Ryan O’Neal: un mito in cinque film

E’ scomparso qualche giorno fa, all’età di 82 anni, l’attore americano Ryan O’Neal.
La sua scomparsa è stata accolta con poco clamore, perché non sempre il tempo è clemente con le stelle del cinema: O’Neal è stato un vero divo negli anni settanta, ma già nel decennio successivo la sua popolarità si era avviata verso una progressiva parabola discendente.
Rimane, comunque, un immortale della Settima Arte, e questi sono, secondo me, i cinque film da lui interpretati che meglio lo rappresentano:
- LOVE STORY (Arthur Hiller, 1970).
E’ la pellicola che lo innalzò alla popolarità mondiale, visto il successo straordinario (con annesse candidature multiple agli Oscar) di un film sentimentale di cui, ancora oggi, si ricorda qualche battuta (“Amare significa non dover mai dire mi dispiace”). O’Neal, che qui fa coppia con Ali MacGraw, eccelle nel ruolo di un giovane studente universitario di buona famiglia, innamorato di una ragazza proveniente da una famiglia meno abbiente. E’ un film diretto con mano solidissima, e in cui bisogna tenere pronti i fazzoletti: la lacrima è sempre dietro l’angolo.

Love story
- MA PAPA’ TI MANDA SOLA? (Peter Bogdanovich, 1972).
Ispirata al capolavoro “Susanna!” di Howard Hawks, è una commedia agile e divertente, nella quale O’Neal dimostra di essere un attore eclettico, capace di eccellere in generi diversi. Qui duetta meravigliosamente con Barbra Streisand.

Ma papà ti mando sola ?
- PAPER MOON (Peter Bogdanovich, 1973).
La pellicola interpretata da O’Neal alla quale sono più legato. Una commedia straordinaria, baciata dalle divinità cinematografiche, diretta da un grande regista troppo spesso dimenticato, e impreziosita dalla fotografia di Laszlo Kovacs. Diverte e commuove. O’Neal qui è straordinario, e recita assieme alla figlia Tatum, bambina formidabile premiata con l’Oscar, meritatissimo, come migliore attrice non protagonista.

Paper Moon
- BARRY LYNDON (Stanley Kubrick, 1975).
Se “Paper Moon” è il film del cuore, “Barry Lyndon” è quello della testa. I critici ne hanno sempre sottolineato quasi esclusivamente la sconvolgente bellezza formale, minimizzando la parabola sociale ed economica contenuta nel film, resa in maniera mirabile dal regista. Ryan O’Neal è strepitoso nella parte del protagonista: ha la faccia giusta, il fisico adatto all’uopo, ma anche la sensibilità di attore necessaria a dare vita ad un personaggio strepitoso.

Barry Lyndon
- DRIVER L’IMPRENDIBILE ( Walter Hill, 1978)
E’ il secondo film diretto dal grande Walter Hill. E un’altro cambio di direzione per O’Neal, qui alle prese con un noir, e con un personaggio oscuro e taciturno, che l’attore americano riesce a rendere benissimo, donandogli personalità e spessore. Maltrattato dai critici all’epoca della distribuzione nelle sale, parzialmente snobbato dal pubblico, “Driver l’imprendibile” è diventato, nel tempo, un film di culto, celebrato da chi ha capito la sua vera natura, che non è semplicemente quella di pellicola d’azione.

Driver l’imprendibile