“Il pentagramma rieducativo tra fragilità e riparazione”, l’importante convegno svoltosi al Liceo Scientifico di Giarre

“Il pentagramma rieducativo tra fragilità e riparazione” è stato l’importante convegno di rilevante interesse sociale e umano proposto agli studenti del Liceo Scientifico sui temi della rieducazione di coloro che sono ristretti tra le mura carcerarie. Ha introdotto i lavori il giornalista Rosario Sorace, Direttore del nostro giornale Clessidra2021, il quale si è soffermato facendo riferimento all’art.27 comma 3 della Costituzione presentando la tematica e i relatori con i vari approfondimenti da trattare. Giusi Savoca, assessore alle politiche sociali del Comune di Giarre, ha manifestato la soddisfazione per questa iniziativa di elevati contenuti etici e morali esprimendo il suo compiacimento per la realizzazione dello Sportello di assistenza per i familiari dei detenuti al Carcere di Giarre. Ha portato i saluti Melania Manduca, Centro Servizi Volontariato Etneo, che ha organizzato insieme al Comune di Giarre e il Ministero della Giustizia questo incontro.

Raffaela Giordani, assistente sociale e referente della Casa circondariale di Giarre, ha spiegato le ragioni di questo momento di riflessione nella scuola teso a sensibilizzare i giovani sulla necessità della rieducazione dei carcerati e si è soffermata sull’impegno profuso con passione e competenza dagli Assistenti Sociali operanti nelle case circondariali. Ha preso la parola Maria Pia Fontana, Direttore Ufficio Distrettuale Esecuzione Penale Esterna di Catania , che ha mostrato delle slides esplicative in cui si è rappresentato in maniera chiara e puntuale le metodologie del concetto di giustizia riparativa e i contenuti dell’azione rieducativa per consentire il superamento della marginalità e per ottenere l’inclusione sociale nella comunità che deve essere sempre aperta ad accogliere i “ristretti”. Milena Mormina ha portato a conoscenza la sua esperienza professionale di Direttore dell’istituto penitenziario di Giarre ricordando che all’inizio questo luogo di detenzione serviva quasi esclusivamente per coloro si macchiavano di reati legati all’ uso degli stupefacenti o all’ alcolismo, mentre oggi in questa casa circondariale vi sono detenuti che hanno commesso reati di varia natura e da qualche anno anche coloro che hanno compiuto reati legati alla violazione del codice Rosso. Ha spiegato il vissuto dell’esperienza carceraria che tende a riscoprire e valorizzare le potenzialità lavorative e creative del detenuto dal punto di vista artistico e artigianale. Un momento piacevole è stato, sicuramente, l’ascolto del testo musicale, “La Risposta” accompagnata dalla visione del video cui protagonisti in assoluto sono stati i detenuti dell’Icatt di Giarre. La canzone arrangiata dalla cantante Cristina Russo e realizzata da Rossana Strano, e dai detenuti durante i lavori di gruppo, è ispirata alle riflessioni ed emozioni dei ristretti, emozioni contenute anche nel libro “Ricomincio da me ” scritto dalla stessa funzionaria Strano, dove si narrano le storie toccanti dei detenuti della casa circondariale di Giarre. Rossana Strano ha sottolineato il fatto che il lavoro svolto è quello di tirar fuori attraverso il gruppo le emozioni che i ristretti non riescono ad esprimere e che spesso sconoscono, farli raccontare e raccontarsi per scoprire i lati della personalità che spesso non fanno trapelare senza paura o vergogna di essere giudicati per paura o vergogna.

Daniela Bellinghieri, Psicologa e funzionario giuridico pedagogico, ha approfondito le questioni relative alla gestione, al trattamento e al reinserimento sociale del detenuto sex offender e sulle metodologie occorrenti per il recupero di questi soggetti. Tale trattamento va esteso a tutti i detenuti compresi gli autori dei reati sessuali poiché l’equipe agisce attraverso un “sentire comune” che rende possibile la responsabilizzazione umana della persona in quanto il compito dell’operatore non è quello di valutare il reato ma recuperarne l’umanità. Maria Anile , criminologa, ha descritto il difficile e duro lavoro a contatto con la violenza individuale dei rei . La criminologa ha spiegato che per molti individui con una storia di comportamento violento, la terapia di gruppo può essere il trattamento d’elezione. In un contesto di gruppo, la persona violenta può sentirsi sicura e più contenta che in una terapia individuale perché l’intensità della relazione con il terapeuta può essere percepita come opprimente.

A questo punto vi sono stati numerosi quesiti scottanti degli studenti specie sui reati legato agli abusi e alla violenza sui minori e nella famiglia. I vari relatori hanno riaffermato che il loro compito è il rispetto umano con il tentativo di recuperare i detenuti, anche per gli autori di reati odiosi si deve tentare il metodo rieducativo. Infine ha parlato Francesco Del Zoppo, Presidente Asd Fra.ma.Club,che si è soffermato sull’importanza dell’attività dei volontari del servizio sociale e questo compito precipuo va esteso alla famiglia dell’autore dei reati penali ricordando come lo sport può aiutare il reinserimento sociale.