Rita Levi-Montalcini, una vita esemplare e di luminosa intelligenza

Rita Levi-Montalcini è stata una scienziata di fama mondiale nel campo medico e nella neurologia con ricerche in cui delineò il fattore di accrescimento della fibra nervosa con particolare riferimento alla struttura assonale (NGF). In seguito a tale scoperta gli venne conferito il premio Nobel per la medicina nel 1986. Oltre al premio Nobel, ricevette numerosi altri riconoscimenti fra i quali cinque lauree honoris. E’ stata insignita anche di altri premi ed è stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Nell’agosto del 2001 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi l’ha nominata senatrice a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale”. La scienziata, come è facile dedurre dal cognome, è nata da una famiglia ebrea sefardita, suo padre era un ingegnere elettrotecnico, Adamo Levi,e la madre era pittrice Adele Montalcini. Rita nacque insieme alla sorella gemella Paola che poi diventò una pittrice famosa.

Rita Levi-Montalcini giovane
Una famiglia assai colta che trasmise a Rita l’interesse per lo studio,l’arte e la cultura. La giovane si iscrisse in medicina a Torino nonostante il padre fosse ancorato ad un mentalità tradizionale e patriarcale,quindi, contrario all’affrancamento e all’emancipazione della donna dai valori tradizionali. Iniziò nel 1930 gli studi sul sistema nervoso entrando nella scuola medica dell’istologo Giuseppe Levi, padre della scrittrice Natalia Ginzburg e tra i suoi compagni universitari si annoverano altri due futuri premi Nobel, Salvatore Luria e Renato Dulbecco. Nel 1936 Rita conseguì la laurea in Medicina e Chirugia con il massimo dei voti. Divenne volontaria nella clinica delle malattie nervose e mentali dal primo gennaio 1938, tuttavia a seguito delle leggi razziali venne sospesa. Completò gli studi senza borsa di studio ottenendo il diploma di specializzazione in neuropatologia e psichiatria.
Levi-Montalcini dovette rifugiarsi nel marzo del 1939 in Belgio per raggiungere il suo maestro Giuseppe Levi e la sua famiglia. Venne ospitata presso l’Istituto di Neurologia dell’Università di Bruxelles e così poté continuare i suoi studi sul differenziamento del sistema nervoso.
Alla vigilia del Natale dello stesso anno insieme alla famiglia ritornò in auto dal Belgio a Torino e nell’inverno del 1940 Levi-Montalcini riuscì a realizzare un laboratorio domestico situato nella sua camera da letto per proseguire le sue ricerche sugli effetti dell’estirpazione degli arti negli embrioni di pulcini. E questo progetto fu approfondito con Giuseppe Levi, nel frattempo scappato dal Belgio già venne invaso dai nazisti, divenendo la sua assistente. Insieme lavorarono ad un obiettivo che era quello di comprendere il ruolo dei fattori genetici e ambientali nella differenziazione dei centri nervosi. Proprio in quel laboratorio Rita Levi-Montalcini e Giuseppe Levi scoprirono il fenomeno della morte di intere popolazioni nervose nelle fasi iniziali del loro sviluppo, che poi trova la sua definizione tre decenni più tardi (1972) con il termine apoptosi. La famiglia Levi-Montalcini riuscì a scampare alla persecuzioni naziste e rimase nascosta a Firenze sino a quando la città venne liberata. Rita Levi-Montalcini stabilì anche contatti con i partigiani del Partito d’Azione e nel 1944 Rita divenne medico presso il Quartier Generale anglo-americano per poi essere assegnata al campo dei rifugiati di guerra che provenivano dal Nord Italia, occupandosi in modo particolare delle epidemie di malattie infettive e di febbre tifoide. Nel 1945 a Torino riprese gli studi accademici con Giuseppe Levi.
Nel 1946 un biologo chimico Viktor Hamburger che aveva collaborato con Levi durante il periodo della guerra, la invitò a Saint Louis in modo da poter proseguire le ricerche e di cercare di comprendere la natura delle differenze dei risultati ottenuti, presso il Dipartimento di zoologia della Washington University. La scienziata ebbe modo di approfondire gli studi degli embrioni sui polli sperimentando le relazioni tra neurosviluppo e periferia organica. Rita Levi Montalcini pensava di rimanere negli Stati Uniti pochi mesi mentre invece si stabilì per trent’anni in America sino al 1977. Tutto ciò le consentì di realizzare gli esperimenti fondamentali sulla scoperta del fattore di crescita nervoso, una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche.

Le ricerche svolsero un ruolo significativo nella comprensione del cancro e delle malattie degenerative quale l’Alzheimer e Il Parkinson. Nel 1956 venne nominata professoressa associata, due anni nel 1958 divenne professoressa ordinaria di zoologia nella Washington University di Saint Louis dove insegnò sino al 1977. Grazie alle trentennali ricerche sull’NGF(Nerve Growth Factor) e sul suo meccanismo d’azione, nel 1986 ottenne il Premio Nobel per la medicina insieme al biochimico Stanley Cohen. La scienziata decise di devolvere una parte dell’ammontare del premio alla comunità ebraica, per la costruzione di una nuova sinagoga a Roma. Il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan nel 1987 la insignì della National Medal of Science, l’onorificenza più alta del mondo scientifico degli Usa. La scienziata non ha mai dimenticato l’Italia fondando un gruppo di ricerche nel Paese, e dopo dal 1961 al 1969 dirigendo il Centro di Ricerche di Neurobiologia creato dal C.N.R. presso l’ Istituto Superiore di Sanità, struttura che collaborava con l’Istituto di Biologia della Washington University. La scienziata ha animato la sua vita con le battaglie per i diritti e si è molto impegnata negli anni settanta all’attività del Movimento di Liberazione della Donna e per ottenere la regolamentazione dell’aborto definendosi sempre una libera pensatrice. Si è schierata in prima linea contro le mine antiuomo e ha sempre richiamato la responsabilità degli scienziati a mantenere un grado di elevata responsabilità etica. Tale zione è stata promossa anche con la Fondazione Rita Levi-Montalcini, rivolta alla formazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio universitarie alle giovani studentesse africane in modo che potessero svolgere un’attività nella vita scientifica e sociale del proprio paese.
Dopo la pensione non si è mai fermata e dal 1979 al 1989 fu Guest professor. Nel 1983 fu chiamata a ricoprire anche la posizione di presidente dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, in quanto non aveva mai smesso di seguire le ricerche su questa patologia.

Molti gli incarichi ricoperti nell’età anziana tra le quali da ricordare la presidenza dell’Istituto di Enciclopedia Italiana e la nomina come ambasciatrice della FAO, incarico teso a favorire la campagna contro la fame nel mondo. Nel 1998 fu fondatrice della sezione italiana di Green Cross International che venne riconosciuta dalle Nazioni Unite ed era presieduta da Michail Gorbačëv, di cui è stata anche consigliere. Si è impegnata con lungimiranza nella prevenzione dei conflitti legati allo sfruttamento delle risorse naturali, alla protezione e all’accesso alle risorse idriche. Nel 1998 si dichiarò contro il proibizionismo sull’uso della droga al fine di evitare che i giovani fossero ammorbati dal mercato illegale anche se affermò che il consumo delle droghe leggere può essere l’anticamera dell’accesso a quelle più pesanti e letali.

All’età 90 anni è diventata parzialmente cieca a causa di una maculopatia degenerativa.
Rita Levi-Montalcini ha superato i cento anni di una vita ed è morta il 30 dicembre 2012, all’età di 103 anni, nella sua abitazione romana. Una vita esemplare, all’insegna dello studio e dall’applicazione mentale, luminosa e brillante.