Francavilla di Sicilia, va in scena la commedia “Grisù,Giuseppe e Maria”

E’ un’Italia che si avvia verso profonde trasformazioni sociali e culturali, il boom economico, la diffusione della televisione, l’avvento della società dei consumi, la riscoperta della gioia di vivere dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale, ma fortemente segnata dal divario tra Nord e Sud del Paese e dalle diseguaglianze, a fare da sfondo a “Grisù, Giuseppe e Maria”, commedia teatrale in due atti di Gianni Clementi, ambientata negli anni Cinquanta, portata in scena con successo, nell’adattamento in siciliano di Annamaria Puglisi, che ne cura anche la regia, al Cine Teatro Arturo Ferrara di Francavilla di Sicilia, dalla compagnia teatrale francavillese “Chiddi da Vina”, già conosciuta e sempre apprezzata dal pubblico locale in varie occasioni: “Che splendido Natale!” (2018), “Mela” di Dacia Maraini (2019).

Il tragicomico caratterizza l’intera vicenda, che si svolge tra le pareti di una sagrestia, all’interno di una parrocchia di un paesino dell’entroterra siciliano, in un contesto di povertà e analfabetismo, e ha come protagonista il parroco del paese, don Carmelo, alle prese con i suoi parrocchiani, che vedono in lui una figura di riferimento per piccoli e grandi problemi quotidiani, interpretato magnificamente sia nella gestualità che nella recitazione da uno strepitoso Nello Composto, tornato nuovamente a calcare il palcoscenico dopo molti anni di assenza.
Nel segreto assoluto del confessionale, don Carmelo viene a conoscenza che Donna Rosa (Cinzia Di Pietro), dopo aver messo al mondo cinque figli è incinta per la sesta volta.
E fin qui niente di nuovo: negli anni Cinquanta, infatti, avere una famiglia numerosa era la normalità, specie nel sud Italia, dove il tasso di natalità era molto alto, i figli erano considerati come il “bastone della vecchiaia”, forza lavoro, un “investimento” per il futuro; in quegli anni, poi, molti italiani, per sfuggire alla fame e alla miseria, sceglievano la via dell’emigrazione, sia interna che verso l’estero, come Antonio, il marito di Rosa, emigrato a Marcinelle in Belgio in cerca di un futuro migliore, ma che per lui non arriverà.

Dal colloquio tra i due emerge che la donna coltiva disdicevoli e inconfessabili relazioni amorose, flirtando con il cognato Antonio, con cui “intrattiene”, maldestramente, un rapporto epistolare per mezzo di uno scrivano, e con don Eduardo (Maurizio Catanzaro), il farmacista del paese, stimato professionista sposato e padre di quattro figli.
Don Carmelo per evitare lo scaldalo, che rischia di gettare discredito sui diretti interessati e sull’intera comunità, escogita uno stratagemma: la gravidanza di Donna Tindara dovrà rimanere nascosta e le due sorelle, entrambe incinte nello stesso momento, partoriranno in segreto e a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, facendo poi dichiarare a Donna Rosa, nel frattempo rimasta vedova dopo la morte del marito nelle miniere di Marcinelle, di essere la madre di due gemelli, in modo da tutelare l’onorabilità di don Eduardo e della sua famiglia, e salvando il “buon” nome di Donna Tindara, da tutti ritenuta santa e casta.
Il piano messo a punto da don Carmelo sembra perfetto, ma ci fermiamo qui e lasciamo che siano gli spettatori futuri a scoprire l’epilogo della vicenda raccontata: i colpi di scena si susseguiranno uno dopo l’altro e la verità verrà a galla in un crescendo di emozioni, imbarazzanti confessioni e con un finale che coglierà tutti di sorpresa.

Sul palcoscenico gli attori si sono dimostrati efficaci e coinvolgenti, grazie anche alla sapiente regia di Annamaria Puglisi, che ha espresso grande soddisfazione per la riuscita della recita: «… gli applausi del pubblico ci ripagano di tutti i sacrifici, abbiamo fatto un grande sforzo, ma ne è valsa la pena».
Una breve presentazione a cura di Giuliana Magaraci ha introdotto lo spettacolo, organizzato con il patrocinio del Comune di Francavilla di Sicilia e della Pro Loco.
La parte tecnica è curata da Enrico Munforte; suggeritrice Angela Emmi.
Assai apprezzabile nell’opera di Gianni Clementi il riferimento alla tragedia di Marcinelle, in cui morirono 262 minatori di cui 136 italiani. Il disastro avvenne l’8 agosto 1956, un dramma rimasto scolpito nella memoria collettiva italiana ed europea.