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Nuovo quotidiano d'opinione e cultura
Il tempo: la ricchezza per l’umanità
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Luci nella notte

Breve excursus di uno scenario riguardante la guerra tra Hamas e Israele

E’ buio, prospettiva di un paese fantasma, la luna non c’è, si nasconde anch’ella, in cielo lampi di luce attraversano la volta cosmica lasciando dietro se una scia di fumo che volteggia nell’oscurità, svanendo. Silenzio intorno … poi un boato, tutto trema, polvere … rumore di sirene, dissolvenza … silenzio. Cosi a ripetizione  tutta la notte e il giorno a venire. Entrando nell’anima di quel paese fantasma, si odono grida di dolore e pianti inconsolabili, corse contro il tempo, confusione e distruzione intorno. Tutto è un’enorme ammasso di macerie e sangue, come un agglomerato senza distinzione, mamme che piangono disperate perché non trovano i loro piccoli, bambini distesi come piccole bambole senza vita, padri inferociti e in lacrime che urlano con i braccio i loro figli agonizzanti, contro i terroristi: “sono solo bambini!” Donne anziane sequestrate e strappate ai compagni di vita, claudicanti e fragili, trascinate via senza cura, donne, ragazze, separate dai loro giovani amanti con crudeltà e violenza, rese oggetto, bottino di guerra. Le ambulanze incombono mentre i missili imperversano sui civili e accolgono innumerevoli feriti e corpi esanime, sperando di salvarli, è una corsa senza fiato. Attorno a questo scenario dell’orrore, il terrorismo inneggia senza esitazione, calpestando il sangue innocente che scorre intingendo le strade di quel paese martire, irremovibile, invalicabile. Negli occhi del terrore c’è un’imperturbabile senso di vendetta e supremazia. Lentamente tra le bombe e i massacri le giornate volgono al termine e i superstiti si nascondo nei loro bunker, privi di cibo, acqua, luce e sostentamenti, ma vivi, perché è questo che conta. Nella notte… Ismael cammina da solo, tra le rovine, insieme a tanti altri superstiti, rischiando di essere catturato o colpito, stringe in mano un orsacchiotto stracciato e sporco, unico legame familiare, come anch’egli ricoperto di polvere. Ismael ha 5 anni, cerca la mamma, ha perso la sua mano durante il bombardamento, smarrendosi. Tiene in bocca le piccole dita mentre piange e grida disperatamente “Mamma!”, i suoi piedi sono nudi e ricoperti di detriti, le braccia ferite, gli indumenti sgualciti e colmi di polvere, come anche il viso e i capelli; ma i suoi occhietti neri spalancati come piccoli fanali, sono illuminati in mezzo a tanto grigiore dalla speranza viva nel cuore, di ritrovare la sua fonte di vita, camminando senza meta tra i calcinacci e la morte che alberga in quelle vie, solo…nella notte buia, rischiarata da quelle luci, che come stelle cadenti accendono il cielo e cadono su Gaza.

 

Di Cristiana Greco                    

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