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“C’è ancora domani”, un record d’incassi dal sapore di attualità

È notizia di oggi che il film di Paola Cortellesi “C’è ancora domani”, prima da regista per l’attrice romana, ha raggiunto i 28 milioni di euro di incasso. Un record che in Italia si è visto per commedie aperte al grande pubblico o per capolavori da Oscar come “La vita è bella” di Benigni del 1997. La chiave vincente del film non è unica, ma doppia, e consente la marcia in più che spinge fino al termine del film lo spettatore ad appassionarsi alla vicenda di Delia impersonata da una meravigliosa Paola Cortellesi, oltreché regista anche interprete della sua opera prima. Come riportato in più interviste rilasciate per la promozione del film, vi è la scelta di un bianco e nero d’altri tempi che nell’immaginario della regista è evocativo dell’epoca rappresentata ; a fare da contraltare a questa scelta retrò fanno capolino le musiche ultramoderne che fungono da raccordo all’attualità del problema raccontato dalla pellicola. La storia per l’appunto è quella di Delia, madre di famiglia nel dopoguerra, sposata con Ivano, interpretato da Valerio Mastandrea, la quale deve dividere la propria vita tra la casa piena di umiliazioni e violenze da parte del marito e una vita fuori casa fatta di piccoli guadagni che le consentono di collaborare al ménage familiare. Delia fuori casa però cerca anche un po’ di libertà con la possibilità di sognare un rapporto migliore con Nino, Vinicio Marchioni, un meccanico della zona. La scena degli sguardi che si incrociano mentre entrambi mangiano la cioccolata ha un ché di pudico ma di profondo allo stesso tempo, eleganza del racconto che arricchisce l’animo dello spettatore. Ma è in occasione del fidanzamento ufficiale in famiglia della figlia maggiore Marcella, interpretata da Romana Maggiora Vergano, che escono tutti i caratteri della sceneggiatura scritta da Furio Andreotti, Giulia Calenda e dalla stessa Paola Cortellesi. Una famiglia più povera, quella di Delia che cerca in tutti i modi di rendersi piacente agli occhi della famiglia altezzosa e benestante del fidanzato Giulio, promesso uomo per la figlia. In realtà presto la stessa Delia si renderà conto di chi in realtà fosse Giulio, l’ennesimo uomo possessivo e violento che avrebbe reso la vita della figlia un inferno nonostante l’apparente futuro radioso che poteva offrire questa famiglia agiata. La stessa Delia porrà rimedio a questa situazione con un espediente che regala un momento di azione quasi hollywoodiana. Ad ogni modo, ciò che colpisce della storia è il finale, un finale in cui si pensa che Delia possa in qualche modo riuscire a scappare da una casa piena di soprusi forse per tramite del platonico amore per Nino, e che invece regala un finale assolutamente a sorpresa in cui il riscatto della protagonista passa tramite la chiamata al voto del referendum tra monarchia e repubblica del 1946, in cui la partecipazione femminile sarà di notevole rilievo proprio perché in quell’anno con il decreto 10 marzo 1946 si attuò il sistema di suffragio universale che diede il diritto di voto alle donne per la prima volta in Italia. Insomma un film sicuramente dal forte valore politico e sociale che riporta in auge le fondamenta di un paese civile come l’Italia che si è saputa dotare di uno dei sistemi costituzionali tra i migliori in Europa e nel mondo. Un film che grazie alla meravigliosa interpretazione di Paola Cortellesi è pieno di quel sentimento che dovrebbe smuovere gli animi. Un film che è di attualità costante e che si iscrive nel firmamento della cinematografia italiana e mondiale. Alla faccia di chi al ministero lo aveva bollato come film di scarso interesse.

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Alessandro Sorace classe 1988, nato a Catania. Giurista, giornalista pubblicista, appassionato di arte, storia ed amante della cultura, del gusto e del buon vivere. Collabora da cinque anni col quotidiano online "Clessidra 2021".
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