlamento italiano. Ormai, la reticenza dell’Italia a ratificare è considerata ingiustificata a Bruxelles. 

La posizione della maggioranza è che la modifica del trattato, così come è stata pensata, ovvero come fondo per il salvataggio degli istituti di credito in difficoltà,non sia utile all’Italia,che si troverebbe a pagare per il salvataggio delle banche altrui. Una posizione rappresentata soprattutto dalla Lega, seppur con orientamenti interni non esenti da visioni differenti, e poi fatta propria anche da Fratelli d’Italia e con l’astensione di Forza Italia. Insomma, quanto basta per giungere alla mancata ratifica del Mes, ed esporre l’Italia in una posizione di criticità rispetto all’Europa. 

Il rammarico europeo, per non dire di più, sulla mancata ratifica del Mes da parte dell’Italia dunque resta. E a ricordarlo ci pensa il commissario Ue per gli Affari economici e monetari, ed ex premier,Paolo Gentiloni.L’irritazione delle istituzioni dell’area euro è “condivisibile”, spiega. “Certo il Parlamento è sovrano, ma è consuetudine che gli accordi sui trattati internazionali contratti dai governi vengano rispettati” e “tutti gli altri Paesi l’hanno fatto“, osserva. Può sostenersi che, il prosieguo, rappresenti una storia ancora da scrivere, e soprattutto da raccontare …

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Sono animato dalla straordinaria passione per il diritto, quest'ultimo inteso come occasione inestimabile di ricerca di giustizia e verità. Sono un legale e mi occupo, altresì, in qualità di docente di insegnamento, consapevole dell'importanza fondamentale di formare ed informare le persone con le quali ho costantemente il privilegio di poter interloquire, investendo, su quei valori alti del convivere umano e civile che, talora, la mediocrità di questo tempo sembra non considerare. Amo la scrittura che si traduce nella capacità di comunicazione e, a tal proposito, vanto collaborazioni con alcune tra le più prestigiose riviste giuridiche scientifiche online, come Diritto.it, Altalex e Quotidiano Legale. Sul piano professionale, inoltre, sono un amministratore condominiale, iscritto presso il registro nazionale Confedilizia, nonché mediatore civile e commerciale ed arbitro presso la Camera Arbitrale Internazionale. Mi nutre pure la passione per il sociale, la quale è coincisa con l'impegno personale nel mondo dell'associazionismo e in compagini politiche, sempre e comunque, a sostegno del bene comune come propria stella polare. Credere sempre, fermarsi mai.
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