La Nuova Zelanda vieta la vendita di sigarette per i nati nel 2009: proibizionismo o educazione?

Immagina di essere un cittadino neozelandese, nato nel 2009, e di aver compiuto 18 anni nel 2027. Se il tuo desiderio è quello di comprare un pacco di sigarette presso uno dei 600 punti autorizzati (in precedenza erano 6000) la risposta che sentirai sarà negativa. Sono solo due degli effetti voluti dal Governo neozelandese in una legge approvata a fine dell’anno scorso e che di fatto è da intendersi come un ulteriore tassello verso l’ambizione di essere una nazione “Smoke free” entro il 2025.
Divieto, ma non per tutti
Come accennato in apertura, si tratta di una legge unica nel suo genere nel panorama internazionale. Di fatto, è da intendersi “attiva” a partire dal 2027, momento in cui a tutti i ragazzi e le ragazze nati dal 1° gennaio 2009 si vedranno negata la possibilità di acquistare prodotti contenti nicotina come le sigarette. L’obiettivo della Nuova Zelanda è quello di far collassare il numero di fumatori all’interno del proprio paese, limitando ai “più grandi” l’accesso allo stesso e vietando totalmente l’accesso ai neo diciottenni del 2027. Oltre al divieto appena annunciato, per legge la quantità di sostanze nocive all’interno di sigarette et simiia verrà considerevolmente diminuito e la vendita sarà permesse non a tutti i normali rivenditori di tabacchi ma solo a coloro i quali possederanno delle licenze specializzate.
Numeri alla mano
Il fenomeno della Nuova Zelanda, però, non è nuovo ma inserito in un più ampio progetto di rendere il paese “Smoke free”. Il tasso di fumatori si attestava al 9% circa nel 2021, all’8% nel 2022 e tale numero è destinato a diminuire. Facendo un rapido confronti con i dati mondiali, forniti dall’OMS e con quelli italiani, troviamo una tendenza contrastante. Nel primo caso, infatti, il dato si attesta su circa il 20% (più di 1 miliardo), sebbene sia in lieve calo dal 2000 ad oggi. In Italia invece, il numero di fumatori è il più alto mai registrato dal 2006 con più di 12 milioni di fumatori nel 2022. Dietro a tali numeri risiede ovviamente un fattore culturale da non sottovalutare e che risulta essere determinante quando parliamo di morti e costi per il sistema sanitario nazionale: il tabagismo, infatti, solo in Italia, provoca quasi 100.000 morti l’anno (8 milioni in tutto il mondo) che pesano circa 26 miliardi di euro sulle casse della sanità pubblica mentre la Nuova Zelanda, continuando il confronto, andrà a risparmiare 5 miliardi l’anno per le cure dovute alle malattie causate dal fumo.
Il proibizionismo aiuta?
Come detto poc’anzi, dietro i numeri della Nuova Zelanda risiede un grande ed importante fattore culturale che non può passare in secondo piano. Se pensiamo che, secondo i dati governativi italiani, uno studente su cinque dai 13 ai 15 anni nel 2018 dichiarava di aver fumato più di una sigaretta nel mese precedente alla ricerca statistica, il piano della Nuova Zelanda di eliminare il fumo ai nati nel 2009 può essere determinante dal punto di vista sociale: se infatti non possiamo prendere in considerazione l’accesso ai prodotti quali le sigarette, in quanto ad esse si può arrivare anche tramite canali illegali che andrebbero quindi ad annullare la norma neozelandese, possiamo comunque pensare a come cambierà la società del paese oceanico dei prossimi anni. I ragazzi del domani, infatti, cresceranno con una sempre minore presenza dei prodotti nocivi attorno ad essi, banalmente perché ad oggi viene scoraggiato l’acquisto di tabacco e domani verrà di fatto vietato. Vi è quindi un processo di educazione della popolazione che non cambia di punto in bianco le regole quotidiane dei cittadini, ma vi sarà un sempre più graduale allontanamento per quanto concerne l’uso di tali prodotti.
Sinteticamente, seppur in maniera differenze, possiamo fare un confronto con coloro i quali nel nostro paese fanno uso di Cannabis (circa il 21%). Se pensiamo che risultiamo essere il quarto paese europeo per consumo di marijuana, la quale è reperibile attraverso mezzi illegali, l’applicazione di una legge che ne permettesse l’uso dirottando i guadagni nelle casse dello Stato permetterebbe non solo un utilizzo responsabile di tale sostanza, ma anche fruttuoso in termini di guadagni economici e sanitari, visto che parliamo di prodotti autorizzati e controllati. Praticamente, la Cannabis è largamente usata nel nostro paese nonostante il divieto, segno che il proibizionismo non paga, in questo caso.