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Insularità e autonomia differenziata, due facce della stessa medaglia

L’idea di un insularità riprende corpo nel futuro assetto  legislativo e tende a specificare meglio il meridionalismo che sconta ancora di più ritardi inaccettabili. Appare del tutto naturale evocare l’approvazione dello Statuto Speciale della Regione Sicilia, legge di rango costituzionale che si radica nella storia italiana degli ultimi ottant’anni e che purtroppo non ha sortito gli effetti sperati dai legislatori in relazione soprattutto alla crescita sociale ed economica. Oggi nelle due isole ,Sicilia e Sardegna, permangono evidenti ritardi nel campo dei trasporti, del costo dell’energia, delle opere infrastrutturali in un mercato interno assai asfittico, vetusto e scarsamente propulsivo. Giungono all’attenzione dell’opinione pubblica due provvedimenti in parte antitetici e in parte complementari: il decreto Calderoli sull’autonomia differenziata rivendicata con referendum popolari dalle regioni del Nord e la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare che mira a riconoscere  le peculiarità delle Isole e promuovendo quelle misure necessarie a rimuovere proprio gli svantaggi che derivano derivanti dall’insularità.

Si annuncia una lunga stagione di confronto /scontro politico e istituzionale in cui la società rischia ancora una volta di dividersi e di essere travolta da decisioni calate dall’alto che non producono il superamento delle condizioni di svantaggio tra aree del paese. In questi anni non vi è stata crescita sociale anzi si sono allargate le diseguaglianze tra aree del paese anche per l’insorgere della pandemia e dallo scoppio della guerra. Il Sud e le Isole hanno diminuito il grado di benessere sociale in termini di reddito pro capite e si sono registrati miliardi di euro in meno in termini di prodotto annuo.  Da qui è maturata anche  l’esigenza del riconoscimento  del principio d’insularità che peraltro ha riflessi fiscali ed economici rilevanti.

Nel Documento di Programmazione Europea 2021/2027 è rappresentata l’importanza di creare condizioni di sviluppo paritario per le Isole, sollecitando le Istituzioni europee a rispettare  la Risoluzione del Parlamento Europeo del 4 febbraio 2016, la quale esprime di individuare  misure specifiche fondate su un “Indice di perifericità insulare”, che possa anche applicare il terzo comma dell’articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. In tal senso in queste norme si fa riferimento alla necessità che la politica di coesione venga rivolta a quelle regioni tra cui le Isole che presentano svantaggi naturali gravi e permanenti, equiparandoli alle previsioni normative già previste dell’art. 349 del TFUE, per ambiti territoriali ultra periferici. Ora si tratta di stabilire  e finalizzare le condizioni di applicazione dei Trattati in materia di aiuti alle realtà insulari, mettendo in campo  misure di sostegno, anche fiscale, e di incremento della compartecipazione ai fondi strutturali, a compensazione dello svantaggio competitivo che caratterizza il contesto sociale ed economico delle Isole. Occorrono altri indicatori mirati e calibrati sulla insularità, che non possono tenere in considerazione solo i dati del PIL pro capite in quanto si sa bene che esistono molti fattori non rilevati che ostacolano lo sviluppo delle Isole.  Meglio utilizzare l’Indice di competitività regionale e l’Indice di accessibilità che ci viene indicato dagli studi dell’Ue.

Bisogna attuare una strategia di fiscalità compensativa che non incorra nella disciplina in tema di aiuti di Stato. Diviene fondamentale e centrale nell’idea di insularità l’introduzione di regimi fiscali regionali di vantaggio, che si pongono in deroga alle disposizioni dell’Ue in materia di mercato interno ed aiuti di Stato. Se si adottassero tali provvedimenti si aprirebbe una “querelle” sul piano europeo e un confronto con la Commissione Ue per verificare la sua disponibilità ad ammettere norme volte a ridurre il carico fiscale, almeno per un periodo limitato e solo per quelle imprese che operino nelle citate regioni insulari. Altre misure fiscali di vantaggio potrebbero essere adottati nei territori insulari con l’istituzione di specifiche “zone franche”, caratterizzate da una riduzione della pressione fiscale a favore delle attività produttive ivi ubicate. Un progetto di una zona franca per territori come la Sicilia o la Sardegna potrebbe del resto trovare occasioni di approfondimento presso le sedi competenti facendo anche leva proprio sull’esperienza francese relativa alla Corsica, laddove, con la legge n. 96-1143, in seguito al giudizio positivo della Commissione, è stata creata una “zona franca” che  si caratterizza in un’area in cui era possibile godere di diversi sgravi fiscali, per cinque anni e limitatamente alle imprese che esercitassero un’attività locale, oppure alle imprese in fase di costituzione o di ampliamento. Però il principio resta e la Commissione Europea, in quell’occasione, non aveva sollevato obiezioni al progetto presentato dal Governo francese, ritenendo che gli aiuti previsti non fossero di natura tale da pregiudicare gli scambi commerciali tra Stati membri.

Non solo questi sono gli argomenti principali delle giornate di studio dedicate dal Premio Biagio Andò  alla sessione di conferenze sugli scenari dell’insularità a cui seguiranno lo svolgimento degli elaborati dei ragazzi che dovranno dire il loro punto di vista sull’incipiente applicazione dell’autonomia differenziata. L’insularità dovrebbe in parte compensare l’introduzione dell’autonomia differenziata e dovrebbe favorire il superamento del sottosviluppo del Sud o meglio delle Isole . Ritorna in auge l’eterno tema del meridionalismo tradito e della mancata attuazione dello Statuto Speciale per la Sicilia e la Sardegna. Naturalmente l’autonomia differenziata è un progetto di modifica legislativa che va avanti, richiesto con un referendum consultivo da tre regioni Lombardia,Veneto ed Emilia Romagna, adesso all’esame delle commissioni legislative. Adesso tutto è rimesso all’esame del legislatore ordinario con il nodo dell”individuazione dei Lep (Livelli essenziali delle prestazioni e dei servizi) che devono essere garantiti in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. Non è un tema da poco in quanto riguardano i diritti civili e sociali da tutelare per tutti i cittadini e se non si raggiunge un giusto equilibrio c’è il rischio di provvedimenti che rischiano di spaccare il Paese e di apportare benefici alle regioni in oggetto impoverendo e marginalizzando ancora di più il Sud. Utili, quindi, sono queste giornate di approfondimento in cui gli studenti devono esprimere le loro vedute e manifestare idee di fondo dopo avere ascoltato i seminari e gli incontri organizzati dalla Fondazione Nuovo Mezzogiorno.

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Rosario Sorace, nasce a Giarre il 13 maggio 1958;nel 1972, a 14 anni, inizia un intenso impegno politico e sociale. A soli 25 anni diventa segretario regionale dei giovani socialisti in Sicilia e dopo due anni, nel 1985, viene eletto al Consiglio Comunale di Giarre. Successivamente, viene eletto al Consiglio Provinciale di Catania dove svolge la carica di Assessore allo Sviluppo Economico. Nel 1991 viene eletto Segretario della Federazione Provinciale del PSI di Catania. Nel contempo consegue la laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Catania in cui ha svolto il servizio in qualità di funzionario di Biblioteca del Dipartimento di Scienze Chimiche. È giornalista pubblicista dal 21 maggio 2021. Collabora dal 2018 con i giornali on line IENE SICULE, SIKELIAN, IL CORRIERE DI SICILIA, AVANTI LIVE e PRIMATV ON LINE. Direttore responsabile di CLESSIDRA2021 ,giornale fondato dallo stesso. È un grande di lettore di prosa e scrittore di poesie.
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