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Verità per Giulio Regeni, lo Stato la vuole veramente?

Venerdì 24 marzo sono stati ospiti, al programma Propaganda Live su La7 condotto da Diego Bianchi, I genitori di Giulio Regeni. Oramai da quasi sette anni si cerca la verità su ciò che accade in Egitto al giovane dottorando dell’Università di Cambridge, che venne ucciso barbaramente mentre si trovava al Cairo per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l’Università Americana del Cairo. L’omicidio avvenne il 25 gennaio del 2016, quando Giulio Regeni scomparve improvvisamente, per poi essere ritrovato il 3 febbraio 2016 vicino ad una prigione dei servizi segreti egiziani orribilmente mutilato. Da allora ad oggi sono state condotte delle indagini tramite il legale della famiglia Regeni, che comunque non hanno incontrato pochi problemi per poter riuscire a sapere la verità dato che vi sono stati numerosi depistaggi da parte dei servizi di sicurezza egiziani, che hanno anche portato a forti tensioni diplomatiche con l’Egitto.

I documenti di Giulio Regeni rinvenuti al Cairo

Il caso di Giulio Regeni è l’ennesimo di una serie di casi avvenuti in Egitto negli ultimi anni, caratterizzati tutti da torture, morti in carcere e sparizioni improvvise. Ieri sera però Paola e Claudio Regeni hanno voluto mettere in luce come sia stato trattato il loro caso da parte dello Stato. Ciò che è emerso è la noncuranza e il mancato rispetto del dolore di questi genitori, perché come da loro stesso stessi confermato, a parte i soliti proclami che periodicamente vengono fatti da parte delle istituzioni sulla ricerca della verità per la scomparsa del figlio, dicevamo a parte questi proclami, nulla più. Oggi Paola e Claudio cercano di riuscire in qualche modo a far andare a processo in Italia i responsabili per l’omicidio del figlio, che nel frattempo con grande fatica per i suddetti depistaggi, sono stati individuati; l’inghippo, sta nel fatto che nonostante, come sottolinea Claudio Regeni, vi siano le prove della responsabilità di questi soggetti, gli stessi si sottraggono in maniera volontaria e non si fanno trovare in alcun modo per consegnargli la notifica per eleggere il domicilio legale che consentirebbe l’inizio del processo; a tutto ciò si aggiunge la scarsa collaborazione da parte di coloro che nelle istituzioni italiane dovrebbero prendersi cura dei propri concittadini, anche per coloro le cui vicende si sono svolte all’estero per motivi legati al proprio lavoro o alla propria formazione. 

Insomma, si tratterebbe di un cavillo procedurale, che non permette l’inizio di questo processo. Ma il padre Claudio Regeni ha sottolineato come, grazie alla riforma Cartabia entrata in vigore il 28 febbraio di quest’anno, le lezioni a domicilio in Italia per i responsabili dell’omicidio del figlio, possa avvenire in maniera automatica. La signora Paola, ha invece messo in luce come le voci di una collaborazione da parte dell’Egitto, si rincorrano giorno dopo giorno, ma nonostante questo ancora non vi è stato alcun passo in avanti sulla vicenda. Inoltre, ha aggiunto, che il 3 aprile vi sarà l’udienza alla quale, su richiesta della famiglia Regeni tramite il proprio legale Alessandra Ballerini, si era richiesta la presenza della Premier e del Ministro per riferire e chiarire quale sarebbe stata la collaborazione da parte del governo egiziano visto che ad oggi non si è mosso nulla sul fronte processuale. Però è stato reso noto che a questa udienza non prenderanno parte né la Presidente del Consiglio Meloni, né il ministro degli Affari Esteri Tajani. Quest’ultimo punto merita una considerazione a sé. Non è la prima volta che l’attuale governo, si sottrae a una presenza istituzionale sul territorio. è successo come ben sappiamo già a Cutro, in occasione del tragico naufragio che ad oggi conta ben 88 vittime, e succede anche in una manifestazione per un nostro concittadino tragicamente scomparso per mano dei servizi segreti di un altro paese. Sarebbe bene ricordare alla presidente del consiglio meloni, che non è più la leader dell’opposizione, ma adesso è presidente del consiglio, con onori ed oneri; questo dovrebbe rappresentare un’istituzione, e questo è ciò che dovrebbe illuminare il cammino di chi si trova a governarci.

È profondo il senso di vergogna che si prova quando una madre, nonostante il diniego di disponibilità a presenziare alla suddetta manifestazione, nonostante questo dicevamo ribadisce che “qualora vi sia un ripensamento, saremo ben lieti di avere il Presidente del Consiglio o il ministro” o magari entrambi. Il governo faccia il governo.

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Alessandro Sorace classe 1988, nato a Catania. Giurista, giornalista pubblicista, appassionato di arte, storia ed amante della cultura, del gusto e del buon vivere. Collabora da cinque anni col quotidiano online "Clessidra 2021".
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