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La cronaca della fine del fascismo e dell’arresto di Benito Mussolini

 

Ottant’anni fa , il 25 Lugio 1943 , si tenne l’ultima seduta del Gran Consiglio del Fascismo che segnò l’inizio del  tramonto di Benito Mussolini. La cronistoria delle ore che portarono alla fine del regime e all’arresto del Duce è segnata da un drammatico crescendo ed è tutto condensato nello spazio di un giorno. Alle ore 17:00 del 24 Luglio del 1943 i ventotto membri del Gran Consiglio del Fascismo si incontrarono attorno a un massiccio tavolo a forma di U nella stanza del pappagallo, a Palazzo Venezia. I consiglieri erano tutti in uniforme fascista con sahariana nera, mentre il posto di Mussolini era un’alta sedia con il suo tavolo decorato con un drappo rosso coi fasci. Per la prima volta nella storia del Gran Consiglio, non erano presenti le guardie del corpo personali di Mussolini – i cosiddetti Moschettieri del Duce – né vi era un distaccamento dei battaglioni “M” all’interno del  palazzo del Rinascimento.

Il segretario del partito fascista Carlo Scorza effettuò l’appello e dopo Dino Grandi richiese allo stesso Scorza la presenza di uno stenografo, però Mussolini si oppose; ufficialmente non fu possibile la redazione di nessun verbale.

Il segretario del Pnf Carlo Scorza

Alle 18:00 Dino Grandi cominciò ad illustrare il suo Ordine del Giorno che è passato alla storia con il suo cognome e in buona  sostanza in questo documento si  chiedeva la destituzione del Duce con la proposta di ripristino “di tutte le funzioni statali” e, altresì, si invitava Benito Mussolini a restituire il comando delle forze armate al Re . Il dibattito si dispiegò in modo accesso protraendosi per oltre tre ore. Alle 23:00 ci fu un intervallo durante il quale Grandi fece sottoscrivere  il suo O.d.G ai presenti.  Il 25 luglio alle 2.30 i 28 componenti del Gran Consiglio furono chiamati a votare per appello nominale e l’esito fu 19 a favore dell’O.d.g. e 7 voti contrari, mentre ci fu un solo astenuto. Roberto Farinacci non partecipò al voto uscendo dalla sala  e in tal modo si sottrasse al voto concernente l’ordine del giorno Grandi. Alle 2.40 dopo che ci fu l’approvazione dell’O.d.G. Grandi e in conseguenza di ciò Mussolini ritenne inutile porre in votazione le altre mozioni, così tolse la seduta e tutti i  presenti lasciarono la sala.

Dino Grandi,autore dell’O.d.g.

Alle ore 14:00 il capitano dei carabinieri Paolo Vigneri venne incaricato di eseguire l’arresto e lo stesso fu  convocato telefonicamente con il collega capitano Raffaele Aversa dal tenente colonnello Giovanni Frignani, il quale espose ai due ufficiali  le modalità di esecuzione dell’ordine di arresto spiccato nei confronti del Duce. Quindi cinque Carabinieri (due ufficiali e tre sottufficiali) furono incaricati dal Re e da Badoglio di arrestare Mussolini con la precisa disposizione per la consegna ad ogni costo del catturando e nel caso di necessità i militi erano autorizzati a usare le armi.

La Domenica 25 luglio, Mussolini si recò a Villa Savoia che era la residenza reale all’interno del grande parco che oggi è Villa Ada mentre all’epoca era la residenza privata del sovrano. Qui venne ricevuto dal re ed ebbe un breve colloquio in cui il sovrano gli comunicò la  sostituzione da capo del governo con il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. Dopo la fine dell’incontro il sovrano lo fece arrestare all’uscita di Villa Savoia, con la motivazione di aver portato il popolo italiano nella Seconda guerra mondiale, alleato dei nazisti e di essere responsabile della disfatta nell’invasione della Russia.

Il re Vittorio Emanuele III

I cinque carabinieri incaricati dell’operazione si recarono presso la villa e rimasero in attesa fuori dall’edificio e verso le 17:20, accompagnato dal segretario personale De Cesare ,Mussolini uscì dalla villa e fu fermato dai Carabinieri, che in nome del Re gli chiesero di seguirlo per “sottrarlo ad eventuali violenze della folla”. Mussolini oppose un diniego ma a questo punto  un Carabiniere lo prese per un braccio Mussolini ed eseguì l’arresto caricandolo su un’ambulanza militare, mezzo prescelto  per non destare sospetti sull’idea dell’ arresto. Il Duce senza protezione sarebbe potuto essere oggetto della reazione popolare e persino della possibilità di essere ucciso  . Mussolini venne nascosto e imprigionato presso la caserma della Scuola allievi carabinieri di Roma e dopo venne trasferito in un’analoga cella presso la caserma dei carabinieri di Via Legnano. Nessuno seppe nulla dell’esito drammatico della giornata del 25 luglio in quanto venne mantenuto uno strettissimo riserbo su quanto accaduto.

Soltanto alle ore 22:45 di quella fatidica giornata fu data la notizia della sostituzione del capo del governo. A quel preciso orario la radio interruppe le trasmissioni per diffondere il seguente comunicato:

“Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato di Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini, ed ha nominato Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato, il Cavaliere, Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio”.

Il maresciallo Pietro Badoglio

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Rosario Sorace, nasce a Giarre il 13 maggio 1958;nel 1972, a 14 anni, inizia un intenso impegno politico e sociale. A soli 25 anni diventa segretario regionale dei giovani socialisti in Sicilia e dopo due anni, nel 1985, viene eletto al Consiglio Comunale di Giarre. Successivamente, viene eletto al Consiglio Provinciale di Catania dove svolge la carica di Assessore allo Sviluppo Economico. Nel 1991 viene eletto Segretario della Federazione Provinciale del PSI di Catania. Nel contempo consegue la laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Catania in cui ha svolto il servizio in qualità di funzionario di Biblioteca del Dipartimento di Scienze Chimiche. È giornalista pubblicista dal 21 maggio 2021. Collabora dal 2018 con i giornali on line IENE SICULE, SIKELIAN, IL CORRIERE DI SICILIA, AVANTI LIVE e PRIMATV ON LINE. Direttore responsabile di CLESSIDRA2021 ,giornale fondato dallo stesso. È un grande di lettore di prosa e scrittore di poesie.

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